Sparkle 2018 – Degustazioni Lombardia

In Sparkle 2018 by guido bonatiLeave a Comment

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Per la nostra guida la Lombardia si conferma la regione più munifica, ben 317 vini presenti, quasi tutti metodo classico. Franciacorta, 252 etichette in Sparkle 2018, rappresenta l’80% della Lombardia, segue ovviamente l’Oltrepò Pavese Metodo Classico che ha 24 vini a Docg, poi le Doc Lugana, Garda e Oltrepò Pavese (quest’ultima Doc riguarda solo gli spumanti prodotti con seconda fermentazione in autoclave) e i vini senza denominazione. In realtà in guida ci sono altri 17 vini metodo classico provenienti dall’Oltrepò che non hanno la Docg ma sono presentati come Vsq, pur utilizzando le uve previste dal disciplinare. Non è importante andare a verificare caso per caso perché questo avvenga, è comunque un segno di disagio della denominazione che non riesce, come in altri territori, a motivare i produttori a fare fronte comune. Il territorio quest’anno ha generato due vini a 5 sfere, il Pinot 64 Brut 2013 di Calatroni e il Nature di Monsupello, nobili interpretazioni del pinot nero, entrambi non Docg. L’Oltrepò Pavese è una delle storiche terre da vino del Paese, anche per quanto riguarda le bollicine, molti producono spumante, ma sembra prevalere la logica del campanile se i vini più importanti non abbracciano la Docg. La vocazione alle bollicine è un aspetto indiscutibile e certamente i produttori riusciranno a fare fronte comune in onore di un territorio che tanto ha fatto e fa per la spumantistica.

Le 5 sfere totali della regione sono 28, ben 24 nella Franciacorta, un record che analizzeremo nelle pagine dedicate alla denominazione. Questa generosissima regione ha in dote altri due territori molto importanti per le bollicine, entrambi figli del lago di Garda. La denominazione Lugana, sulla costa sud del lago, presenta varie interpretazioni molto interessanti del turbiana o trebbiano di Lugana, sia nella zona lombarda che in quella veneta (si tratta di una denominazione interregionale); Perla del Garda è una nostra vecchia conoscenza e ottiene le 5 sfere con il Lugana Nature Brut 2011, dopo aver raggiunto il traguardo con una bollicina a base chardonnay e con un blend di turbiana e chardonnay. Pochi chilometri a nord ovest e siamo sulla costa occidentale del Garda. Quest’anno Mattia Vezzola, uno degli enologi di spumante più famosi d’Italia, con la sua azienda Costaripa porta sul gradino più alto il Garda Mattia Vezzola Crémant Brut, dopo aver ottenuto due allori con il Rosé millesimato nelle due passate edizioni. Non solo, è anche il Vino dell’emozione 2018. Crémant significa che l’effervescenza è legata a una pressione di anidride carbonica tra quattro e cinque atmosfere, più bassa di circa un’unità rispetto agli spumanti classici. Parlando della denominazione Garda – Doc interregionale che insiste su parte delle provincie di Verona, Mantova e Brescia – non si può non menzionare la recente modifica strategica del disciplinare che, introducendo la tipologia Garda Spumante Doc, dedicata a tutte le bollicine Martinotti, porta sotto il cappello della denominazione una produzione già esistente – che non era certificata Doc – di circa sette milioni di bottiglie, con l’obiettivo di arrivare a venti. Una denominazione alla base della piramide spumantistica del territorio su cui poggerebbero le altre a maggiore valore aggiunto come Garda Metodo Classico, Lugana, Durello… Il rischio è che questo zoccolo possa nel tempo focalizzare su un mercato fin troppo semplice, legato solo al prezzo, vendendo l’immagine turistica di successo del lago. Anche la regione del metodo classico è oggi dotata di una denominazione per trasformare più rapidamente le bollicine in denaro.

