Sparkle 2019 – Degustazioni Trentino

In Sparkle 2019, Trentino by guido bonatiLeave a Comment

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In Trentino parlare di spumante vuol dire riferirsi al Trento Doc, lo spumante metodo classico del territorio che raggruppa quasi il 100% della produzione. Il collegamento con la montagna è cosa intuitiva, costituendo questa gran parte della superficie della provincia di Trento, ma il suo peso in termini di condizioni climatiche è determinante a tutte le altitudini, anche alle più basse vitate, vicino ai fondo valle in genere occupati dalla coltura delle mele. L’aria fresca viene giù dalla montagna mitigando e incrementando in modo decisivo il gradiente termico tra il giorno e la notte. È altresì vero che il clima stia cambiando, che le temperature medie si siano alzate e che anche questi effetti benefici si stiano riducendo. Attualmente il vigneto trentino dedicato allo spumante si trova al massimo ad altitudini poco superiori a ottocento metri, ma ci sono sperimentazioni per salire di quota. Soltanto quindici anni fa, quando gli studiosi già parlavano del cambiamento climatico, uno dei padri della spumantistica trentina moderna di qualità, Mauro Lunelli di Ferrari, amava spiegare che le vigne erano state poste a certe altitudini per conservare il patrimonio acido e aromatico ed erano altitudini ottimali codificate dall’esperienza di decenni; cionondimeno l’orografia del territorio avrebbe consentito di salire di quota qualora le condizioni climatiche avessero generato reali difficoltà alle altitudini più basse. Certo la vita di una vigna dura almeno trenta anni e questi cambiamenti si fanno molto gradualmente. Insomma, la montagna trentina riserva un futuro comunque roseo al Trento Doc.
La forza di questa denominazione è proprio nel contrasto tra sole, calore e fresco, in un contesto di classico clima arieggiato e un po’ ventoso che si trova nelle zone montane. Il resto, e non è poco, lo fanno i diversi suoli, le differenti esposizioni, il lavoro del viticoltore e la competenza in cantina. Questo porta tante sfaccettature nei vini, con un denominatore comune che è la freschezza vivace all’olfatto e al palato, talvolta anche un po’ affilato. Ben ottanta i Trento in guida quest’anno, a cui si aggiungono tre altre bollicine metodo classico, sempre a base delle stesse uve. Una corazzata della qualità nella spumantistica mondiale, con delle vette che non temono il confronto con nessun territorio. Parliamo allora di queste vette: andando ad analizzare le liste dei premiati si potrebbe argomentare che i nomi siano sempre gli stessi da molti anni. Per fortuna, aggiungiamo, che i leader non si accontentano, continuano la loro corsa verso obiettivi sempre più alti e non vogliono mollare la testa. È altresì vero che quest’anno abbiamo due bollicine e due aziende che premiamo per la prima volta: si tratta della Cantina di La-Vis e Valle di Cembra che si è posizionata in alto sin dall’uscita dei vini sul mercato, ma quest’anno con il Trento Oro Rosso Dosaggio Zero, si aggiudica le 5 sfere. Il vino, il cui nome fa riferimento al porfido rosso che costituisce i suoli calcarei di produzione, gode di una maturazione sui lieviti di sessanta mesi. L’altro vino è il Trento Riserva Brut 2012 di Maso Poli, realtà vitivinicola di proprietà della famiglia Togn che la acquistò nel 1977, con l’idea di conservarne lo spirito primordiale di azienda agricola familiare. Si tratta anche in questo caso di un vino maturato sessanta mesi sui lieviti. Prima di elencare gli altri allori una valutazione d’insieme: abbiamo premiato cinque non dosati, quattro extra brut e sette brut. Crediamo fermamente che il senso di questo non sia da ricercare nel cambiamento del gusto generale verso vini più secchi, ma piuttosto nella capacità dei tecnici di proporre vini di grande personalità ed equilibrio anche con dosaggi nulli o bassissimi. Le altre 5 sfere sono dei colossi che già conoscete in quasi tutti i casi, si tratta comunque di aziende che trovate in queste pagine premiate tutti gli anni, realtà fatte di persone profondamente appassionate del loro lavoro ed estremamente competenti.
Balter conferma le 5 sfere con il Trento Riserva Pas Dosé 2012; la Cantina Rotaliana bissa l’alloro della passata stagione della sua riserva che cambia nome, il Trento Riserva R Brut 2010; Cesarini Sforza fa tris con il Trento Riserva 1673 Extra Brut 2011; il Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Extra Brut 2007 non poteva mancare, è il capostipite del territorio, insieme al Trento Perlé Zero edizione 2011 di Ferrari; Letrari porta a casa ben tre 5 sfere quest’anno con il Trento Talento Riserva del Fondatore 976 Brut 2008, il Trento Talento Riserva Dosaggio Zero 2011 e il Trento Talento Riserva Quore Brut 2011; anche Maso Martis si aggiudica tre allori, con il Trento Riserva Brut 2013, il Trento Riserva Madame Martis Brut 2008 e il Trento Rosé Extra Brut 2014, questo il vino più premiato dalla nostra guida, ben quattordici volte; non salta l’anno Moser che porta alle 5 sfere il Trento Brut Nature 2012; conclude come sempre la lista Rotari con il Trento Falvio Rotari Brut 2010. In realtà ne manca uno, è la grande novità di casa Ferrari, il terzo alloro di questa edizione, il Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Rosé Extra Brut 2006, uscito in autunno è 5 sfere e vino dell’emozione 2019. Vino figlio del passare del tempo, ha trascorso quasi undici anni sui lieviti per trovare il bilanciamento tra potenza ed eleganza, tra mascolinità e femminilità.

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guido bonati


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