Caiarossa, l’arte del blend

Caiarossa coltiva in 59 parcelle 10 vitigni su 40 ettari, in accordo alla biodinamica. Siamo in val di Cecina, davanti ad Elba e Corsica

Comune di Riparbella, entroterra collinare dell’alta Maremma in provincia di Pisa. È qui che si trova l’azienda Caiarossa in questo luogo vicino, a Bolgheri, Volterra, Pisa e Firenze che ha conservato un alone di mistero perché meno frequentato, caratterizzato da colline con mille esposizioni diverse e altrettanti suoli, molto bosco. Ci sono sabbie, marne, suoli vulcanici, su un terreno che sale e scende, da poco più di cento metri di altitudine e oltre trecento, ricco di macchia mediterranea. In alcune vigne si avverte l’influsso diretto della brezza marina, mentre il respiro profondo del mare è un polmone climatico che influenza tutto il territorio.

L’arte del blend secondo i dettami della biodinamica

Caiarossa segue delle regole di ingaggio molto semplici: la ricerca del maggiore equilibrio possibile nei vigneti che sono gestiti in modo specifico in funzione delle condizioni pedoclimatiche, da oltre venti anni coltivati in accordo ai dettami della biodinamica; la vendemmia separata in cassette da quindici chili per parcella e la vinificazione dedicata a ciascuna. E poi, fermentazione e maturazione in legno e cemento, in funzione delle varietà che, solo dopo una prima fase di affinamento, sollecitano il team nella complessa arte del blend. Questo il vero segreto per cercare l’armonia tra diversi vini con caratteri profondamente diverse che, solo dopo l’amalgama, esprimono un tutto olistico, di maggior valore della somma delle parti. Caiarossa è di proprietà della famiglia francese Albada Jelgersma – titolare anche di Château Giscours a Margaux – il cui fondatore Eric Albada Jelgersma ne rimase folgorato a inizio anni Duemila, tanto da acquistarla nel 2004. Ovviamente i vitigni a bacca nera hanno da subito trovato i loro vigneti di elezione, generando vini che hanno immediatamente manifestato un carattere forte e un’identità profonda, Seppur in piccola parte, l’azienda dispone anche di vigneti impiantati con uve a bacca bianca, in particolare viognier, chardonnay, vermentino e petit manseng.

La cantina è sviluppata su quattro livelli per lavorare in caduta

Le tre annate del Caiarossa

Abbiamo avuto l’occasione di effettuare la verticale di tre annate del vino più importante dell’azienda, il Caiarossa, dopo aver degustato alcuni suoi componenti in purezza, prima del blend, con le spiegazioni di  Francesco Villa, agronomo ed enologo, Roberta Palma, responsabile della comunicazione e dell’ospitalità, Jérôme Poisson, direttore tecnico delle aziende della famiglia Albada Jelgersma. In un momento più conviviale abbiamo anche assaggiato il Caiarossa Bianco 2023, blend di viognier, chardonnay e vermentino, che ci ha colpito particolarmente per la capacità di fondere vitalità e profondità, dissimulando immediatezza. E poi la vendemmia tardiva, Oro di Caiarossa 2021, da uve petit manseng, un vino dolce molto fresco e integro che non si smetterebbe di bere. Un’ultima cosa prima del racconto dei vini, Caiarossa è l’unione di caia, che sta per gaia, ovvero la terra, e rossa, perché è il colore di alcuni suoli molto caratterizzanti, tipici dell’area di Riparbella.

Il team aziendale. Sulla destra, in prima fila, Jerome, con il maglione azzurro, Francesco e Roberta

La degustazione

Prima di assaggiare le annate 2022, 2021 e 2020 di Caiairossa, abbiamo degustato tre 2022 e un 2023 in purezza, ciascuno figlio di una parcella, imbottigliati prima dell’assemblaggio per poterne controllare l’evoluzione ed effettuare verifiche e degustazioni comparative, come abbiamo avuto la fortuna di sperimentare.

Merlot Sopra 2022
Netto di frutto goloso e vanigliato, in bocca ha tannino fitto e abbondante e anche calore che, insieme, rendono il finale appena disidratante, seppur ricco di frutti.

Syrah Le Lame 2022
Il frutto croccante e succoso dialoga con tratti speziati scuri, ma anche vanigliati. Avvolgente l’impatto gustativo, poi fitto di tannino, dalla dialettica scura, meno calorico del Merlot.

Cabernet Franc Cantina 2022
Il frutto pieno ed elegante anche in confettura campeggia al naso, percorso da respiri di erbe aromatiche e menta. La bocca è ampia, ricca, dal tannino fitto e netto, energico, dotata di invogliante sviluppo succoso.

Cabernet Sauvignon Belvedere 2023
Il frutto e le spezie scure dialogano con respiri fioriti, per un insieme che conserva gentilezza. Potente in bocca, dal tannino energico e un po’ asciugante.

Caiarossa 2022
Toscana Igt
14% vol

Uve: cabernet franc 32%, syrah 26%, cabernet sauvignon 17%, merlot 12%, sangiovese 7%, petit verdot 5%, grenache 1%
Inverno mite, primavera umida ed estate assolata e calda, interrotta da piogge a metà agosto che hanno rallentato la maturazione consegnando uve eccellenti. Alla vinificazione in legno e cemento segue una maturazione e poi dopo l’assemblaggio un affinamento in barrique per quattordici mesi, 30% nuove. Invitante, articolato, dai fiori alle gentili tostature, con tocchi di pasticceria. Bocca succosa, molto strutturata e di bella eleganza, dal tannino già ben integrato seppur energico. Anteprima, uscirà fine 2025.

