#Iltempodelvino – Barone Pizzini, Riserva Bagnadore in verticale

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Il bio per esaltare la vigna. Degustazione di sei annate del cru aziendale, il primo vigneto biologico della Franciacorta

Di Francesco D’Agostino

Panoramica tra i vigneti di Barone Pizzini

Silvano Brescianini

Luce, tranquillità, ordine, pulizia. Arrivare da Barone Pizzini è un’esperienza rassicurante e molto costruttiva. Le linee pulite dell’edificio suggeriscono modernità e cura: non è un caso, si tratta di una struttura realizzata in bioedilizia, pensata per un impatto ambientale minimo, in gran parte interrata: già su questo si potrebbe scrivere un articolo, ma siamo venuti per assaggiare e scoprire una storia. Il nostro Cicerone è Silvano Brescianini, direttore generale dell’azienda, presente in questa realtà da quando fu ceduta dai Pizzini, antica nobile famiglia venuta a fine Settecento da Rovereto (zona oggi espressione del Trentodoc, forse un segno del destino…). La Barone Pizzini ha una storia secolare che la vede da sempre protagonista del territorio, anche quando nacque il fenomeno del Franciacorta, prodotto dai Pizzini per la prima volta nel 1971. Nel 1993 l’azienda viene rilevata da un gruppo di amici del territorio, Silvano Brescianini incluso, che danno vita alla nuova storia di questa realtà, protagonista allora e ancor di più oggi della Franciacorta.

Con la prima edizione della nostra guida Sparkle, nel 2002, incontrammo per la prima volta i Franciacorta di Barone Pizzini e l’anno successivo assaggiamo la Riserva Bagnadore Extra Brut 1999, vino che giudicammo abbastanza bene, trovandolo però giovane, da tenere ancora in bottiglia prima di un consumo pienamente soddisfacente. In realtà in tante occasioni abbiamo valutato i Franciacorta di Barone Pizzini troppo giovani. Fino a premiare per la prima volta il Bagnadore con il millesimo 2006 (edizione 2014 della guida), giudicandolo “aristocratico e profondo, coniuga complessità golosa con grande tensione gustativa”. Il primo tema che affrontiamo con Silvano Brescianini è proprio questo. “Pensare il vino in prospettiva, quando si assaggia talvolta il vino è molto fresco, perché i tempi di lavoro non sono compatibili con gli assaggi primaverili e estivi. E poi i vini vanno in giro per il mondo e devono essere più longevi e quindi dovranno essere meno pronti al momento dell’assaggi delle guide. Se assaggiamo Barolo ce lo aspettiamo, ma su Franciacorta, se parliamo di non millesimati, il problema non c’è perché i vini utilizzati sono quelli più pronti, mentre i vini che nascono per diventare riserve o millesimati hanno caratteristiche di acidità più solide, che danno prospettiva al vino ovvero lo rendono pronto più avanti, anche se stanno molto sui lieviti. Una soluzione potrebbe essere quella di posticipare la commercializzazione e quindi saltare per un anno la presenza delle riserve nelle guide per proporla il successivo”. Ovvero quei Franciacorta hanno bisogno di bottiglia per trovare la loro forma perfetta, spesso oltre un anno di maturazione in vetro. Per i vini con le bollicine si insegnava nei corsi di sommellerie, fino a poco più di dieci anni fa, di consumarli al massimo entro un anno dalla sboccatura. Insomma sul mondo del vino spumante metodo classico non si è ancora creata una buona consapevolezza presso i consumatori delle capacità delle nostre migliori produzioni. Le nostre verticali di vini spumanti, assaggiati a molti anni dalla sboccatura, vogliono proprio sottolineare questa capacità evolutiva dei grandi prodotti italiani con le bollicine sottili.

Bagnadore, la vigna

Fioriture tra i vigneti di Barone Pizzini

È la storia di un vino che nasce come riserva e come espressione di una vigna; vigna che probabilmente ha sempre “saputo” di essere adatta per un grande vino, ma servivano gli uomini vocati per tirare fuori la sua dote. “Nel 1993 Giovanni Pagnini, commercialista, mette insieme un gruppo di amici che desideravano un ritorno alla terra e non certo fare un investimento; il team prima affitta e poi compra la Barone Pizzini – racconta Silvano -. Del gruppo faceva parte Pierjacomo Ghitti di Bagnadore che portò in dote tre vigne, una è il vigneto Roccolo, a Fantecolo, comune di Provaglio d’Iseo. Era una vigna che nel 1992 era stata ripiantata a due ettari di chardonnay e uno di pinot nero, il clone grosso tedesco”. Pierjacomo Ghitti voleva produrre la sua riserva del cuore e per questa nella ricetta voleva del pinot nero, l’utilizzo della barrique nel vino base e un bassissimo dosaggio nel Franciacorta finito; il resto della produzione di uva, quella proveniente dalla altre vigne e ciò che avanzava da questa, era venduto alle grandi aziende del territorio. “Quando cominciammo a lavorale il Roccolo – riprende – non sapevano che avesse un espressione diversa; è un vigneto che nel pomeriggio prende meno sole e ha un’escursione termica superiore alle altre vigne, cosa che sta diventando sempre più preziosa. Certo i fattori che si erano avvicendati in quella zona sapevano bene che il Roccolo dava un vino migliore, ma noi dovevamo scoprirlo”.

