di Francesco D’Agostino

Diciassettesima edizione di Sparkle, la guida all’ampio mondo delle bollicine italiane. Queste pagine ci portano ogni anno a riflettere su quanto accaduto dalla prima uscita a oggi, avendo la fortuna di aver curato il prodotto dalla sua gestazione. Due i cambiamenti importanti, uno nel mondo consumo e l’altro in quello della produzione. Lo spumante secco era quasi esclusivamente un vino del festeggiamento, da bere al massimo abbinato a un dolce; il mondo dell’aperitivo cominciava però a far crescere la domanda di consumo in quel frangente. Nelle carte dei vini della ristorazione, pochissimo spazio era dedicato alle bollicine italiane, quello che veniva proposto era essenzialmente francese, salvo alcuni locali particolarmente attenti. Oggi le bollicine hanno finalmente acquisito la dimensione di vino da pasto, è infatti abbastanza frequente vederne sulle tavole dei ristoranti. Cionondimeno la gran parte dei consumatori ancora non lo vive come vino da tavola come abbiamo potuto verificare attraverso esperienze dirette. Non sono evidentemente le persone appassionate che frequentano fiere, eventi e degustazioni, ma il grosso della popolazione.

Passando al mondo della produzione, le denominazioni spumantistiche facevano già un gran lavoro e i produttori di questi territori erano profondamente impegnati, non meno di oggi. Fuori dalle zone a denominazione di origine, al di là di quei pochi produttori vocati che hanno subito trovato spazio nella guida, si producevano spumanti molto semplici, principalmente con logiche di consumo locale. Il fenomeno Prosecco, come lo conosciamo oggi non esisteva, ma subito fuori dai confini della denominazione di Conegliano Valdobbiadene, verso la pianura, era già importante la produzione di spumante che non rientrava in quella Doc, ma impegnava i produttori di collina che in quei vigneti utilizzavano le stesse uve. Il fenomeno si estese facilmente in direzione del Friuli, assumendo dimensioni sempre più importanti e imponendo la codifica del sistema Prosecco del 2010 con la nascita della Docg Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene e la grande Doc interregionale Prosecco. Sulla scia di una domanda sempre crescente, da quel momento è nato un fermento in tutto il Paese che ha portato molte aziende a dotarsi di vini spumanti di stile diretto e immediato, come il mercato mondiale chiedeva e chiede, facendo crescere enormemente il numero delle etichette. Diciassette anni dicevamo e le condizioni attuali richiedono più di ieri la presenza di una guida, la cui realizzazione oggi esige molti più mezzi e un lavoro di selezione molto accurato. Per riflettere sulla diversità dei vini, sulla loro attitudine all’abbinamento, sul loro essere una tipologia da consumare a tavola come i vini fermi. Per confrontarsi con i territori, con i tanti produttori e imparare a conoscerli attraverso un vademecum. Insomma, il nostro lavoro di “guidaioli” nel campo del vino spumante secco auspichiamo possa servire un pubblico sempre più ampio. In virtù di tale evoluzione conserviamo lo strumento cartaceo, ma più agile, e confermiamo la sua integrazione con il web, sfruttando tecnologie ormai di uso quotidiano: inquadrando il codice Qr, diverso per ogni azienda, con lo smarthphone o il tablet, si raggiunge la pagina del nostro sito dedicata a ciascuna, trovando più informazioni sui vini, a cominciare dalla degustazione completa, e sull’azienda. Resta anche possibile la fruizione completa della guida direttamente sul web.