Caiarossa 2021
Toscana Igt
14,5% vol

Uve: syrah 30%, cabernet franc 20%, cabernet sauvignon 16%, merlot 16%, sangiovese 10%, petit verdot 6%, grenache 2%
Inverno più fresco e piuttosto asciutto, primavera  umida con estate anticipata e poi calda, rinfrescata ancora a metà agosto dalla pioggia, poi sempre bello. La vinificazione non cambia. Ha un frutto più deciso e succoso del 2020, di profilo scuro come la speziatura, per un insieme invitante, percorso da minerali di grafite e ardesia. La grande succosità gustativa dialoga con un tannino netto e sono integrati dalla bella struttura per una sviluppo lungo e coinvolgente di frutto.

Caiarossa 2020
Toscana Igt
14% vol

Uve: cabernet franc 28%, syrah 23%, cabernet sauvignon 18%, merlot 13%, sangiovese 13%, petit verdot 4%, grenache 1%
Inverno mite e inizio primavera fresco, poi caldo anticipato, smorzato da piogge in giugno; estate calda e soleggiata con belle escursioni termiche giorno-notte. A fine agosto una pioggia ristoratrice e poi bello. Accoglie di caffè, con frutto vivo e respiri vegetali, mentre offre note golose di crostate a diverse confetture, insieme ai frutti freschi. Bocca sontuosa all’ingresso, poi mostra tutta la sua energia, sostenuta da un tannino finissimo  per un insieme molto espressivo e invitante. Il tempo inizia a fare la sua parte… Abbiamo avuto poi modo di assaggiare, lontano dalla verticale, la 2019 in magnum che realmente conquista!

Carbonara Day – Dove mangiarla a Roma vicino le basiliche giubilari

È uno degli eventi food più attesi dell'anno. Parliamo del Carbonara Day, celebrato con particolare attenzione nella Capitale

Per il National Carbonara Day, Churchill 1795, azienda di riferimento nel settore delle stoviglie per la ristorazione, lancia un’iniziativa unica dedicata al Giubileo 2025. Cinque ristoranti situati nei pressi delle Basiliche giubilari di Roma – Cresci (San Pietro), Verde Pistacchio (San Paolo Fuori le Mura), Osteria La Sol Fa ed Eddaje Pinsza Romana (San Giovanni in Laterano) e Pizzeria Ristoro Est!Est!Est! (Santa Maria Maggiore) – renderanno omaggio alla carbonara, icona della tradizione romana, con la loro personale interpretazione tra varianti classiche e originali.

Churchill 1795 celebra la carbonara e omaggia l’anno giubilare

Il 6 aprile, data ufficiale del National Carbonara Day, le loro carbonare verranno servite sui piatti della nuova collezione Spring 2025 di Churchill, esaltando il connubio tra eccellenza gastronomica e presentazione a tavola. Un appuntamento imperdibile per celebrare uno dei piatti italiani più amati al mondo. “Churchill promuove in tutta Europa attività legate al territorio, per l’Italia il Carbonara Day è diventato un appuntamento fisso a cui non possiamo rinunciare, è una giornata celebrata in tutto il mondo e quest’anno abbiamo voluto rendere omaggio all’anno giubilare” spiega Francesca Tartara, Business Development Manager di Churchill 1795. L’azienda britannica continua a distinguersi nel settore della ristorazione professionale con un approccio sempre più orientato alla ricerca, all’innovazione e alla sostenibilità come emerge dalla nuova collezione Spring 2025 che predilige linee morbide e organiche, ispirate agli elementi presenti in natura come la terra e l’acqua.

Le novità per la primavera 2025

In questa stagione, Churchill introduce una gamma di piatti e accessori che combinano estetica e performance. La collezione Alchemy Smoke propone un design elegante con tonalità audaci, ideale per esaltare le creazioni gastronomiche. Envisage Cascade, invece, si distingue per la sua texture reattiva e il rivoluzionario processo di monocottura, che riduce l’impatto ambientale senza compromettere la qualità. L’ispirazione cosmica arriva con Inked Lyra, caratterizzata da pattern geometrici e raffinati giochi di luce, disponibili nelle varianti blu e rosa. Per chi ama i toni naturali e caldi, Stonecast Spice offre nuove colorazioni ispirate alle spezie e alla terra, perfette per una tavola dall’atmosfera accogliente e sofisticata.

Le Carbonare del Giubileo

Ecco allora i cinque locali selezionati da Churchill 1795 per questo Carbonara Day.
Nel cuore di Roma, a pochi passi da Piazza San Pietro c’è Cresci, un panificio/bistrot che propone i bombolotti di Gerardo di Nola, con guanciale Erzinio Salumificio Ciociaro, pecorino romano Punturi e le uova di Peppovo, una ricetta classica che esalta i sapori del territorio laziale. A pochi passi dalla Basilica di San Giovanni, troviamo Osteria La Sol Fa con i tagliolini di pasta fresca all’uovo con guanciale, rosso d’uovo, pepe nero e pecorino.

Sempre nei pressi di San Giovanni in Laterano c’è ed Eddaje Pinsza Romana preparata con impasto senza glutine viene farcita con mozzarella senza lattosio, guanciale e – in uscita – crema di uovo pastorizzato, pecorino e pepe. Vicino la Basilica di San Paolo, Verde Pistacchio con un’offerta che include piatti di carne, vegetariani e vegani. Il 6 aprile protagonista sarà lo Gnocco di Gasperino, che rende omaggio al “Carbonaro” del Marchese del Grillo. È un lingotto di semolino con cannolo di guanciale, spuma di carbonara, crema di ricotta al pecorino e terra di pepe.

Ed infine vicino la Basilica di Santa Maria Maggiore troviamo la Pizzeria Ristoro Est!Est!Est! che propone la carbonara classica, con rigatoni romani di Antiche Tradizioni di Gragnano, uova bio di San Bartolomeo, guanciale del salumificio Coccia, pecorino romano DOP del Caseificio Maoddi e pepe nero di Castroni.

