Redigaffi in undici mosse

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Redigaffi verticale di un merlot in purezza

 

Redigaffi (il suo nome deriva da un torrente che si trova a Notri, dove risiede l’azienda) è senza dubbio la punta di diamante della produzione dell’azienda Tua Rita. Tutto è nato nel lontano, poi non molto, 1984, quando Rita Tua e Virgilio Bisti, decisero di acquistare una proprietà con un vecchio rudere con annesso terreno di nove ettari, uno dei quali destinato alla vite. Rita e Virgilio inizialmente pensarono di produrre il vino per un consumo personale, non sapevano che sarebbero stati colpiti dal fascino della sua produzione. Complice anche un giovane Luca D’Attoma, appassionato di vini bordolesi, iniziarono l’avventura che in soli dieci anni li porterà a mettere in produzione gli attuali trentacinque ettari. Il 1994 fu la prima annata del Redigaffi, un vino oggi famoso in tutto il mondo, apprezzato da appassionati e critici, memorabile i cento centesimi dato da Robert Parker alla vendemmia 2000, capace di competere con i più grandi merlot del globo. Di recente abbiamo avuto il piacere di partecipare a una verticale di Redigaffi tenutasi in azienda, alla presenza dei titolari e con la partecipazione di Luca D’Attoma, undici annate più due campioni di botte; vi riportiamo le nostre impressioni. Un 1996 dai lampi granata, ricco di spezie e mineralità, non a caso l’azienda si trova in quella zona che è identificata come colline Metallifere, denso di cioccolata e polvere di caffè, con un frutto in secondo piano, con un tannino che ricorda il velluto e affascina il palato e la mente con la sua persistenza. Il 1999 non si discosta molto dall’assaggio precedente ma, insieme alle note balsamiche, propone un frutto più vivo e polposo. L’annata 2003 non è certo stata la più semplice per chi produce vino, quindi si rimane ancora più sorpresi nello scoprire sentori di violetta abbinati a quelli degli agrumi dolci e dei lamponi. Le speziature di pepe sostengono un frutto dolce, la trama tannica è importante, ma è piacevolmente integrata e dà dinamica al sorso che nel finale si avvale delle note di scisto e argilla. Un 2004 ricco di aspettative per l’andamento climatico più favorevole, mostra qualche insicurezza al naso e, seppur di grande classe, ci ha convinti meno. Nel 2005 il frutto è ancora giovane e gli agrumi sono vividi come la nota minerale. Colpisce per bilanciamento ed eleganza dei tannini; qui si scopre la radice di liquirizia, al naso, e in stecca, al retrolfatto. La momentanea difficoltà iniziale del 2006 lascia poi spazio alla ciliegia e alla marasca, sintomo di ‟gioventù” come gli agrumi che li accompagnano. In questo caso il tannino, seppur ben integrato, si fa appena più evidente nel finale. Il 2011 è ancora un bimbo, già pronto però alla lunga vita che lo aspetta, perché dotato nella giusta misura di tutti i fondamentali. Il 2012 e il 2013, campioni di botte, sono due vini in divenire, si esprimono però già come dei fuoriclasse, anche se la nostra preferenza va al primo.

Fabio De Raffaele

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