Rostì – Il Pigneto diventa gourmet

Marco Gallotta e Massimo Terzulli insieme al timone di Rostì dal prossimo 23 Settembre a Roma

Chi pensa che il Pigneto faccia parte della periferia più periferia di Roma si sbaglia. Chi pensa che al Pigneto non si possa mangiare bene, sbaglia due volte. Ce lo dice Marco Gallotta che al Pigneto è approdato anni fa atterrando a Primo, ristorante che subito è diventato un punto di riferimento di questo quartiere ma anche tra le mete gastronomiche più interessanti della capitale. E Marco ci prova ancora, non gli piace vincere facile e soprattutto ama questa zona di Roma che subito l’ha accolto a braccia aperte e anche a bocche direi … e così  domenica 23 Settembre 2012  apre “ROSTI”, il nuovo ristorante che Marco aprirà insieme al caro amico e collega Massimo Terzulli, ideatore insieme a lui del successo gastronomico di “Primo”. Non sarà una inaugurazione classica ma bensì una festa che dureraper l’intera giornata. Quella che propone Rostì è una cucina fast ma di qualità, che è ristorante genuino anche nel nome (che si riferisce alla frantumazione di arosto, che lo slang romanesco usa per indicare il tipico piatto della domenica)e si preannuncia come uno spazio unico nel campo della nuova ristorazione capitolina: 300 mq per un totale di tre sale che si rincorrono una dentro l’altra, un grande giardino, un muro antico destinato ad accogliere future proiezioni cinematografiche e perfino un campo da bocce.

Nell’ex officina meccanica è sempre domenica

Individuato lo stabile a due passi dalla nuova linea metropolitana, Marco e Massimo hanno subito coinvolto l’amico architetto Roberto Liorni, cui è stata affidata la cura del progetto. E in seguito sono arrivati Gabriele Paziani, (dopo tanti anni al fianco di Gallotta, ha lavorato all’estero poi è tornato nella capitale da imprenditore), e Leonardo Rigon (montatore cinematografico con smodata passione per la cucina).

«Massimo ed io, girando per il quartiere, siamo rimasti folgorati da questa vecchia officina – racconta Gallotta – ma soprattutto dal grande spazio esterno. Abbiamo immaginato di poter esportare lì un progetto di genuinità a 360°. Semplice nella proposta di cucina, domestico per le scelte architettoniche, familiare nel modo di accogliere. Una vera “domenica sempre”, dove regalare un pò di ritmo lento e buon cibo».

Girarrosto, banco bar e cucina a vista

La sala centrale di Rosti è la vera officina della cottura, il trionfo degli arrosti, dei lieviti, della griglia, del forno a legna per la pizza romana, del lungo banco bar, come si poteva immaginarlo nel ’700, basso e centrale con un piano unico in marmo bardiglio, ma soprattutto del gigantesco Girol: due metri per due di girarrosto-griglia dalle forme retrò, ma dai risultati eccezionali sulla qualità del prodotto, che connota il locale per la cottura di carni e verdure, dalle 11 di mattina alle due di notte senza smettere mai. Chi mangerà nella sala di destra sarà in compagnia dei cuochi al lavoro nella cucina, grazie al vetro comunicante di due metri per due con le zone produttive ‘a vista’.

Manager e mamme ai tavoli sociali

Le sale di sinistra e di destra sono destinate ad accogliere solo grandi “tavoli sociali” (realizzati con piani in lamellare  in rovere da 6 metri), da 20 persone l’uno, che metteranno insieme famiglie e comitive, anziani e bambini, manager e mamme, vegetariani (Rosti ha anche una linea menu tutta per loro) e carnivori, mattinieri e nottambuli, laziali e romanisti…

Il progetto architettonico intorno alla Fucina

«Abbiamo diviso l’area in tre ambienti -  racconta l’architetto Liorni, che ha disegnato Rosti nel dettaglio di strutture e arredi – il centrale con l’ingresso del locale col vecchio pavimento di marmo, i due laterali, con a terra gettata in  cemento.  Grandi cappelli da abatjour neri e oro (unico tocco di glamour), scenderanno sui tavoloni dalle travi reticolari verniciate nero-brown. Muri rosso pompiere e alto zoccolo grigio-piombo».