RISTORANTI CARBONARA DAY GIUBILEO

Cresci
Via Alcide de Gasperi 17
Tel. 06 5184 2694


Osteria La Sol Fa
Via Germano Sommeiller, 19
Tel. 06 7027996

Eddaje Pinsza Romana
Via di S. Croce in Gerusalemme, 26
Tel. 06 9521 8735

Pizzeria Ristoro Est!Est!Est!
Via Genova, 31
Tel. 06 4881107

Verde Pistacchio
Via Ostiense, 181
Tel. 06 45475965

ViniVeri. Dal 4 al 6 aprile a Cerea (Vr)

Arriva la ventesima edizione dell'evento di riferimento per il mondo del vino secondo natura, che si terrà a pochi chilometri da Verona.

Ventesima edizione per ViniVeri, l’evento di riferimento per il mondo del vino secondo natura, che si terrà dal 4 al 6 aprile presso la storica location dell’AreaExp di Cerea, a pochi chilometri da Verona.

Il presidente del Consorzio ViniVeri Paolo Vodopivec

Vent’anni di ViniVeri

Il tema di quest’anno, “Profonde radici, sguardo sul futuro“, celebra il percorso pionieristico del Consorzio ViniVeri, che in vent’anni ha contribuito a creare e definire il movimento del vino naturale. Guardando sempre avanti: per questo per l’edizione 2025, per la prima volta, verrà applicata la speciale riduzione Under 25=25, l’ingresso a ViniVeri per tutti i maggiorenni nati nel nuovo millennio con biglietto dedicato e scontato a 25 euro. “Venti edizioni, una pianta salda con solide radici di valori e passione. Vent’anni di crescita, di tenacia, di forza, di senso di comunità e condivisione di una filosofia produttiva e di vita. Vent’anni di germogli e cambiamenti che hanno visto il Consorzio ViniVeri sempre all’avanguardia: come custodi e testimoni dell’identità territoriale coniugata ad una concreta difesa dell’ambiente, ponendo alla base del proprio impegno l’essenzialità delle competenze in vigna e in cantina, unito alla centralità della qualità del vino e della sua piacevolezza. E continuiamo a farlo anche con questa edizione di ViniVeri dedicata proprio allo sguardo sul futuro, nostro e del vino: unendo il solco delle nostre esperienze con le richieste del mercato e delle nuove generazioni di consumatori per vini autentici, veri” – dichiara il presidente del Consorzio ViniVeri Paolo Vodopivec.

100 vignaioli da tutta Europa

ViniVeri 2025: tre giorni dove, nei 4000 mq dell’Area Exp, i protagonisti saranno sia gli oltre 100 vignaioli provenienti da tutta Italia, Austria, Francia, Spagna, Portogallo e Slovenia chepresenteranno i loro vini, veri e propri racconti in bottiglia che incarnano il territorio, la storia e la passione di chi li produce, che il ricco calendario di appuntamenti che coinvolgerà sia gli appassionati wine lovers che gli addetti del settore.  Viniveri 2025 si preannuncia infatti non solo come una celebrazione del passato e del presente, ma come una piattaforma dove le idee sul futuro del vino secondo natura prenderanno forma, nel rispetto delle radici profonde che hanno dato vita a questo movimento. Due degustazioni guidate, un convegno e un incontro-dibattito su tendenze del vino e nuove generazioni, due cene firmate saranno momenti centrali dell’evento, esplorando il legame tra tradizione e innovazione, con uno sguardo attento alle sfide future e al ruolo sempre più rilevante delle nuove generazioni. Con un’attenzione particolare a voci e talenti femminili, protagoniste di un cambiamento culturale e di innovazione nel settore dell’enogastronomia come Arianna Gatti, riconosciuta come una delle chef emergenti più talentuose d’Italia e Zaira Peracchia, recentemente incoronata miglior sommelier d’Italia 2025 dal Gambero Rosso.

Le cene e l’enoteca di ViniVeri

Nelle prime due giornate, a conclusione della manifestazione il Ristorante interno di ViniVeri avrà l’onore di ospitare le cene firmate da due chef che porteranno le loro esperienze e il loro mondo gastronomico abbinandolo ai vini dei vignaioli del Consorzio. Si parte venerdì 4 aprile con Arianna Gatti chef di Forme Restaurant a Brescia e poi sabato 5 sarà la volta di Richard Abou Zaki chef del ristorante Retroscena di Porto San Giorgio (FM). Come ogni anno, insieme ai banchi vino, non mancheranno gli spazi per l’assaggio e la vendita di produzioni artigianali agroalimentari come formaggi, olio, cioccolato ecosostenibile, miele e derivati, salumi. Confermatissima la presenza all’interno dell’AreaExp dell’Enoteca ViniVeri: la vetrina-bottega apprezzata e attesissima da appassionati e wine lovers dove sarà possibile acquistare molte delle selezionate etichette dei tanti vignaioli presenti a ViniVeri a prezzo di cantina. Anche per questa edizione tale prezzo verrà maggiorato di 1€ per ogni bottiglia acquistata: un contributo che il Consorzio devolverà in beneficenza.

ViniVeri 2025 – Vini secondo Natura
Dal 4 al 6 aprile 2025 – Dalle ore 10 alle ore 18
Area Exp – via Libertà, 57 – Cerea (VR)

Ingresso: € 40 – Biglietto ridotto Under 25: € 25
In prevendita: € 35  https://www.ciaotickets.com

Per info su programma, cene ed eventi: http://www.viniveri.net

Il ristorante Vertici del nuovo Cardo Hotel a Roma Eur

E se il futuro fosse all’Eur? Il ristorante Vertici si presenta. Serata d’esordio con Giorgione e i vini della cantina Spinelli

La mappatura enogastronomica di Roma potrebbe essere descritta come un eterno gioco dell’oca. A turno quasi ogni quartiere, negli ultimi trent’anni, ha vissuto il suo momento di gloria potendosi fregiare del titolo di district food. È toccato al Centro in genere, con Prati che a tratti ha sbaragliato la concorrenza. Roma nord ha detto la sua, con Ponte Milvio epicentro del gusto capitolino con proposte non sempre convincenti ma modaiole, il giusto per attrarre un certo tipo di clientela. E che dire del Pigneto, per qualche anno il must a sorpresa ma indiscusso e indiscutibile?

