Sparkle 2018 – Degustazioni Piemonte

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Si dice Piemonte e si pensa ai grandi rossi da uve nebbiolo, vini che fanno parte del patrimonio enoico mondiale, che quindi si consumano più all’estero che in Italia. Le origini del Barolo che beviamo oggi sono collocate alla fine della prima metà dell’Ottocento. La tradizione spumantistica piemontese non ha origini tanto più giovani; in quegli stessi anni Carlo Gancia faceva le prime prove per cominciare a produrre bollicine nella seconda metà dell’Ottocento, nel 1865. Radici profonde quindi che necessitavano, come per le denominazioni d’origine dei rossi, di una codifica forte per arrivare al successo. I piemontesi ci hanno pensato a lungo, hanno fatto ricerca per tutti gli anni Novanta e nel 2002 sono arrivati alla Doc Alta Langa, diventata Docg dal millesimo 2008. E hanno definito dei paletti molto stretti: solo millesimati, almeno trenta mesi di affinamento sui lieviti, scelta della tipologia a partire dalle uve (ovvero un’uva dichiarata per produrre un bianco, diventando mosto e poi vino non può cambiare destinazione). Il territorio è molto ampio, quasi tutto il Piemonte meridionale, ma solo ad altitudini superiori i duecentocinquanta metri, escludendo sempre i fondovalle. Sono inclusi i territori dei grandi rossi, dove evidentemente c’è complementarità nelle scelte: semplificando, le vigne più fresche, esposte meno bene sono perfette per le basi spumante, quelle a sud, sono ovviamente per i rossi. Niente di nuovo, sono considerazioni supportate dalla ricerca, ma sono anche il risultato dell’esperienza di un secolo e mezzo. L’asticella, però, è stata posta in alto (servono dai sette ai nove anni dall’impianto di una vigna alla commercializzazione della bottiglia) e la denominazione è partita in sordina per crescere continuamente e trovarsi oggi a circa centocinquanta ettari in produzione che hanno consentito di avere quest’anno circa un milione di bottiglie in catasta. Nei tre anni che seguono si arriverà gradualmente a raggiungere i trecentocinquanta ettari e, nell’arco di cinque-sei anni, si potranno produrre più di tre milioni di Alta Langa, con una tendenza alla crescita che continuerà: è la testimonianza che la sfida, seppur impegnativa, sia stata accettata dei produttori i quali, lentamente, si costringono a stare dentro i paletti della Docg. Un lungo preambolo per festeggiare le tre 5 sfere del territorio: per la quarta volta a segno l’Alta Langa Riserva Cuvée 60 mesi Brut di Gancia; e poi l’Alta Langa Totocorde Brut 2012 di un’azienda storica dello spumante, Giulio Cocchi, premiato in passato con il non dosato; prima volta per l’Alta Langa Mario Giribaldi Brut 2013 di Matteo Giribaldi, novità di queste pagine con i fuochi di artificio. Tante le aziende famose che stanno finalmente abbracciando l’impegnativa causa Alta Langa che non può non avere un futuro roseo. Altra Docg e altro premio: per la seconda volta consecutiva sugli scudi il Roero Arneis Giovani Negro Dosage Zéro 2010 di Negro Angelo, che conferma la solidità di un prodotto molto importante da uve autoctone.

In guida trovate anche qualche Asti nella versione dry, meglio nota come Asti Secco, la cui commercializzazione è cominciata l’estate scorsa. Chi ci segue da sempre noterà che mancano nell’elenco dei premiati alcuni vini sempre presenti, le riserve di La Scolca, da uve cortese, che quest’anno non sono state presentate. Ultima notazione sui vin finalisti che non hanno ottenuto le 5 sfere per un soffio, sono due Alta Langa, di Fontanafredda ed Enrico Serafino, e un rosato da uve nebbiolo di Negro Angelo.

Identità, profondità, potenza sono i linguaggi del Piemonte anche nelle bollicine.

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