Rivista

“Roma, 1 agosto, 2010.

La gioia di riprendere a raccontare

Ben ritrovati!

Cucina & Vini è rimasta lontana dalle edicole per sette lunghi mesi e finalmente torna al suo posto. Per chi non lo sapesse, abbiamo fondato la rivista a inizio 1999 e ci siamo presentati con il primo numero al Vinitaly dello stesso anno: undici stagioni di lavoro appassionante e appassionato che sono trascorse velocemente, nonostante il primo decennio del nuovo millennio sia stato un periodo non florido dal punto di vista economico.

Quando il tempo scorre rapidamente vuol dire che si è contenti di quanto si sta realizzando ed è un fatto che non ci siamo mai dimenticati di ricordare ai nostri lettori, anno dopo anno. La rivista riprende a essere pubblicata in grande continuità con il passato: gli “allenatori” della redazione sono gli stessi, a partire da Alessandra Marzolini, caporedattore da nove anni, e dal sottoscritto, preposto a coordinare la squadra dal 2001, da oggi nella veste ufficiale di direttore responsabile.

Anche nell’ambito dell’assaggio dei vini il grosso del gruppo di lavoro non cambia, basato su una condivisione della degustazione cominciata nel 2000: tutti quei colleghi, dopo varie esperienze editoriali con noi e con altri, entrano oggi a far parte delle nostra redazione. C’è una nuova casa editrice indipendente, fondata per riportare in edicola Cucina & Vini e in libreria le guide dei vini, per prima Sparkle Bere spumante, già in lavorazione. Nella nuova azienda ci sono soltanto appassionati del settore, non dell’ultima ora, che lavorano come giornalisti e degustatori.

Insomma, crediamo ci siano tutti gli elementi per continuare a migliorarsi, come abbiamo sempre fatto, per raccontare nel modo più adeguato lo straordinario universo dell’agroalimentare e dei suoi territori. Da sempre siamo particolarmente vicini alle produzioni di qualità, alla base delle quali ci sono vera agricoltura e allevamento e crediamo che quel mondo fatto certamente di sacrificio, rischio e tantissimo lavoro venga troppo spesso raccontato in modo retorico, rifacendosi al modello della “fatica contadina”.

A nostro avviso chi decide di cimentarsi nella vera qualità alla base del suo impegno deve avere per forza un amore particolare, una grandissima passione, ed è proprio in quel momento che un sentimento diventa tanto forte da rendere un lavoro massacrante, meno faticoso. È la gioia di creare prodotti unici e irripetibili, frutti imprescindibili del territorio e delle persone che gli danno la luce. Siamo tornati e finalmente con grande gioia possiamo riprendere a raccontare questo mondo.

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