«Colori senza mezze misure o ricerca di accostamenti cromatici, contrasteranno con la calma natura del giardino. Abbiamo messo in luce soltanto la Fucina del Rosti, la produzione di pizze, i polli arrosto, gli hamburger alla piastra, in un’atmosfera da locanda con giardino, volutamente riferita a quell’ingenuità e a quei contrasti della Roma piena di speranza e di “modernismo” degli anni ‘50».

 Atmosfera da festa di paese nel fresco giardino

Una vera isola felice anticipa gli interni: 700 mq di giardino dove cenare al fresco, sotto le fila di lampadine colorate di una festa di paese, le piante di limoni e alloro, gli alberi di cedro, melino da fiore, paulonia, ginko biloba, i profumi del basilico, della maggiorana, del timo e del rosmarino.

Ma non basta. Il giardino sarà per gli anziani e i giovani appassionati di bocce, con un campo da “petanque” fatto per loro, e la zona bimboPark con i giochi e il bimboMenu, rivisitazione romana dell’happy meal, con mini hamburger (naturalmente di allevamenti italiani), succo di frutta bio e mattoncini lego, questa volta di mais, per le costruzioni.

 Aperto Sempre Aperto a Tutti

Da Rosti ci si può sedere già dalle 9, per la “seconda colazione”, con cappuccino e cornetto, torte, ma anche uova e bacon, croissant farciti, quiche, pan cakes. All’aperto, sotto gli alberi del giardino, o nelle sale, accompagnati dai profumi delle preparazioni. Alle 11 comincia il lavoro del forno e del girarrosto, perciò si potranno chiedere focacce, panini con salumi prelibati, hamburger, galletti, verdure grigliate.

Dalle 12 in poi l’officina Rosti è in piena attività, cucina, forno, griglia, che andranno avanti fino alle due di notte, senza dimenticare la fase della merenda e dell’aperitivo e, naturalmente, del brunch domenicale.

Ricerca agricola e Cucina Democratica

La ricerca fatta negli ultimi due anni, nelle aziende agricole e gli allevamenti di Lazio e Toscana, ha permesso a Marco Gallotta – che dirige la cucina di Rosti – di assicurare ai propri commensali un prodotto biologico di alta qualità a prezzi bassi. La carne è fornita da un unico allevamento, l’azienda Aia della Colonna di Usi Saturnia (presidio Slow Food); i polli sono quelli dell’azienda San Bartolomeo di Vetralla (Viterbo) e le uova, di galline allevate all’aperto, dalle aziende San Bartolomeo, Parisi e Monica di Maggio. I salumi sono quelli dei maiali di cinta senese e la carne di pecora è della razza autoctona Vissana.

I prezzi e il menu

Per gli antipasti, alcuni Sfizi come baccalà e ceci, manzo maremmano stagionato, caprino gratinato e miele (da 8 a 12 €), i Fritti  (da 2,50 a 4 €) e le Bruschette (da 2,50 a 5 €); come primi le Zuppe di pomodoro, verdura e patate (da (da 2,50 a 5 €), la Pasta al forno, cannelloni, lasagna, gnocchi di semolino e patate, ravioloni (da 8 a 10 €); i contorni con le Insalate, una vasta scelta di Vegetali e di Patate (da 4 a 10 €); per i secondi vasta scelta di carni al Girarrosto e alla Griglia, Hamburger e Pastrami per circa 25 piatti in menu tra cui il Rostiburger, Coniglio porchettato, Coscio di agnello, Ali di pollo, Tagliata di manzo (tra gli 8 e 25 €); una scelta di 26 diverse Pizze (tutte a 5 €) e infine i dolci con le mousse, le torte, il babà (tra 5 e 7 €).

 Natura nel bicchiere al cocktail bar

La natura è la parte dominante anche nelle bevande, con centrifughe e succhi di frutta, frullati, le birre (che saranno almeno 8 spine e 100 bottiglie). C’è poi una piccola carta di etichette di vino di territorio (autoctoni), cui si affiancano due etichette – un bianco e un rosso – espressamente dedicate a Rosti da due produttori locali. Non mancheranno i cocktail, perché anche il bar seguirà la vita longeva del ristorante, dunque aperto da mattina a notte.

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