Il Turismo Enogastronomico sfida la nuova frontiera

La definizione dei profili professionali: più formazione certificata per accrescere la competenza nell’accoglienza, in sinergia con il territorio

Il Libro Bianco sulle Professioni del Turismo Enogastronomico è stato presentato giovedì 24 luglio, durante la conferenza stampa tenutasi a Roma presso la sede di Unioncamere. In un’epoca di rapido cambiamento nel comparto del turismo, soggetto a repentine mutazioni nelle condizioni dell’ospitalità, numerosi visitatori di una destinazione enogastronomica intercettano, anche da soli, un luogo “accessibile”, in termini di infrastrutture digitali e fisiche, all’insegna della sostenibilità ambientale e di un elevato standard di sicurezza. Dall’indiscussa virtù della destination Italy questi viaggiatori si aspettano un’esperienza trasformativa così da riportare a casa un arricchimento o una nuova competenza, oltre al comfort del servizio offerto.

Considerando il valore stimato di questo segmento, che supera i40 miliardi di euro, un ruolo non secondario sta nell’occupazione e nella distribuzione del reddito. Di fronte a una sempre crescente attenzione globale verso l’entroterra del Bel Paese, la maggior parte delle aziende apre tuttavia, solo parzialmente al pubblico e lo fa perlopiù durante la settimana, quando ci sono meno visitatori. Molto sentita è poi la mancanza di un numero adeguato di figure professionali in grado di rendere indimenticabile l’esperienza del turista e di invogliarlo per farlo ritornarci. Attraverso una formazione adeguata e la definizione precisa di quelle che sono le professioni del turismo del gusto, è possibile sbloccare potenziale aggiuntivo sia in termini di valore economico che di nuovi posti di lavoro.

Questo documento strategico delinea il futuro dei professionisti in grando di incrementare il flusso di utenti delle attività eno-agrituristiche, la qualità dell’esperienza online e offline, nonché gli introiti derivanti, individuando una chiara definizione di mansioni, di competenze e dei relativi processi di lavoro e di integrazione favorevoli alle realtà produttive agricole.

La definizione dei profili professionali: più formazione certificata per accrescere la competenza nell’accoglienza, in sinergia con il territorio

Gli interventi

Federico Sisti, Segretario generale CCIAA dell’Umbria, afferma che “Il turismo enogastronomico italiano rappresenta oggi un settore in forte espansione, un autentico motore di crescita economica e di valorizzazione dei nostri territori. Per sostenere questa evoluzione e renderla strutturale, è indispensabile adottare un linguaggio condiviso in tema di competenze professionali. – È in quest’ottica che il Libro Bianco sulle professioni del turismo enogastronomico assume un ruolo strategico: un lavoro corale che mira a definire con chiarezza ruoli, mansioni e abilità richieste alle nuove figure del settore. Le Camere di Commercio si confermano partner fondamentali in questo percorso, grazie alla loro esperienza nello sviluppo di sistemi di certificazione delle competenze, capaci di valorizzare i percorsi formativi, anche quelli maturati in ambiti non formali. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: garantire che ogni operatore sia dotato di competenze chiare, riconosciute e adeguate ad offrire esperienze autentiche e memorabili, contribuendo così a innalzare la qualità dell’offerta e la competitività del nostro Made in Italy.

“Il turismo è un settore in continua evoluzione che richiede un monitoraggio attento e costante – sottolinea l’On. Gianluca Caramanna, consigliere del Ministero del Turismo.Per vincere le sfide del futuro occorre innalzare la qualità dell’offerta turistica e investire sulla formazione, fornendo strumenti adeguati ai professionisti che dovranno accompagnare la crescita e lo sviluppo del comparto. Il governo Meloni, attraverso il Ministero del Turismo, sta guidando questa evoluzione, accompagnando le imprese nella fase di transizione verso un nuovo modello di turismo che sono certo vedrà la nostra Nazione in primo piano nel contesto internazionale”.