Bagnadore in cantina

La cantina

“Se hai un finalino amaro, legato alla pressatura non eseguita perfettamente, resta per sempre e lo percepisci subito”. Quando parliamo del vino Silvano va subito al punto. Si possono portare in cantina uve strepitose, ma se vengono mal gestite nel travaso dalle cassette alle presse e poi pressate rapidamente e senza accortezza, si compromette il risultato finale. “Il grande cambiamento fu portato nel 2004, quando comprammo le presse a polmone della Vaslin che consentono una pressatura molto lenta e graduale, perfettamente controllabile”, afferma.

(L’articolo completo su Cucina & Vini n° 176)

 

Franciacorta Riserva Bagnadore Pas Dosé, la degustazione

2012

Sboccatura 5/2018
12,5% vol
chardonnay 60%, pinot nero 40%
Accogliente, dinamico e succoso

Giallo brillante con perlage sottile, è subito disponibile nel fondere fini e decisi toni minerali con sentori dolci di pasticceria e frutto, con un delicato richiamo ai fiori di campo secchi. Selce, salgemma in intrigante contrasto con sentori di pasticceria alla farina di mandorle, frutta secca in confetto, fino a nuance di torta diplomatica anticipano il frutto di mela, pesca, arancia e mango e limone, espresso anche in scorza sotto spirito, mentre si avvertono cenni di anice e lavanda in intimo dialogo con cenni di pane e pandolce tostati, e stuzzicanti richiami alla Irish Cream. Cremoso, fresco, sapido, bilanciato e di bella tessitura, ha sviluppo teso e succoso, che richiama la beva. Retrolfatto che vive del contrato tra frutto agrumato, minerali e pasticceria, con la dote tostata delicata a rendere l’insieme coinvolgente, che si distende molto lungo sulla scia acido-sapida

2011

Sboccatura 1/2019
12% vol
chardonnay 60%, pinot nero 40%
Finezza complessa

Nel calice giallo chiaro netto e brillante, solcato da bollicine sottili, si percepisce subito una grande fusione e una rara eleganza, nell’amalgamare frutto, pasticceria, minerali, tostature e una vena floreale bianca che ricorda l’acacia e il calicanto. Ecco una torta di pan di Spagna alla ricotta che dialoga con sentori di cedro, ananas, arancia e pesca, con note di confetti e di frutta secca appena tostata, mentre la dolcezza richiama al torrone bianco, al croccante alle mandole e si avverte la mela la pera, anche in distillato, tutti sfumati da gesso, salgemma, da nuance di pietra pomice e cenni di cenere; si aggiunge il frutto della passione fresco, insieme al fiore di sambuco, alla mollica di pane, al pepe, alla melissa… con nuance di distillato di prugna, cenni di crosta di formaggio. Pieno, bilanciato, molto fresco, sapido, largo e succoso, con una progressione dinamica, grazie all’acidità vitale e invitante, perfettamente integra che consente una declinazione coerente, ricca di freschezza fruttata e di minerali che sostengono le dolcezze golose gentili.

 

2009

Sboccatura 11/2016
12% vol
chardonnay 50%, pinot nero 50%
Accattivante e coinvolgente

Giallo dorato, al naso è affascinante, subito su toni di torrone bianco, marmellata di agrumi, torta diplomatica, zuppa inglese, caramello che invitano alla scoperta; ed ecco il frutto di mela anche in pasticceria, cedro, kumquat, mandorla e nocciola secche e in confetto, percorsi da respiri delicati di pot-pourri, insieme a caramelle di zucchero e ancora pera, cotognata, che in contrasto intrigante con sentori di scisto, fino a nuance di cenere e pane tostato giustapposte a gioiose note di acqua di rose. Fresco, sapido, di bella struttura, morbido ed equilibrato, si sviluppa sulla sinergia tra acidità e salinità che crea un invitante grip. La salivazione è decisa e l’insieme è invitante l’assaggio. Stupisce la componente fruttata freschissima avvolta in note di limone, in felice dialogo con tostature e minerali, accompagnati dalla pasticceria