 

FRANCIACORTA

Il nostro osservatorio privilegiato consente di affermare che lo stato della denominazione è eccellente. Non è evidentemente una questione di numeri, la crescita di un movimento produttivo di territorio che fa sistema alla grande è nell’ordine delle cose. Ovviamente lo ha rivelato l’assaggio, il primo elemento di valutazione, veramente soddisfacente. Poi l’atteggiamento programmatico del territorio da tanti punti di vista. Nei confronti del paesaggio che deve essere tutelato principalmente da sentinelle che sono le aziende viticole e vitivinicole; infatti è stato firmato un accordo tra i ventidue comuni della Franciacorta e la Regione, il Ptra Franciacorta – Piano territoriale d’area -, per combattere il consumo e la banalizzazione del suolo, valorizzando l’identità culturale e il paesaggio. Il secondo elemento è la tendenza generale del territorio alla viticoltura biologica che oggi rappresenta il grosso della denominazione, dimostrando una generale propensione alla sostenibilità per salvaguardare il futuro. Terzo punto, l’attenzione nei confronti del binomio vino e territorio, analizzato in occasione del cinquantenario della denominazione, festeggiato lo scorso settembre con un convegno per progettare il futuro della Docg a dieci anni; gli obiettivi sono chiari ovvero di essere leader italiano del vino spumante con seconda fermentazione in bottiglia, di raggiungere il 90-100% di viticoltura biologica inserendo anche alcuni paletti nel disciplinare di produzione, di condividere tra produttori un codice etico e ambientale, di essere territorio di turismo enogastronomico del relax e dello charme, con un’offerta di elevata qualità e il Franciacorta al centro di tutto.

Sempre in questa ottica anche la modifica di disciplinare di produzione che tra le uve consentite ha aggiunto un vitigno autoctono l’erbamat, accantonato nei secoli. È un’uva tardiva, matura in ottobre, non ha mai fruito nel passato di studi; potrebbe essere una parente dei trebbiani, con caratteristiche aromatiche più decise che la rendono simile al pecorino. È previsto l’utilizzo di erbamat al 10% nel blend dei Franciacorta (non previsto nel Satèn). Trattandosi di un vitigno tardivo, nelle annate molto calde potrà rappresentare una scorta di acidità; nelle annate normali per le bollicine, se si mettono al confronto le acidità di chardonnay e pinot nero con l’erbamat a parità di livello di maturazione, non ci sono differenze, anzi talvolta i valori sono più spinti per le varietà francesi. L’introduzione dell’erbamat può avere invece una funzione strategica distintiva, il suo utilizzo può dare una personalità diversa al vino, specialmente sul mercato internazionale.

Tornando al tema iniziale, gli assaggi hanno ribadito che l’equilibrio è una delle doti principali dei Franciacorta, rendendoli vini particolarmente adatti alla tavola. Riguardo alla fascinosa tipologia Satèn (pressione di carbonica limitata a cinque atmosfere contro le sei circa delle altre tipologie, quindi effervescenza più delicata e setosa), le grandi differenze di interpretazione che si riscontravano in passato sono quasi del tutto scomparse, vini dai decisi toni boisé sono stati abbandonati a vantaggio di uno stile fresco e leggiadro. I Franciacorta senza aggiunta di zuccheri, i non dosati, continuano a essere una fetta importante in termine di numero di etichette, circa il 20% dei vini in guida, che quest’anno sono 252, non certo in termini di quantità, trattandosi molto spesso di vini al top della gamma, prodotti in tirature limitate. Se a questi aggiungiamo i trentaquattro extra brut presenti, oltre il 30% dei vini franciacortini è a basso residuo zuccherino, inferiore a sei grammi per litro. È un dato, questo, molto importante in quanto i vini senza zuccheri aggiunti o con basso regime sono tecnicamente più difficili da realizzare ma anche da conservare. Assaggiando vecchie annate, sboccate da anni, abbiamo spesso potuto riscontrare che la longevità di questi vini sia un fatto acquisito, frutto di un know how in vigna e cantina ormai ben diffuso. Infatti, molti dei vini di questa categoria che assaggiavamo diciassette anni fa non avevano affatto l’equilibrio di quelli attuali, essendo piuttosto spostati su un versante nervoso o addirittura spigoloso.