Insomma, in questa sorta di risiko palatale sono poche le zone che ancora non hanno vissuto il loro momento di fulgore. E crediamo di poter dire che l’Eur ha finora vissuto in uno stato di paria. Certo, ogni tanto qualche locale è salito alla ribalta ma non si è mai creato quel movimento che fa inserire una zona nelle mappe golose dei foodies.

Vertici all’Eur
Qualcosa sta cambiando, si avverte nell’aria la voglia di sfruttare una zona dal fascino unico, immersa nel verde e arricchita da un laghetto che in altre metropoli da solo giustificherebbe il prezzo del biglietto, con un’architettura dove convivono felicemente diversi stili e alcune costruzioni capaci di suscitare l’apprezzamento di architetti di fama internazionale.

In sintesi, tra nuvole e colossei quadrati, tra obelischi e grattacieli vipparoli, iniziano a sbucare locali capaci di destare l’interesse del popolo gourmet o anche, più semplicemente, di chi è alla ricerca di un posto nuovo da scoprire.

Vertici, ristorante felicemente incastonato nel nuovo Cardo Roma Hotel che prende il posto dello Sheraton, rientra di diritto nella categoria dei posti che vale la pena provare. Per il fascino della location, dove il celebre designer Saar Zafrir è riuscito a creare un felice mix di spazi e luce, di materiali raffinati in grado di esaltare una tavolozza cromatica intrigante nelle sue sfumature. La cucina a vista e il forno per le pizze completano l’insieme, così come il personale di sala, ragazzi molto giovani e, per noi plus indispensabile, forniti di sorrisi non di circostanza. Possiamo dire che il quattro stelle del Gruppo Autograph Collection by Marriott sembra avere tutte le carte in regola per giocare la sua partita sia sul tavolo della ristorazione di livello che su quello dell’hotellerie top.

Simpatica anche l’idea di invitare la stampa in una sorta di teaser che ha visto Giorgio Barchiesi, aka Giorgione, tenere a battesimo questo ristorante condividendo il palcoscenico con i vini della cantina abruzzese Spinelli e con Giuseppe Carrus, nota firma del Gambero Rosso, la celebre testata che ha tenuto a battesimo il ristorante in una serata speciale che promette di essere la prima di tante. Altro importante indizio che fa di Vertice un “soggetto” da seguire con attenzione.  

I vini autentici di Giancarlo Ceci

Un castello pugliese del ‘500, una passione che si tramanda da otto generazioni, il rispetto per la natura e i suoi frutti.

Era il 1819 quando Consalvo Ceci, acquisisce la Tenuta che si trova tra Andria e Castel del Monte risalente al XIII secolo, fatto costruire dall’imperatore Federico II di Svevia su di una collina poco distante, a 250 metri di altitudine, nell’area collinare pre-murgiana coccolata dalla brezza del mare a soli 20 chilometri.

La conversione prima in biologico e poi in biodinamico

Dai primi dell’800 arriviamo ai giorni nostri quando le generazioni successive tracciano la strada verso il futuro piantando viti e olivi, ma la svolta arriva nel 1988 quando Giancarlo – fresco di laurea in Agraria e con una passione incontenibile per la natura – decide di portare avanti e valorizzare le tradizioni agricole familiari nel pieno rispetto dell’ambiente. Più che una decisione, quella di Giancarlo è la conferma di una filosofia che è stata il fil rouge della sua vita fin da quando, bambino, giocava e correva felice nel bosco che considerava il “suo” parco giochi mostrando una predisposizione e una curiosità fortissime per la natura e la terra, creando così un rapporto strettissimo e particolare con quei luoghi. Sulla scorta di ciò converte l’azienda al biologico minimizzando l’impiego di sostanze chimiche e di prodotti di sintesi e, nel 2011, la trasforma in azienda biodinamica con il prestigioso riconoscimento della certificazione Demeter: l’obiettivo è la ricerca dell’eccellenza nel rispetto dell’ambiente in tutte le fasi della filiera produttiva, dalla coltivazione dei terreni al consumatore finale, a testimonianza del valore delle risorse naturali.

Un vino autentico, vera rappresentazione del territorio

L’impegno costante di Giancarlo Ceci è quello di produrre vino “cercando di rappresentare al meglio questo territorio e i suoi vitigni” per ottenere un vino autentico, unico, che si evolve nel tempo e che suscita sensazioni senza ricorrere ad artifici, ma per la sua essenza e tipicità. La tradizione e la ricerca si incontrano nel calice arricchendolo di emozioni e profumi. Ed è proprio questo il concetto che ha dato il via alla collaborazione vincente con Lorenzo Landi, una fortissima condivisione del principio del non fare in cantina se non lo stretto necessario per proteggere il terroir nel rispetto dell’ambiente e “ mantenere nel vino le peculiarità che la natura ha instillato nell’uva” come sostiene l’enologo che prosegue” nessuna pianta come la vite, concentra nel suo frutto l’essenza del territorio”. E’ così che si rispetta l’originalità del territorio e se si parla del significato di “vini autentici” in primo luogo va individuato l’impegno a proteggere ciò che la natura ha creato: questo pensiero dà vita nel 2004 ad una cantina innovativa e rispettosa della terra prima ancora che dei vigneti e, nell’annata 2004-2005, ad un Nero di Troia autentico, concreto, complesso, col suo tannino deciso ed elegante. Una scelta coraggiosa e lungimirante che traccia un percorso che, negli anni, tanti produttori seguiranno.