“Il turismo enogastronomico, e più in generale il turismo rurale, rappresentano una frontiera molto importante nello sviluppo delle politiche agricole ed economiche dell’UE – commenta l’On. Dario Nardella, Europarlamentare, coordinatore del gruppo S&D Commissione AGRI. Per questo il riconoscimento e la valorizzazione delle professioni che stanno nascendo o si sono già consolidate in questo settore sono un obiettivo che dobbiamo tutti coltivare. L’Italia è una delle mete europee privilegiate per questo tipo di turismo che incrocia la complessità della filiera alimentare e della tutela paesaggistica. Occorrono competenze ed esperienze perché l’offerta sia qualificata e attendibile. Mancano però scuole e centri di alta formazione adeguati e sufficienti per rispondere a questa esigenza. Dunque, le istituzioni sia europee che nazionali devono concentrarsi sulle risorse e gli strumenti da mettere a disposizione per queste finalità. Dopo la pausa estiva mi impegnerò a chiedere al Parlamento Europeo uno studio su questo settore e sulle sue potenzialità di sviluppo che seguirà ad un’iniziativa già avviata per un progetto pilota sul turismo enogastronomico già sottoposto all’attenzione della Commissione Europea”.

La definizione dei profili professionali: più formazione certificata per accrescere la competenza nell’accoglienza, in sinergia con il territorio

Le nuove figure professionali

L’indagine esplorativa, coordinata da Roberta Garibaldi, ha voluto comprendere le modalità organizzative e le criticità connesse alla gestione dell’offerta turistica nelle aziende agroalimentari e vitivinicole, evidenziando tendenze costanti e necessità strutturali comuni, pur evidenziando le differenze in funzione dell’affluenza turistica. Sono stati individuati 5 profili-chiave attingendo dai risultati della ricerca svolta sulle imprese e dal think-tank con le realtà che hanno, di fatto, creato il sistema italiano di turismo enogastronomico realizzando eventi diventati dei punti di riferimento nazionali e internazionali e spingendo i propri associati a realizzare progetti di accoglienza e mercati agricoli.

La prima figura professionale è il product managerper il turismo enogastronomico. Si tratta di una figura chiave da inserire non nelle realtà produttive, bensì nelle DMO (Destination Management Organization)o nei consorzi. A questo professionista del turismo sarà affidato il compito fondamentale di attivare, nel territorio di appartenenza, le necessarie sinergie per sviluppare il prodotto del turismo enogastronomico. Dovrà quindi, realizzare quelle condizioni indispensabili per favorire lo sviluppo e l’offerta di esperienze e per mettere in rete le imprese, affinché il turista enogastronomico possa essere accolto e coccolato in tutte le fasi del customer journey. L’obiettivo è sviluppare un’offerta turistica integrata che valorizzi il patrimonio enogastronomico locale. Troviamo ad esempio oggi, dei product managernella DMO della Val di Chiana Senese, in Promoturismo FVG, in Trentino Marketing e nel Consorzio del Parmigiano Reggiano.

Un processo cruciale per lo sviluppo del turismo delle aziende produttrici come le cantine, i frantoi e i caseifici è l’hospitality management. Nelle microimprese è la proprietà stessa a gestire direttamente questa funzione nel 73% dei casi, con figure operative spesso impiegate part-time e non dedicate in modo esclusivo al turismo. Anche nelle realtà di dimensioni maggiori prevale la gestione diretta (62% nelle imprese con 1.001–5.000 visitatori annui e 57% in quelle con oltre 5.000), ma cresce la quota di aziende che si affidano a professionisti specializzati, spesso supportati da team strutturati nei casi di gestione di grandi flussi turistici. In questo scenario, il 43% delle imprese con oltre 5.000 visitatori annui ha adottato un modello organizzativo con una Business Unit dedicata, dotata di un proprio manager di riferimento e di un budget specifico. Inoltre, l’82% degli intervistati ritiene che questa figura diventerà sempre più centrale.

L’hospitality manager si occupa di attività fondamentali per gli introiti aziendali dalla pianificazione all’organizzazione e gestione dei servizi turistici, dalla promozione verso i mercati nazionali e internazionali al coordinamento del personale, fino alla vendita diretta, con un’attenzione mirata all’utenza turistica.

