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Birra Forst: La buona birra di Lagundo, nel cuore dell’Alto Adige

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La birra Forst nasce in un luogo fiabesco, immerso nel verde dove tutto è idilliaca armonia e modernità. Un fresco sorso di natura che conquistò la principessa Sissi

Summertime and the livin’is easy… Tempo d’estate e la vita è semplice, naturale… fraseggia immortale Gershwin. Sole splendente, caldo vacanziero, notti tutte da godere: ora che l’estate è alle porte comincia la stagione in cui la birra fa la parte del leone. Fresca, leggera, dissetante, alla spina o in bottiglia, è proprio impossibile resistere a un buon boccale. Sia chiaro, la birra non ha stagioni, ma alcuni stili, talune espressioni, sono ideali per le temperature estive. Weizen, blanche, pils, bitter, summer ale, saison, blond, lambic, sono stili adatti a questo periodo dell’anno per il particolare gioco di aromi e freschezza, per il basso tenore alcolico, oltre allo scarso apporto calorico, in grado di contrastare caldo e arsura senza appesantire, e la gran parte dei birrifici di qualità italiani e stranieri si sbizzarriscono nel proporre godibili e interessanti interpretazioni, che però va ricordato non devono essere servite troppo fredde, mai ghiacciate, perché perderebbero di fragranza, riducendo anche la sensazione dissetante.

Forst birra di charme

E pensando alla birra quando l’estate divampa il pensiero va all’aria sottile e fresca dei monti attraversati da ruscelli di acqua cristallina, all’Alto Adige, dove a Lagundo, il paese giardino alle porte di Merano, tutto fiori e frutteti, si trova una delle più grandi fabbriche italiane di birra, la Forst, “foresta” in tedesco, lo stesso nome della frazione dove è situata la costruzione fiabesca del birrificio più bello d’Italia, immerso nella natura, lungo la strada della Val Venosta, una villaggio incantevole nel caratteristico stile altoatesino. Alla Forst tutto è perfetto, con un’attenzione ai particolari sorprendente anche perché la fabbrica da anni è condotta dalle donne della famiglia. Unico
grande brand rimasto indipendente in Italia per ferma decisione delle eredi dell’imprenditore Luis Fuchs, il birrificio è guidato dalla brillante baronessa Margherita Fuchs von Mannstein, amministratore delegato della società ancora presieduta dalla madre Margarethe Fuchs, una bella signora di novantaquattro anni.

La birreria venne fondata nel 1857 a Foresta da due meranesi, Johann Walnöffer e Franz Tappeiner, che scelsero quella località per l’ottima acqua sorgiva proveniente dal monte San Giuseppe. La produzione rimase contenuta finché sei anni dopo venne acquistata da Josef Fuchs, che con la moglie Filomena riuscì a dare buon impulso all’azienda. Agli inizi del Novecento sotto la guida del figlio Hans, la Forst raggiunge l’imponente produzione di ventiduemilacinquecento ettolitri, che rimane tale dopo la sua morte, sotto la guida della moglie Fanny; passa quindi al figlio Luis che, in cinquantasei anni di attività, ha fatto raggiungere al birrificio livelli qualitativi eccezionali. Poi lo scettro è passato nelle mani della moglie Margarethe, ancora oggi alla presidenza. Una donna forte e lungimirante che ha portato avanti la filosofia qualitativa aziendale, accostando tecnologie d’avanguardia a un ambiente armonioso, nella ferma convinzione di restare un’azienda privata a carattere familiare in un’epoca di facili fusioni e acquisizioni.

In quest’ottica illuminata e incrollabile si evolve magnificamente la struttura dello stabilimento fino a far dimenticare di essere una fabbrica. I silos per la maturazione sono in un maso di cinque piani con tipiche finestre altoatesine, fiori e legno ovunque, anche a coprire la sala imbottigliamento e l’impianto per riempire i fusti, tra i più moderni d’Europa. Nulla di stonato o fuori posto. Nel villaggio Forst tutto è curato prevalentemente all’interno, dove dagli inizi dello scorso secolo c’è posto anche per le case di alcuni dipendenti. E oggi la quarta generazione, rappresentata dalla figlia Margherita Fuchs von Mannstein, continua la tradizione incentrata sull’alta qualità del prodotto con occhio attento al minimo impatto ambientale. Natura e armonia sono alla base della filosofia dell’azienda che dal 2000 è membro dell’organizzazione internazionale Slow Food, unica rappresentante italiana a livello industriale in campo birrario.