Le etichette più rappresentative

Tutti i vini dell’Azienda Agricola Ceci hanno un valore estremo perché partono da un prodotto sano e da un raccolto portato alla giusta maturazione nel rispetto dell’annata e del vitigno. Tra le etichette più rappresentative dell’azienda c’è senza dubbio il Grand Cru Felice Ceci DOCG Castel del Monte Nero di Troia Riserva, vino biologico prodotto dalla selezione accurata di Uva di Troia. Clara I.G.P. Puglia Fiano: vino bianco biologico,  ottenuto da uve Fiano di vigneti selezionati. Degno di nota anche Parchitello  DOCG Castel del Monte Bombino Nero, vino rosato biologico, da uve Bombino Nero. Una bella sorpresa Apnea Spumante di Qualità DOC Castel del Monte Bombino Bianco Metodo Classico, vino biologico ottenuto da Bombino Bianco in purezza con affinamento sui lieviti per 36 mesi. E per finire Dolce Rosalia DOC Moscato di Trani Dolce Naturale, da Vendemmia Tardiva. Vino bianco biologico dolce naturale, ottenuto dall’accurata selezione di ciascun grappolo lasciato appassire direttamente in vigna. Una curiosità: i nomi dei vini vengono scelti da Giancarlo Ceci in base alle sue passioni. In primis la sua famiglia, Rosalia sua moglie, Felice suo padre e suo figlio, Clara la mamma e la figlia, mentre apnea è lo sport praticato da sempre perché il silenzio e la concentrazione aiutano a ritrovare la dimensione più profonda di se stessi.  

Vino ma anche olio evo, conserve e ortaggi freschi

Attualmente l’Azienda segue diverse produzioni: il vino, l’olio EVO, le salse di pomodoro e le conserve, gli ortaggi freschi, la produzione di energia dal sole. Ma la scintilla dell’emozione per Giancarlo e per la sua famiglia, la moglie  Rosalia, i figli Felice e Clara, diventa incontenibile quando raccontano dei vigneti (che si estendono per 70 ettari) e della cantina, realizzata nel 2004: l’orgoglio per le proprie origini e la fermezza dei propri ideali converge in prodotti risultato di una terra sana e potente. Giancarlo, persona estremamente energica ma pacata ed elegantemente schiva, non si è mai accontentato dei risultati ottenuti e ha scelto la strada dell’approfondimento costante e della sperimentazione tanto da farne uno stile di produzione e da raccogliere la tanto complicata quanto stimolante sfida della biodinamica applicata al vino. La sua tensione verso il nuovo è continua, ricordando e rispettando il passato e la tradizione che va affidata alle future generazioni.

Un po’ di numeri

Oggi l’azienda ruota attorno alla masseria storica e si sviluppa in coltivazioni per più di 200 ettari (di cui 70 in vigneti), boschi di quercia per 100 ettari, e strutture adibite alle trasformazioni dei prodotti agricoli: cantina per il vino, frantoio per l’olio, salsificio per salse e conserve, magazzino ortofrutticolo per ortaggi invernali, recinti per i bovini. Il piano terra della Masseria è dedicato all’affinamento dei vini in botti, a percorsi di degustazione dei prodotti e di presentazione della storia della Tenuta. In tutto sono 23 le referenze tra conserve  e salse di pomodoro (prodotto senza aggiunta di acido citrico), oltre ad alcuni sottoli come pomodoro secco e olive leccino denocciolate. Gli oliveti per più dell’80% sono di varietà Coratina, il resto è Leccino, Ogliarola e Frantoio. Circa 30 i bovini di razza podolica. Dal 2010 sono stati impiantati 1,5 Megawatt di impianti fotovoltaici (sui tetti degli edifici aziendali e su un appezzamento delimitato di terra) per una superficie complessiva di 23.000 mq e per una produzione annua di circa 2 milioni di KWatt. L’energia prodotta dal sole è maggiore di quella consumata per l’intero ciclo produttivo.

Azienda Agricola Giancarlo Ceci                             
Contrada Sant’Agostino

76123  Andria (BT)
info@agrinatura.net  
www.giancarloceci.com

P#327, il nuovo Brunello di Campogiovanni

P#327 è il nuovo Brunello di Montalcino di Campogiovanni, azienda di Sant’Angelo in Colle, del gruppo San Felice

Antonella Imborgia, responsabile marketing del gruppo San Felice, e Leonardo Bellaccini, storico enologo e anima dei successi delle tre tenute (San Felice, Campogiovanni e Bell’Aja) hanno presentato il nuovo Brunello di Montalcino di Campogiovanni che si appresta a calcare le scene del mondo vitivinicolo contemporaneo.

L’evento di presentazione a Il Convivio, tavola stellata della Capitale

La cornice dell’evento è quella raffinata de Il Convivio Troiani di Roma, che con la sua atmosfera elegante e intima ha dato ancora maggiore risalto alla qualità del nuovo Brunello, affiancandolo con numerosi e interessanti piatti frutto della grande professionalità di Angelo Troiani, chef e patron del ristorante. Il P#327, ha potuto mostrare tutta la sua energia attuale e il potenziale evolutivo di cui, sin da subito, fa capire di disporre. L’annata 2020, della quale è figlio, è stata molto interessante perchè ha goduto di buone condizioni climatiche, responsabili di una ottimale maturazione delle uve, dando così vita a un vino dalle caratteristiche ideali: grande eleganza, buona complessità, armonia e vigore e al contempo, entusiasmante finezza. Insomma veramente un vino di grande soddisfazione che adesso vediamo un po’ più nel dettaglio, prima però una piccola curiosità legata al nome ed in particolare a quel numero che compare. Questo Brunello nasce da una piccola parcella di un terreno di 6 ettari totali, quel 327 nel nome sta ad indicare il catasto Leopoldino corrispondente a Vigna Alta, la parcella dalla quale nasce.