“L’investimento in questa figura professionale – dichiara Roberta Garibaldi, presidente di Aite (Associazione Italiana Turismo Enogastronomico) – potrà determinare un numero particolarmente alto di assunzioni nei prossimi anni: le intenzioni delle aziende oscillano infatti tra il 33% ed il 71% in base alla loro dimensione. È comunque necessario definire le precise competenze, anche per rafforzare i percorsi formativi collegati”. Al suo fianco nelle aziende più grandi, abbiamo l’addetto alle visite.

Interessante la figura del consulente di turismo enogastronomico, un professionista indipendente o un collaboratore di DMO o dei consorzi che può supportare le imprese nella strutturazione dell’esperienza  e nella gestione di tutte le fasi del processo turistico, dal CRM alrevenue managementalla vendita multicanale. Per l’imprenditore agricolo, con competenze sulla parte produttiva, questa fase può essere più ostica. È una figura innovativa ma che sarà cruciale in un settore che con l’intelligenza artificiale è in profondo cambiamento. Come si ha la consulenza dell’enologo, si può avere la consulenza di un esperto che aiuti ad ottimizzare il processo a chiamata. Trentino marketing e ATL delle Langhe hanno già attivato questo tipo di supporto per le proprie imprese.

L’altro profilo fondamentale è quello del curatore di esperienze enogastronomiche. È stata pensata come una figura di supporto alle aziende produttive in momenti chiave delle attività stagionali, come la vendemmia o la raccolta delle olive. I compiti di questo libero professionista sono: l’organizzazione di esperienze enogastronomiche, da realizzare quando l’imprenditore e il suo staff sono impegnati in attività produttive; la creazione e la conduzione di itinerari turistici integrati tra realtà produttive o food tour urbani; l’accompagnamento nelle differenti esperienze enogastronomiche, distinguendosi per la specificità della sua competenza nel settore enogastronomico.

La definizione dei profili professionali: più formazione certificata per accrescere la competenza nell’accoglienza, in sinergia con il territorio

Conclusioni

“In questo modo – evidenzia Garibaldiil curatore di turismo esperienziale si pone come un ponte tra il turismo stesso e l’enogastronomia. Definire e valorizzare con un percorso professionale per questa figura permetterebbe di valorizzare il potenziale dei laureati in Scienze Gastronomiche, dei sommelier, degli esperti di formaggi o dei ristoratori che vogliono estendere il proprio contributo al settore. Permetterebbe di dare contorni netti a chi oggi svolge parzialmente questo lavoro per la non chiarezza normativa, che si distingue per l’approccio innovativo e focalizzato sul patrimonio enogastronomico”.

Il Libro Bianco quindi, intende promuovere una crescita sostenibile, rafforzando il legame tra turismo, territori e comunità locali nell’Italia del turismo enogastronomico caratterizzata da un caleidoscopio di eccellenze gastronomiche ed artigianali sparse soprattutto nelle aree interne o marginali sulla penisola e sulle isole. La stesura rappresenta il punto di partenza per arrivare a definire e valorizzare nuove figure professionali, rispondendo così alle esigenze di un mercato in continua evoluzione e garantendo un’offerta turistica più fruibile e di qualità. Grazie alla presenza di questi professionisti contraddistinti da una definizione chiara dei ruoli e delle competenze, singole imprese e comunità locali possono ampliare il servizio turistico che porta anche alla destagionalizzazione delle attività eno-agroturistiche. Durante la conferenza è emersa la necessità di una futura e possibile implementazione di un fondo o di un contributo con il quale l’imprenditore agricola possa dunque disporre di tali professionisti nell’organizzazione aziendale e di un attivo e dinamico coinvolgimento nel comparto in questione dei profili professionali femminili.

Il volume, redatto da Roberta Garibaldi wine-food-tourism, Associazione Italiana Turismo Gastronomico, è il frutto di un’azione congiunta di: UnioncamereAssociazione Nazionale Città dell’OlioConsulta Nazionale Distretti del CiboAssociazione Nazionale Città del VinoCNA Turismo e CommercioUnione Italiana ViniFondazione Campagna AmicaConfartigianato Imprese – Patrimoni territoriali, comunità locali, turismo e montagna, e Federazione Italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, con un prezioso contribuito del Center for Higher Education and Youth Employability dell’Università degli Studi di Bergamo.