Cantine Lavorata, l’identità nel Greco Nero
Calabria, Roccella Jonica. Intervistiamo Adele Anna Lavorata, proprietaria dell’omonima realtà vitivinicola, un’azienda di famiglia
I Lavorata hanno sempre prodotto vino, l’azienda ufficialmente parte nel 1958. Per un breve periodo, negli anni Settanta, il padre e lo zio di Adele, conduttori all’epoca, decidono di andare a occuparsi di vino a Nord, trasferendosi a Milano, dove aprono una bottiglieria e poi una cantina. Nel 1979 la decisione di tornare in Calabria per dare luce alle proprie radici. “All’epoca era nato il più grande di noi tre fratelli, oggi tutti impegnati in azienda – racconta Adele Anna Lavorata -. Io mi occupo della gestione: amministrazione, registri vinicoli, marketing. Mio fratello maggiore segue la produzione: vinificazione, analisi, imbottigliamento, insomma tutto. E poi c’è nostro padre, che cura la parte commerciale insieme al secondo dei miei fratelli. Ognuno ha trovato il suo posto”.
Il mercato
Attualmente l’azienda produce circa seicentomila bottiglia per metà rispondenti al territorio calabrese, l’altra a quello siciliano. Come spesso capita, le realtà calabresi hanno una predisposizione all’export perché hanno cercato prima di altre sbocchi fuori Italia. “All’inizio eravamo fortemente orientati all’estero. Mio padre prendeva la macchina e andava a far conoscere i vini ovunque. Oggi è diverso: prima della pandemia era 80% export, 20% Italia. Ora siamo al contrario, 70% Italia, 30% estero”, afferma Adele.

Lecito chiedersi quanto la nuova generazione abbia contribuito a questo cambiamento sostanziale. “Ci abbiamo messo del nostro, ma è stata la pandemia a cambiare tutto – riprende -. Non si poteva uscire di regione, allora abbiamo valorizzato il nostro mercato interno: tour in cantina, vendite locali… È nata una maggiore consapevolezza di quanto abbiamo. E infatti se quindici anni fa nelle carte dei ristoranti calabresi trovavi due etichette di territorio, oggi ci sono carte dedicate”.
La degustazione
Passiamo ai vini, la gamma è ampia e assaggiamo due etichette di territorio, quelle di punta aziendali, la prima risponde alla Doc Bivongi, la denominazione in cui Adele Anna Lavorata è fortemente impegnata in prima persona, essendo presidente del Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle Viti e del Vino Doc Bivongi. “Sì, l’ho fondato io nel 2018 – spiega -: ora siamo 11 aziende. Promuoviamo il territorio, non solo il vino. E poi ci sono le nuove generazioni anche nelle altre aziende e la mia più grande soddisfazione è quando mi contattano per entrare nel Consorzio”.
Il secondo è un greco nero in purezza, un 2020 da una selezione di uve dello stesso vigneto della riserva; Adele ce lo propone dopo perché caratterizzato da un colore molto più deciso e violaceo, come anche da un tannino più ricco. “Il greco nero è presente principalmente nel nostro territorio racconta Adele Lavorata – e abbiamo cominciato a proporlo in assolo; nella versione giovane e tutto acciaio, per limare le sue naturali asperità lo proponiamo in blend con il calabrese, cosa che lo rende molto più accessibile”.
C’è un aspetto che accomuna i due vini, la scelta della maturazione di due anni in legno: “Seguono entrambi lo stesso processo due anni in botti di castagno da 11 ettolitri – spiega -, poi acciaio e infine bottiglia. Dopo tante prove, abbiamo scelto il castagno perché non appiattisce il vino con le solite note di vaniglia o cioccolato, mantenendo maggiormente l’identità del vitigno”. Del primo vino vengono prodotte circa 30.000 bottiglie, del Greco Nero 25.000, posizionate tra 25 e 30 euro sullo scaffale.

Bivongi Riserva Doc 2018
Uve: gaglioppo, calabrese e greco nero, in parti uguali, raccolti e vinificati insieme
14,5% vol
Rubino intenso con riflessi granati, richiede tempo per essere letto. Propone note concentrate di frutto che sposano intense e curiose percezioni di canfora in legno e foglie, con tocchi di zafferano e note balsamiche. La bocca è avvolgente, potente, calorica, ma di percezione alcolica non invadente. Ripropone il frutto con toni speziati scuri e note minerali di grafite, manifestando tannini maturi ben integrati e molta salinità.

Calabria Greco Nero Igt 2020
14,5% vol
Rubino violaceo intenso, al naso è subito espresso e concentrato di frutto, con toni scuri di grafite, liquirizia e chiodi di garofano, in bel contrasto con respiri fioriti, percorsi da tocchi di macchia mediterranea. Bocca molto ritmata, vitale, succosa, ricca di espressività, lunga di frutto, spezie e minerali, che godono della buona dialettica tra tannino e freschezza, ben integrati dalla struttura. Appassionante.