La degustazione del Brunello di Montalcino P#327 Docg 2020


È di un bel rosso rubino intenso e luminoso, con appena un’idea di granato, colore che lascia presagire la struttura e lo spessore da sperimentare al sorso. Il naso è franco e leale. Poggia su sensazioni di frutta rossa matura che, partendo dalla ciliegia è capace di arrivare alla freschezza e alla succosità dell’arancia sanguinella, si passa poi a percezioni più articolate come il pepe nero, il sottobosco e il legno, arrivando fino a lievi tostature, vagamente vanigliose, cenni balsamici e fini mineralità. Ma questo vino è al palato che rileva tutta la sua eleganza e potenza: la bocca è agile, calda, voluminosa e dinamica. Il tannino, estratto perfettamente, si propone senza remore, composto, capace di dare trama, ma allo stesso tempo di una raffinatezza non comune. E così ecco ritornare toni di pepe, tabacco e cioccolato fondente, anche con tocchi minerali che riportano nuova freschezza, per un finale lungo e invitante.

Gli altri vini dell’azienda San Felice

Buoni compagni di questa presentazione, sono stati poi altri vini importanti della stessa tenuta. Inizialmente il Toscana Chardonnay In Avane Igt 2023. Giallo oro pallido, luminoso e brillante. Dal naso fruttato, caldo e floreale. Ricco d’erbe aromatiche, spezie dolci e minerali bianchi. Offre un sorso fresco, di buona acidità e ben teso. Ritorna su selce e sottobosco. Il finale è lungo e persistente. Seguito poi dalla coppia Brunello di Montalcino Docg delle annate 2010 e 2020.

Brunello di Montalcino Docg 2010
Granato con punte d’arancio, il primo. Dove forse il naso non è più così esplosivo, ma porta ancora arancia rossa, prugna, rosa, rosmarino e ferro. Poi lavagna, legna bruciata, toni fumé, spaziature di pepe nero e alla lunga fieno bagnato e sentori animali. Buono l’impatto nel calice. Capace di una resiliente dinamicità e di percettibile acidità. Masticabile e piccante. Tannino educato e presente. Chiudendo ricorda il caffè e il pepe nero.

Brunello di Montalcino Docg 2020
Rubino, con veli d’arancio, gentile e luminoso, il secondo. Vivaci espressioni di frutta rossa, spezie, humus, caffè e cioccolato. Poi sottobosco, pepe nero, note leggere di tabacco e acqua di rose. La bocca, fresca e dolce, conduce poi verso spezie scure. Caldo e morbido con struttura ben presente. Tannino elegante e vellutato.

Seguendo lo svolgersi del pranzo, vengono servite due annate ancora della Riserva Il Quercione

Brunello di Montalcino Riserva Il Quercione Docg 2015
Rubino quasi granato, con lampi arancio. Esprime subito note di mastice e coccoina al naso. Poi fungine e di sottobosco, con frutti neri e potpourri di fiori secchi. Humus, pepe nero e richiami di ciliegia stramatura. Infine aghi di pino e macchia mediterranea. Selce e lavagna. Freschissimo e pungente di vitalità al palato. Caldo e avvolgente. Maturo e sicuro di sé. Tannino elegantissimo, con tessitura vellutata, quasi setosa. Richiama spezie e mineralità, con ritorni tra frutti e dolcezze.

Brunello di Montalcino Riserva Il Quercione Docg 2019
Rubino impenetrabile, ma sempre elegante e fine. Naso balsamico, che va dall’abetaia alla ciliegia e mora mature. Spezie. Con pepe, noce moscata e vaniglia in bella evidenza. Anche fiori appassiti in potpourri. Finisce su note saline. Elegantissimo l’ingresso in bocca e allo stesso tempo pieno e quasi masticabile. Potente ed equilibrato. Morbido, ma sempre reattivo. Tannino finissimo e finale prezioso.

Chardonnay Troy di Cantina Tramin non teme i grandi del mondo

Cantina Tramin produce la Riserva Chardonnay Troy in altitudine su suoli vulcanici, fondendo il respiro alpino con il calore mediterraneo

Era il 12 ottobre 2018, quando Cantina Tramin presentava l’Alto Adige Riserva Chardonnay Troy 2015, prima annata di un vino, proveniente da due vigneti in località Sella, comune di Termeno, posti ben oltre cinquecento metri di altitudine. C’eravamo. La presentazione avveniva in un periodo in contro tendenza per lo Chardonnay fermo elaborato in legno, sempre meno presente in Italia. Will Stürz, enologo storico della Cantina Tramin, seguiva queste parcelle dagli anni novanta perché si comportavano molto diversamente da quelle di media collina, tanto che la vinificazione è stata sempre separata fino a portare alla decisione, molti anni dopo, di realizzare una nuova etichetta prestigiosa.

Sono passati sei anni e mezzo e ci siamo ritrovati per assaggiare diverse annate di Troy, a partire dalla prima. Come fu in occasione della presentazione, il vino è stato degustato alla cieca in confronto con altri vini di riferimento internazionali, anche italiani.