 

2008

Sboccatura 5/2014
12% vol
chardonnay 50%, pinot nero 50%
Ancora teso e vibrante, ma ben espresso

Giallo dorato brillante, con perlage sottile, è deciso nella sua espressione che amalgama la dolcezza con i minerali. Si scoprono sentori di pan di Spagna, Irish Cream e caramella mou che dialogano con la scorza di limone, con toni di lemongrass, di melissa mentre si rivela il frutto di pesca, pera, susina, fico, albicocca e insieme si avverte la frutta secca di mandorla, nocciola, tutti avvolti da salgemma, iodio, selce con note più scure che richiamano a croccante alle nocciole tostate. Salino, fresco, di media tessitura, bilanciato, in bocca è vibrante e ancora teso, dotato di grip e sviluppo dritto. Il retrolfatto riprende decisa la mineralità in dialogo con le note fruttate, dove gli agrumi comandano, freschi in nettare e canditi, con una progressione vitale e decisa, che stupisce.

 

2006

Sboccatura 5/2013
12% vol
chardonnay 50%, pinot nero 50%
Maturo ma verticale e vitale

Giallo dorato carico, percorso da bollicine sottili, è maturo e dolce, subito su toni di frutto e pasticceria che ricordano fico, prugna disidratati con caramello, croccante e panforte. Si schiarisce ed ecco la pesca, l’albicocca, la mela e la pera a piena maturazione, insieme ad arachidi e anacardi delicatamente tostati e salati. L’insieme è percorso da decise note di iodio, con tostature di pane e sentori di marron glacé sotto spirito che si fondono a timbri golosi di torta margherita al cacao con bagna alcolica. Voluminoso, cremoso, sapido e di buona freschezza, è morbido e goloso, di tessitura media, caratterizzato da un’acidità che sembra nascondersi appena il vino è in bocca per poi manifestarsi decisa, dando verve e dinamica. Il finale è leggermente disidratante. Appena in bocca si ritrova per un attimo la maturità scura del naso poi il vino verticalizza su toni agrumati e salini in contrasto con le note più dolci, poste in secondo piano.

 

2005

Sboccatura 6/2011
12,5% vol
chardonnay 50%, pinot nero 50%
Emozione, aristocratico e seducente

Giallo dorato chiaro e brillante, dotato di fine perlage. Fascinoso al naso, raffinato nel fondere dolcezze con mineralità profonde in una dialettica veramente coinvolgente: il pan di Spagna con confettura di albicocca, i confetti, lo strudel mele e i fichi dialogano con minerali di polvere da sparo, di pietra focaia in una dialettica emozionante che presenta il frutto di arancia, cedro, banana e pera insieme alle tostature di nocciole, mandorle e crosta di pane, tutto condito da sentori di anice, di zafferano e zenzero, fino a golosità di crema di nocciola, accompagnate da articolati richiami alla frutta secca salata, con una nota profumata che si pone al centro della tavolozza a ricordare essenze floreali, rosa in primis. Cremoso, bilanciato, armonico, vivace e salino, ha ritmo e progressione, sollecitando in larghezza e lunghezza il palato. Ne gode il retrolfatto che percepisce la dialettica tra le note fresche di frutto, agrumi netti e decisi, giustapposti alle dolcezze scoperte al naso, con la mineralità e le tostature che vanno in profondità. Seducente ed elegante ancora in evoluzione.

 

2004

Sboccatura 2009
12,5% vol
chardonnay 50%, pinot nero 50%
Diverso, giovane e dinamico

Dorato luminoso e brillante, con fini bollicine, è originale nel porgere subito profumi che richiamo a essenze floreali (giglio, rosa, patchouli), insieme a sentori dolci di gelatine di frutta, di caramella mou, di mandorle, nocciole, arachidi e anacardi secchi e delicatamente tostati, espressi anche in creme. La vena tostata è alimentata da sentori di crosta di pane, mentre il profilo chiaro ora diventa di frutto, riconosciamo pompelmo, pera estiva e mela cotogna, di anice, con nuance di fiori di sambuco appassiti e di bacca, con una mineralità molto elegante di selce e pietra focaia. Effervescenza finissima, acidità viva, salinità e tessitura media sono i cardini di un insieme ancora vivo e ritmato, caratterizzato da equilibrio vitale fino in fondo, sulla scia salina. Conferma la sua originalità riportando il naso ed è stupendo per la sua gioventù.

 

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Francesco D'Agostino

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