birra forst

First Lady della Forst

Qualche mese fa Milano Finanza, in collaborazione con Pwc (Price Waterhouse Coopers), ha eletto i dieci campioni di eccellenza dell’Innovation Award 2012. Tra l’eccellenza italiana figura Birra Forst quale miglior azienda nel settore bevande per la capacità di far convivere tradizione e modernità, offrendo un prodotto genuino di alta qualità nel rispetto della tradizione familiare. Quella grande famiglia, sempre attenta al sociale (all’inizio del Novecento contribuì alla costruzione della tramvia da Merano a Foresta) e che attualmente ha trecento dipendenti. Da qualche anno l’azienda controlla anche il birrificio Menabrea di Biella. Il settore birrario oggi conferma la sua rilevanza economica e l’azienda incoraggia il consumo responsabile con una giusta politica sia nelle scelte pubblicitarie, fresche e garbate, firmate da un’altra donna della famiglia Cellina von Mannstein insieme con l’agenzia Cayenne, sia nell’impegno nel diffondere il corretto servizio e i migliori abbinamenti. “Secondo un’indagine AssoBirra – afferma Margherita Fuchs von Mannstein – la birra è diventata la bevanda più bevuta nei pasti fuori casa dopo l’acqua minerale, un italiano su cinque ordina birra al ristorante. La birra sta vivendo un vero rinascimento, è stata riscoperta dai consumatori come una bevanda che accompagna bene i pasti.

La nostra intenzione è di comunicare al consumatore che la birra accompagna bene gli spuntini come i pasti raffinati. Noi di Forst da anni cerchiamo di diffondere l’ottimale abbinamento tra cibo e birra, filosofia che predichiamo all’interno dei nostri ristoranti-birrerie, i Forsterbräu, e che cerchiamo di veicolare attraverso corsi. Parallelamente Forst punta sulle iniziative rivolte agli esercenti, per aumentare la conoscenza dell’impianto di spillatura, la corretta pulizia del bicchiere e la tecnica di spillatura appropriata per avere sempre una birra a regola d’arte. Questi corsi di formazione sono essenziali perché solo la birra spillata nel modo giusto è buona da gustare. La conoscenza approfondita da parte di chi lavora con il prodotto fa sì che la birra venga poi anche apprezzata dal consumatore finale”. E la first lady della birra italiana, come alcuni la definiscono, sa bene cosa fare per soddisfare un’ampia gamma di bevitori anche tra i più esigenti. Ma è una tradizione, il Biergarten della Forst infatti, l’allegro giardino accanto allo stabilimento che dispensa cibo e birra durante la bella stagione, era una delle soste preferite dalla principessa Sissi, innamorata della fresca e dissetante birra Forst!

birra forst

Cesaro, mastro birraio e ambasciatore della birra “Per fare un bicchiere di birra ci mettiamo tre mesi”, racconta Antonio Cesaro, per trentacinque anni responsabile di produzione Forst e da qualche tempo “ambasciatore”, consulente culturale dell’azienda, a contatto con i clienti per raccontare le qualità della birra, portavoce di un’attualissima cultura birraria. Nato a Feltre dove si è diplomato alla scuola birraria, ha proseguito gli studi in Germania e da quando ha cominciato a fare birra per la Forst, più di quaranta anni fa, ha sempre seguito una filosofia brassicola legata alla natura. “Certamente si potrebbero accelerare le tempistiche soprattutto con la nuova sala cottura, la più moderna in Europa, ma non è quello che la fabbrica cerca, a parte il gusto che è soggettivo, la Forst è vocata alla qualità, e la qualità risiede nel tempo che permette alla birra di maturare lentamente e correttamente”. Un anno fa è stata inaugurata la quinta sala cottura della lunga storia della Forst. La nuova struttura gode di tecnologie avanzatissime con continuo monitoraggio dei processi, sistema di cottura del mosto a bassa pressione grazie al bollitore interno che aiuta una cottura omogenea. Ha una capacità produttiva fino a dodici cotte al giorno, circa seicentotrenta ettolitri di mosto caldo a cotta.

La nuova sala consentirà di portare la produzione annua dai settecentomila ettolitri attuali a novecentomila, con grande risparmio energetico grazie a un moderno impianto di recupero che fa risparmiare acqua ed energia. La nuova struttura, inoltre, diversa dal resto dello stabilimento, per un gioco di materiali e forme con il trascorrere delle ore offre suggestivi impatti visivi. “La nostra produzione appartiene alla tradizione birraria mitteleuropea che vuole birre a bassa fermentazione, non solo per la sua collocazione geografica ma anche perché è questa da sempre la birra che si fa in Italia – afferma con sicurezza Cesaro -. L’orzo utilizzato è in parte italiano e in parte proviene dall’Europa centrale e l’aggiunta di riso o mais non è come si crede per questioni economiche ma per caratterizzare le birre che risultano più limpide, con spuma più consistente, gusto più secco e morbido. Quanto alla nostra attenzione agli abbinamenti c’è da dire che per l’Italia è una novità ma non per il resto d’Europa, non dobbiamo dimenticare che la metà della popolazione europea pasteggia a birra!”. La produzione Forst è di circa dieci tipologie di birra tra stagionali e fisse, in fusto, lattina e bottiglia, e la gran parte delle bottiglie è con vuoto a rendere. Per concludere la Forst è in attesa di entrare nel Guinness dei primati per il boccale più grande del mondo, realizzato da una ditta di Avelengo con una capacità volumetrica di oltre dodicimila litri e un’altezza di quasi sei metri!

di Henry Ross

Per info www.forst.it

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