I vini degustati tra Wolfgang Klotz, direttore commerciale di Tramin, a sinistra, e Willi Stürz

Questa volta per ogni annata di Troy assaggiata c’erano due importanti comprimari coevi: le aree erano Piemonte Langhe, Corton Charlemagne Grand Cru, Mersault Premier Cru, Sonoma Coast, Charlemagne Gran Cru e Mendoza. Le annate 2015, 2018, 2021. L’accenno di cronaca offre lo spunto per delle considerazioni sul posizionamento del Troy che incontra vini molto blasonati tenendo loro testa, proponendo la sua forte identità di terra alpina baciata da un sole mediterraneo. Le vigne, infatti, sono esposte a est e alle loro spalle hanno la Costiera della Mendola che sale verticalmente; si crea uno schermo posteriore che amplifica l’esposizione solare diurna, mentre di notte diventa uno scivolo che porta giù dalla vetta, a oltre duemila metri, dell’aria fredda. Il pomeriggio si sentono anche gli influssi dell’Ora del Garda e ovviamente il sole tramonta prima che sul versante opposto dell’Adige. L’affioramento del suolo vulcanico porfirico, più continuo nei dintorni di Bolzano, molto meno allontanandosi, crea condizioni particolari in cui i vigneti giovani producevano dei vini esili, tutta finezza. Ora invece, e già nel 2015, con oltre due decenni alle spalle in cui sono stati gestiti con diradamento, hanno trovato un equilibrio che porta a un vino di grande energia e vitalità, in grado di conservare un quadro acido incisivo; non solo generano una struttura tale che che consente la vinificazione in barrique, lo svolgimento della malolattica, la permanenze dell’assemblato ancora sulle fecce fini per un totale di circa trentatré mesi, undici passati in legno.

La grande energia delle uve si ritrova in un vino che propone un frutto molto vigoroso e riesce a conservarlo integro a distanza di otto anni dall’imbottigliamento, ovviamente guarnito di minerali, spezie, tostature, pasticceria, frutta secca con tracce ancora fiorite… In bocca il ritmo è incalzante e l’insieme è avvolgente, equilibrato, come riscontrammo nel 2018 assaggiando la stessa annata 2015.

Passando all’annata 2018, è un vino generoso e invitante, figlio di un contrasto tra calore diurno e fresco notturno che è stato più netto, portando al calice dialettica, incisività, forza. E poi la 2021, che ha dati analitici simili alla 2015, mostrando però maggiore eleganza, probabilmente dovuta anche all’ulteriore incremento di età delle viti. Insomma un grande vino che manifesta capacità evolutive sempre più importanti con il passare delle annate. Ci auguriamo di poter riassaggiare la 2015 tra dieci anni, con la certezza di trovare un calice integro ed emozionante.

Photo @ Cantina Tramin

Paololeo presenta Mormora, lo spumante del mare

Il nuovo spumante di Paololeo nasce da uve dimenticate, secondo la ricetta del metodo classico, e affina cullato dal mare salentino

Il primo ingrediente di Mormora è il vitigno verdeca che riporta al carattere distintivo della varietà. Alla caratteristica cioè dei grappoli, dal colore verde-giallastro durante la maturazione, alludendo altresì alla freschezza e alla vivacità degli aromi e dei sapori tipici di quest’uva, fresca, fruttata e di buona acidità.

Poi l’uva moresco che richiama la presenza dei Mori in Italia, nelle regioni del Sud. L’influenza culturale e vitivinicola dei quali ha lasciato chiare tracce soprattutto in Puglia e Sicilia, nel periodo medievale.

Si arricchisce del lavoro e dell’apporto di lieviti autoctoni, in grado di marcare più fedelmente l’impronta del territorio, ottenendo così una maggiore complessità aromatica.

Riposa infine per circa due anni, prima in cantina e poi sotto le acque del mare di Porto Cesareo, dove temperatura e pressione costanti, insieme alla danza di onde e correnti, cullano e accudiscono poco più di mille preziose bottiglie.

Mormora Pas Dosé 2021
Di colore oro verde, fine, luminoso ed elegante. Bollicine vivaci, che risalgono la corrente fitte e ordinate. Profumi che parlano di fiori bianchi, frutta secca, caramella d’orzo e tostature, avvolti da un respiro di agrumi e brezza marina. Il sorso è netto, dinamico e al tempo stesso cremoso e ben giocato, tra la verve carbonica e un ritorno fruttato e setoso.

La famiglia Leo

In occasione della presentazione alla stampa del Mormora, l’azienda Paololeo, storica realtà fondata nel 1880 nel cuore del Salento e ormai giunta alla sua quinta generazione, ha proposto una selezione dei suoi vini più rappresentativi:

Alture Valle d’Itria Bianco D’Alessano Igp 2023
Giallo paglierino con leggere venature verdoline, luminoso e brillante. Di grande finezza, è erbaceo e floreale: dal baccello di fava all’ortensia. Poi nocepesca e minerali bianchi. Il palato è sostenuto da una delicata acidità, che rimanda a frutta esotica matura, esprimendosi con buona struttura e freschezza.

Alture Valle d’Itria Verdeca Igp 2023
Di un bel giallo oro verdolino, ha naso fresco, vegetale e minerale, dove erbe aromatiche e frutta bianca si lanciano tra rosmarino e acqua di rose, con nuance di pepe verde. Il sorso è elegante, di buona acidità, sapido e quasi piccante. Richiama mineralità e note floreali.

Salento Malvasia nera Rosamora Igp 2024
Rosa cipria intenso dai riflessi cerasuoli. Accoglie su aromi caratteristici di arbusti, macchia mediterranea e rovo, per portare poi su toni floreali di magnolia e ortensia e di erbe aromatiche. La bocca accoglie dolce e suadente, con acidità spiccata e morbidezza elegante. Di spessore e buona persistenza, ritorna su note di piccoli frutti rossi.

Primitivo di Manduria Riserva Giunonico 2017
Elegante rubino con un punto di granato. Attacco olfattivo deciso e ben marcato, in cui si rimbalza tra mora e peperone, vinile e arancia sanguinellla. Dolcezze di vaniglia portano al cardamomo e ai chiodi di garofano. Al palato è fresco ed elegante, di bel riflesso balsamico. Porta con se struttura e sentori tipici della Doc, con un tannino molto fine ed elegante e una lunga scia aromatica.

Salento Primitivo Passito Krikò Igp
Rosso rubino intenso e fitto, acceso da lampi viola. Naso ricco di profumi, dove si stagliano fichi d’India, cocomero, mora, gelso nero e ribes, con tratti speziati. Si offre al palato con una sensazione polposa e dolcemente tannica, che non intacca l’equilibrio, anzi lo migliora. Il pepe nero ritorna e accoglie. Fichi mori e dolcezze suadenti prolungano il sorso.

