Di Francesco D’Agostino

Sedicesima edizione di Sparkle. Decine di migliaia di assaggi in tanti anni per constatare che le bollicine sono in uno stato di salute eccellente, che i luoghi tradizionali di produzione, la fascia subalpina, continuano a crescere sia in termini di picchi che nella qualità media, sfornando anche nuove idee vincenti; mentre nel resto del Paese si diffonde la consapevolezza delle bollicine di qualità grazie alle tante aziende che elaborano un vero progetto intorno allo spumante, non producendolo soltanto per moda.

Una moda che vale moltissimo però, i numeri sono inconfutabili: dal 2003 al 2013 abbiamo assistito a una vera escalation mondiale dei consumi, passati da 1,18 miliardi di litri nel 2003 a 1,54, con un incremento del 40%, mentre il vino fermo nello stesso periodo è cresciuto del 4% (dati Oiv). Principalmente grazie all’incremento dei consumi nei Paesi del nuovo mondo.

In Italia invece abbiamo registrato un calo dei consumi di oltre il 30% nello stesso periodo, da 188 milioni di litri a 122. Nel 2015 l’inversione di tendenza e l’assestamento a circa 110 milioni di litri, con una inclinazione alla lieve crescita. Al contrario, stiamo vivendo una crescita straordinaria in termini di quantità esportata e di fatturato. Oggi l’Italia è leader nelle quantità (dovuta per il 60% al fenomeno del Prosecco Doc e Docg) con circa 350 milioni di litri esportati (nel 2006 era meno di un terzo), ma decisamente seconda in termini di valore, 1,3 miliardi di euro contro i 3,3 della Francia. Tanti dati per dire che assistiamo a due macromovimenti, quello del vino immediato, leggero, piacevole che seduce il mondo e quello dei vini spumanti ad alto valore aggiunto che per accedere all’export devono garantire livelli di qualità elevatissimi, che possano confrontarsi col leader mondiale di categoria. Dal confronto con i produttori di bollicine metodo classico di territorio emerge anche un altro aspetto interessante: nell’agroalimentare il made in Italy è di moda nel mondo e il Prosecco ha intercettato questa domanda prima di altri, grazie al suo stile e al prezzo invitante; sulla scia di questo spumante, specialmente nella ristorazione italiana all’estero, spesso si inseriscono anche le bollicine metodo classico più care perché i consumatori sono interessati a scoprire tutta la proposta italiana. Insomma, l’Italia delle bollicine continua a crescere e l’incremento di qualità che riscontriamo non smette di sorprenderci.

 

La Guida

Lo scorso anno, in occasione della quindicesima edizione, abbiamo modificato il nostro modo di presentare il lavoro di sei mesi di degustazioni, periodo che ci consente di raccogliere molti dati dalle aziende e di produrre una grande quantità di informazioni originali ovvero la descrizione dell’assaggio dei vini. La guida ha quindi assunto una dimensione più ampia, integrando il prodotto cartaceo con contenuti editoriali presentati sul nostro sito web: il libro contiene i vini selezionati, divisi per regione e denominazione d’origine, i dati produttivi, l’etichetta, un nostro commento con l’abbinamento al cibo e ovviamente la valutazione in sfere; la degustazione completa nel linguaggio della sommelery è disponibile sul web senza limiti di spazio, come evidentemente impone il prodotto cartaceo. Il collegamento tra i due insiemi di informazioni è realizzato tramite un Qr code, posto accanto al nome del primo vino aziendale in guida, che inquadrato con uno smarthphone o un tablet porta direttamente alla pagine web cercata.