Altro indice inequivocabile del livello è il numero di 5 sfere attribuito nel 2018, sono 24, cinque in più della passata edizione, così distribuite: otto pas dosé, quattro ciascuna per le tipologie extra brut, brut, satèn e rosé, tutti vini millesimati salvo due. E ora i nomi. Due le novità tra i premiati, Corte Aura, realtà giovane, che abbiamo assaggiato per la prima volta nel 2013, frutto di un progetto appassionato. 5 sfere al Franciacorta Pas Dosé, ottenute nella finale con grande slancio. La seconda riguarda l’azienda Lo Sparviere che seguiamo da sempre, già finalista altre volte, quest’anno a segno con il Franciacorta Riserva Dosaggio Zero 2009. Abbiamo poi delle conferme, questo il dato più interessante, di premiati per la prima volta nella passata edizione: ritroviamo Bosio al suo secondo alloro ma con un vino diverso, Franciacorta Boschedòr Extra Brut 2011, e Castello di Gussago, altro vino rispetto al 2017, il Franciacorta Pas Dosé 2012. E ora le aziende che sono state in questa lista altre volte, con tanti pluridecorati. In ordine alfabetico troviamo sempre per primo Barone Pizzini con il Franciacorta Satèn Edizione 2013, vino di stile cristallino. È la volta di Bellavista con un grande classico al decimo centro, il Franciacorta Vendemmia Pas Operé Extra Brut 2010. Quest’anno Guido Berlucchi fa doppietta con due vini agli antipodi, la precisione del Franciacorta ’61 Nature Brut 2010, la golosa sensualità del Franciacorta Riserva Palazzo Lana Satèn 2008. Ancora una volta tripletta per Ca’ del Bosco con le tre importanti Riserve aziendali, Franciacorta Riserva Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2008, Franciacorta Riserva Cuvée Annamaria Clementi Extra Brut 2007, Franciacorta Cuvée Riserva Annamaria Clementi Rosé Extra Brut 2007, porta il conto dei propri allori in diciassette anni a trentadue. E poi Cavalleri, azienda storica, spesso in questo elenco, con il Franciacorta Pas Dosé 2012, dinamico e avvenente. Fa il bis come lo scorso anno Ferghettina che accanto al Franciacorta Riserva 33 Pas Dosé 2010, decorato più volte, porta per la prima volta nel club delle 5 sfere il Franciacorta Rosé Brut 2013. È la quinta volta che Fratelli Berlucchi porta i suoi “gemelli diversi” insieme all’alloro, 5 sfere al Franciacorta Riserva Casa delle Colonne Zero 2010 e al Franciacorta Riserva Casa delle Colonne Brut 2010. È della partita anche quest’anno Le Marchesine con un vino premiato per la prima volta, il Franciacorta Rosé Brut 2012. Majolini si conferma con una novità, un millesimato che dicono di aver dimenticato in cantina, ma che in realtà devono aver curato come un figlio, il Franciacorta Vintage Brut 2009. Mancava l’appuntamento dal 2014 un’azienda storica del territorio, alloro a Monte Rossa con il Franciacorta Cabochon Brut 2012. C’è Uberti che porta a venticinque il bottino complessivo nella storia della guida, facendo bis grazie al Franciacorta Quinque Extra Brut e al Franciacorta Magnificentia Satèn 2013. Chiude la parata delle stelle Villa Franciacorta, azienda premiata in tutti gli anni della guida, con una tripletta: Franciacorta Mon Satèn Satèn 2013, Franciacorta Emozione Brut 2013, Franciacorta Bokè Noir Rosé Pas Dosé 2013. Una Franciacorta con i fuochi d’artificio.

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guido bonati


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