Paolo Leo

L’arte casearia della campana Sorì all’International Pizza Expo

Sorì al più grande evento dedicato alla pizza, fenomeno globale da 160 miliardi di dollari, ben 45 negli USA. Franco Pepe ospite dell’azienda

Sorì vola negli Stati Uniti per portare le sue eccellenze casearie oltreoceano nel più grande evento al mondo a tema pizza. Il simbolo della cultura tricolore continua a conquistare i palati di tutti i continenti con un fatturato mondiale che si aggira intorno ai 160 miliardi e il mercato statunitense gioca un ruolo di primo piano con un giro d’affari di 45 miliardi e un consumo pro capite di 13 chilogrammi all’anno, che fa degli americani i più grandi consumatori di pizza al mondo.

Da martedì 25 a giovedì 27 marzo i più grandi professionisti dell’arte bianca si sono dati appuntamento all’International Pizza Expo al Las Vegas Convention Center per una tre giorni dedicata alla regina degli impasti. E quest’anno, tra le stelle della manifestazione, hanno brillato le eccellenze casearie di Sorì, insieme agli impasti di uno dei più grandi maestri pizzaioli: Franco Pepe. Inoltre i prodotti Sorì hanno conquistano un posto in prima fila in tutte le scuole dell’Associazione Verace Pizza Napoletana che da oltre quarant’anni tutela e valorizza l’eccellenza della pizza con oltre 1.100 pizzerie in tutto il mondo.

 “Dopo il recente successo a Identità Milano 2025, che ha visto le nostre produzioni protagoniste delle creazioni di grandi pizzaioli, siamo saliti sul palco dell’International Pizza Expo insieme a Franco Pepe – spiega Antonello Sorrentino, al timone di Sorì – Una collaborazione d’eccezione che ci permette di raccontare la storia e la qualità dei nostri latticini valorizzati al meglio dalla maestria e dagli abbinamenti realizzati dal maestro. Gli Stati Uniti rappresentano al contempo una sfida e una grande opportunità: siamo pronti a far conoscere l’autenticità delle produzioni Sorì, il nostro territorio e il nostro background di tradizioni a un pubblico esigente e sempre più interessato ai nostri prodotti come quello statunitense”.

Oltre 60 appuntamenti tra seminari, cooking show e approfondimenti hanno visto la partecipazione di grandi maestri della pizza del calibro di Tony Gemignani, Mike Bausch, Michael Androw e hanno riunito pizzaioli, manager e professionisti del settore per una vera e propria celebrazione della pizza in tutte le sue espressioni e i suoi gusti. Questo lo scenario d’eccezione in cui Sorì ha incontrato il pubblico statunitense, portando in alto l’eccellenza casearia tricolore, espressa da una tradizione di famiglia tramandata da oltre 150 anni.

Impact Food a Roma. Il ristorante con un menu totalmente plant-based

Esiste un modo per coniugare gusto e sostenibilità? Sì, e l'ha trovato un ristorante romano che propone piatti totalmente vegetali

Impact Food rappresenta una realtà innovativa nel panorama della ristorazione romana, coniugando gusto e sostenibilità attraverso un’offerta interamente plant-based. Si trova a Roma nel quartiere Parioli, propone un’esperienza culinaria che rispetta l’ambiente senza sacrificare il piacere del palato.

Un menu completamente plant-based

​Fondato da Alessandro Thellung de Courtelary , Impact Food nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di carne, offrendo alternative vegetali che replicano sapori e consistenze tradizionali. La loro missione è avvicinare il pubblico a prodotti innovativi senza alterare le abitudini alimentari consolidate. ​ Il menu, sviluppato in collaborazione con la FunnyVeg Academy e lo chef Luca Andrè, include panini, wraps, nuggets, insalate e dolci, tutti preparati con ingredienti a basso impatto ambientale e 100% vegetali. Tra le alternative alla carne spiccano il Beyond Meat per i burger, Heura per il “pollo” e Redefine Meat per il filetto, quest’ultimo realizzato con tecnologia di stampa 3D e disponibile in esclusiva da Impact Food in Italia.

Dalle polpette di Vuna alla grigliata mista, realizzata con le proteine di piselli

Un’altra proposta interessante è rappresentata dalle polpette di Vuna, un’alternativa vegana al tonno che combina sapore e sostenibilità. Realizzate con ingredienti di origine vegetale, queste polpette offrono un’esperienza gustativa sorprendente, perfetta per chi desidera un’opzione di mare senza impatto sugli oceani. Per chi desidera un’esperienza più completa, Impact Food propone anche una grigliata mista plant-based, un piatto pensato per chi ama il sapore della carne alla griglia ma in versione completamente vegetale. La selezione include alternative vegetali ai classici tagli di carne, con salsicce, burger, tagliata e spiedini realizzati con proteine di piselli, soia e altre fonti vegetali, garantendo una texture succulenta e un gusto intenso.

Presto nuove aperture in tutta Italia

L’attenzione alla sostenibilità si riflette anche nel design del locale: gli arredi sono realizzati con tessuti derivati da bottiglie di plastica riciclate e le pareti sono trattate con pittura Airlite, capace di purificare l’aria eliminando sostanze inquinanti. ​ Impact Food ha annunciato l’intenzione di espandere la propria presenza in Italia, con nuove aperture previste nel prossimo futuro anche nella GDO con negozi ad hoc. Impact Food non è solo un ristorante, ma un progetto che promuove una cultura alimentare consapevole, dimostrando che è possibile godere di piatti gustosi e appaganti nel pieno rispetto del pianeta.

Impact Food
Viale Maresciallo Pilsudski, 86
00197 Roma
Tel. 351 74 33 547
www.impactfood.it