La guida cartacea diventa così un prodotto più snello, tascabile, facile da portare con sé; non solo, il libro dallo scorso  anno è gratuito! Bere vino spumante di qualità a tavola non è mai stato così diffuso e consapevole, noi intercettiamo questa domanda in forte crescita. Il grande salto fatto in Italia è di carattere culturale: si bevevano bollicine per festeggiare e se ne consumavano molte di veramente mediocri, senza un territorio alle spalle. Oggi sono sicuramente meno le quantità, ma la domanda è molto più puntuale. Tornando all’innovazione introdotta lo scorso anno, abbiamo ricevuto plausi e critiche: alcuni grandi appassionati di bollicine, dotati probabilmente di una preparazione culturale da sommelier, amano avere il prodotto cartaceo completo. La stragrande maggioranza del pubblico chiede invece una comunicazione più immediata e probabilmente non è interessata alle descrizioni in “vinese” che noi amiamo tanto. Non potevamo non ascoltare quel pubblico che prima viveva lo spumante come compagno di festa e che ora lo ha portato in tavola accanto al cibo. I grandi appassionati – come noi stessi siamo – lo hanno sempre fatto, sono una nicchia che non trascuriamo fornendo delle descrizioni dei vini ancora più dettagliate, avendo tolto i limiti di spazio imposti dalla carta.

 

Sparkle 2018, i numeri

Per l’edizione di quest’anno abbiamo selezionato 863 vini. È stato possibile come tutti gli anni grazie al supporto della maggioranza  dei consorzi delle denominazioni più importanti: si fanno carico di recuperare i campioni, mettendoli a nostra disposizione. Ringraziamo Alta Langa, Conegliano Valdobbiadene, Franciacorta e Trento. Qualche valente produttore o piccola denominazione manca, ma è nella logica delle cose: vini non ancora pronti durante il periodo dell’ assaggio, la decisione di non voler partecipare – cosa che rispettiamo -, banali dimenticanze. Da parte nostra possiamo assicurare l’attitudine del panel nell’assaggiare tutti i vini con lo stesso rispetto. Tornando ai numeri, leader in termini di etichette presenti è la regione Lombardia con 317, seguita dal Veneto che si ferma a 266. Il match tra denominazioni vede in testa la Franciacorta capace di 252 vini selezionati, davanti a Conegliano Valdobbiadene con 220 spumanti. Il piccolo Trentino come sempre si attesta al terzo posto con ben 74 vini, tutti Trento Doc salvo uno. Passiamo alle statistiche dei vini top, le 5 sfere. Giova ricordare il nostro modo di lavorare: assaggiamo i vini senza vedere l’etichetta, ma conoscendone solo la provenienza, in batterie per denominazione o territorio e in questa occasione definiamo i papabili per le 5 sfere. A fine ottobre ridegustiamo quei vini con la stessa suddivisione, decretando le 5 sfere. Questo evidentemente comporta che alcune realtà possano ricevere più allori: dare molti premi a una azienda potrebbe ridurre il valore degli stessi, per noi questo non conta, in guida trovate gli esiti delle nostre degustazioni estive e di quelle finali senza filtri, ci auguriamo che i produttori non diano meno importanza ai premi “soffrendo” l’inflazione degli stessi. Novità della guida di quest’anno, riportiamo la lista dei vini che sono arrivati in finale, fallendo le 5 sfere di un soffio, e segnaliamo il fatto che ne abbiano preso parte indicandolo con un’icona vicino all’etichetta.

Franciacorta quest’anno fa il suo record e ottiene 24 allori – mentre in termini regionali Lombardia è leader con 28 vini a 5 sfere -, seguita dal Trento, anch’esso al record, che raggiunge quota 17; più staccato il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene con 9 vini al top. E poi 4 premiati in Alto Adige, 4 in Piemonte, tre della Docg Alta Langa, quindi doppietta in Abruzzo e Puglia, e con un alloro chiudono Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria e Sicilia. E poi ci sono le aziende premiate per la prima volta, da scoprire sfogliando Sparkle 2018.

 

Vino dell’emozione

Durante gli assaggi finali per le 5 sfere ciascuno degli assaggiatori si annota i vini che lo hanno suggestionato di più, togliendosi da dosso i filtri che lo rendono quanto più possibile oggettivo nelle valutazioni. Si entra quindi nel regno della soggettività, quello con cui ogni consumatore giudica i propri vini. Si organizza un nuovo assaggio dei vini più votati, lasciandosi coinvolgere dagli aspetti ludici del nostro lavoro e… Vino dell’emozione 2018 è il Garda Mattia Vezzola Crémant Brut di Costaripa, finezza e persistenza con piglio femminile. Giocate con le bollicine, giocate con Sparkle 2018 su carta e web.

Sparkle 2018 – La guida ai migliori spumanti secchi d’Italia