 

Numeri

La guida di quest’anno conta 791 vini, una settantina in meno della passata stagione. Dei tanti motivi che portano questo valore a oscillare, uno soltanto pensiamo abbia una valenza importante: per i vini il cui consumo si focalizza nell’annata successiva alla vendemmia, il 2017 è stato un anno molto difficile che ha portato a una concentrazione delle etichette, vista la riduzione di vino prodotto (quarantasei milioni di ettolitri, 15% in meno del 2016, con zone che hanno perso anche più del 50%); per i vini a lungo affinamento abbiamo notato una discreta presenza di millesimati già raccontati lo scorso anno o quello precedente. Occorre precisare che nel caso dei vini con seconda fermentazione in bottiglia riteniamo impossibile per motivi di spazio inserire spumanti già raccontati che hanno la stessa etichetta e la stessa annata, pur sapendo che in molti casi l’allungamento dell’affinamento sui lieviti porti miglioramenti.

Come tutti gli anni, nella nostra attività di degustazione hanno giocato un ruolo importante alcuni consorzi di tutela che hanno raccolto i campioni e ci hanno ospitato nei loro spazi per l’assaggio di selezione. In particolare ringraziamo i consorzi di Alta Langa, Conegliano Valdobbiadene, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trento.

Tanti mesi di lavoro per arrivare a selezionare 70 campioni che hanno meritato le 5 sfere, superando di un soffio una nutrita schiera di grandi vini che si sono fermati a un nulla dalla vetta, come in tutte le sane competizioni. Anche quest’anno i finalisti, fermi a 4,5 sfere, meritano di essere messi in evidenza attraverso una piccola icona e una lista che li raccoglie.

Tornando al mood del consuntivo di diciassette anni di lavoro, il nostro medagliere delle cinque sfere ha raggiunto il ragguardevole numero di 685 allori e ne siamo orgogliosi, tante bollicine eccellenti fanno bene alla categoria, rappresentano l’eredità di un settore che ha dimostrato il suo valore, la sua personalità, la sua meravigliosa italianità. Per gli amanti delle statistiche, il podio delle 5 sfere per territorio, su diciassette edizioni, vede al primo posto il Franciacorta con 240 allori, segue il Trento con 142, quindi il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene 136 volte a 5 sfere.

Nella guida attuale 300 etichette sono targate Lombardia, di cui 239 Franciacorta, e il Veneto arriva a quota 256 vini selezionati, 227 da Conegliano Valdobbiadene.

La classifica delle 5 sfere 2019 vede in testa la Lombardia con 27 allori (23 in Franciacorta), seguita dal Trentino (tutti Trento Doc) che raggiunge quota 16, quindi il Veneto con 12 Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene a raggiungere la vetta. Questo il podio; la classifica prosegue con il Piemonte che ne ottiene 5, di cui quattro in Alta Langa e uno in Roero, quindi Abruzzo, Alto Adige e Puglia a quota 2 allori, Friuli, Marche, Sicilia e Umbria con 1 ciascuna. Per i prossimi anni è lecito aspettarsi exploit in tutte le altre regioni d’Italia, risulta evidente sfogliando la nostra guida. La nostra normale propensione allo scouting anche quest’anno è soddisfatta con qualche novità, realtà che premiamo per la prima volta, da scoprire sfogliando Sparkle 2019.

 

Vino dell’emozione

Tanto lavoro di assaggio e selezione, discussioni e confronti con l’obiettivo di essere quanto più imparziali possibile e poi alla fine dei lavori ci ritagliamo uno spazio che ci premia, in cui abbandoniamo schemi mentali concordati e definiti per valutare il vino “soltanto” con il metro del piacere personale, quello che normalmente tutti facciamo quando scegliamo di bere una bottiglia a casa o al ristorante. È un momento d’incontro tra noi degustatori che è vissuto con allegria e con tanta dedizione e passione, avendo la fortuna di amare fortemente questo lavoro. Sempre difficile decretare il vino dell’emozione, ci avviciniamo timidamente e troppo razionalmente all’assaggio, poi ci lasciamo andare… vino dell’emozione 2019 è il Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé Extra Brut 2006 di Ferrari, una commistione di femminilità e mascolinità che conquista, un sorso che crea emozione. A voi auguriamo di trovare il vostro vino dell’emozione, guidati dalle pagine cartacee e web di Sparkle 2019.

torna all’indice di Sparkle 2019