Sparkle 2019 – Degustazioni Piemonte

In Piemonte, Sparkle 2019by guido bonatiLeave a Comment

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Antica Cascina dei Conti di Roero
Avezza
Batasiolo
Bera
Brandini
Cascina Bretta Rossa
Contratto
Coppo
Enrico Serafino
Ettore Germano
Fontanafredda
Francone
Gancia
Giulio Cocchi
Hollborn
La Scolca
Marcalberto
Mario Giribaldi
Mirafiore
Mongioia
Negro Angelo
Paolo Berutti
Pecchenino
Pianbello
Podere Rocche dei Manzoni
Rizzi


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Il Piemonte delle bollicine è oggi Alta Langa. Siamo nella zona dove nasce la produzione spumantistica italiana, sia della seconda fermentazione in bottiglia sia di quella in grandi recipienti (metodo Martinotti), ma nel campo dello spumante secco il territorio viene da decenni altalenanti: sono stati realizzati ottimi prodotti, ma il grosso si produceva con uve o vini provenienti da altre zone, in questo modo i campi migliori e tutto il tempo a disposizione in vigna si dedicava essenzialmente agli importanti rossi famosi nel mondo, salvo alcune produzioni eccellenti che abbiamo raccontato. Serviva una strategia diversa, fortemente ancorata al territorio per ridare importanza al prodotto, e il pragmatismo piemontese ha consentito di costruire un fenomeno lentamente e su basi scientifiche. Sono durati molti anni gli studi, la sperimentazione è tutt’ora in corso; l’area a Docg è molto ampia, in sostanza la riva destra del fiume Tanaro, ovvero gran parte del Piemonte meridionale, però non è una zona contigua, quanto piuttosto a chiazze poiché si può fare Alta Langa solo con uve nate e cresciute a oltre duecentocinquanta metri di altitudine, in una zona dove insistono anche le varie blasonate denominazioni garantite di vini rossi. In questo modo sono stati identificati i vigneti più freschi, meno adatti al nebbiolo che gode sui versanti esposti a sud. Anche i fianchi esposti parzialmente a nord sono perfetti per una base spumante ed ecco che oggi si diffondono pinot nero e chardonnay. Codificata la zona, cosa di cui i vignaioli erano già consapevoli, si è scelto di mettere dei paletti molto stretti, forse come reazione al tanto spumante secco elaborato in regione con uve di altre zone che non aveva un’identità precisa. Minimo trentasei mesi per fare un Alta Langa Brut, con l’obbligo del millesimo: è una bella sfida che non si accetta se non si ha un progetto produttivo ben definito. Insomma, non ha senso produrre Alta Langa se si necessita di una bollicina solo per allargare la gamma. Undici gli Alta Langa presenti in guida nel 2017, ben ventisei nel 2019: è il risultato di un movimento territoriale che è ancora in corso e che probabilmente porterà altri grandi nomi del vino a cimentarsi con la Docg. Non si può non menzionare la riva sinistra del Tanaro, la zona del Roero che rappresenta l’anima autoctona nelle bollicine top della regione con il suo Arneis, famoso nei bianchi fermi, di grande pregio nelle bolle come conferma Negro Angelo con il suo Roero Arneis Giovanni Negro Dosage Zéro 2011 per la terza volta a 5 sfere. Le altre quattro sono ovviamente Alta Langa Docg e in ordine alfabetico abbiamo il secondo centro di Giulio Cocchi con l’Alta Langa Brut Nature Pas Dosé 2011, la prima volta di Coppo che finalmente esce con l’Alta Langa Riserva Extra Brut 2010 e fa centro; non manca Gancia, ma con una grande novità l’Alta Langa Riserva Cuvée 120 Mesi Brut 2006, frutto di ben dieci anni di affinamento sui lieviti, e bissa il successo dello scorso anno Mario Giribaldi con l’Alta Langa Matteo Giribaldi Brut 2014.

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guido bonati


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