Extempore ovvero l’estemporaneità come opportunità
Venica & Venica presentano Extempore Sauvignon, affinato in bottiglia per 5 anni, in due annate e introducono ufficialmente Serena Venica
Venica & Venica, ovvero Gianni, Ornella e la loro figlia Serena (nella foto di apertura) hanno raccontato, nel corso di un incontro a Milano, la loro visione, oltre alla terza edizione del loro Bilancio di Sostenibilità 2024, concludendo con la presentazione del loro nuovo vino. Al tempo stesso è stata la presentazione ufficiale alla stampa di Serena a cui Gianni sta tramandando il suo saper fare.
Il concetto di estemporaneità
Nel corso dell’evento l’attenzione è stata focalizzata su un concetto tanto affascinante quanto attuale, l’estemporaneità, reinterpretando un termine spesso associato all’arte dell’improvvisazione sia in chiave vitivinicola che imprenditoriale. Abbiamo trovato una corrispondenza a questo dato nel sapere cogliere l’imprevisto e trasformarlo in opportunità, cosa che peraltroè da sempre parte della filosofia della famiglia Venica. Nonno Daniele infatti insegnava a Gianni che non si può controllare tutto, ma si può imparare ad ascoltare, soprattutto Madre Natura, e a rispondere con sensibilità e consapevolezza. Da allora ogni vino firmato Venica & Venica racconta l’essenza unica di un’annata, riflettendo clima, terra e le cure dalla vigna alla cantina. Gianni ci ha poi raccontato come dopo essere stato operativo in cantina dal 1977, seguendo la campagna già qualche anno prima, ha incominciato a usare le barrique sette anni dopo, esattamente nel 1984, impiantando in quel periodo nuovi cloni di sauvignon. Abbiamo notato come il legame con il territorio del Collio è stato posto al centro del dibattito sia da Gianni che da Serena, quarta generazione legata alle radici e all’identità, già capace di reinterpretare il marchio di famiglia, apportando elementi innovativi fondamentali. “Da noi – ha detto Serena – mi occupo del controllo gestione, oltre a individuare strategie e metodi che portino a un cambiamento efficace ed efficiente. Mio padre ha sempre lo sguardo rivolto a un futuro estremante dinamico e incontinua evoluzione, mantenendosi però saldo alle sue radici. Potrei definirlo un innovatore che rimane fortemente legato alla tradizione e ovviamente al territorio”.
La misura della sostenibilità
Un momento centrale è stato quello dedicato alla presentazione del nuovo Bilancio di Sostenibilità 2024. Ornella ha illustrato il loro impegno costante verso la tutela ambientale e la comunità locale. “Sostenibilità per noi non è solo una parola, ma un’azionequotidiana. Da più di dieci anni misuriamo ogni nostro passo, con l’obiettivo di ridurre il nostro impatto sull’ambiente e restituire alla terra ciò che ci ha dato”. Il bilancio di sostenibilità non è solo un documento, ma una narrazione di responsabilità e consapevolezza, frutto di un percorso fatto di domande, riflessioni e scelte coraggiose. “Abbiamo imparato a fermarci e a misurare – ha sottolineato Ornella – perché solo così possiamo davvero crescere, garantendo un futuro migliore per la nostra azienda, i nostri figli e la comunità” .Intitolato “Storie di vita e di vite”, il bilancio diventa un racconto del quotidiano in azienda,simbolo di una consapevolezza che nasce dalla capacità di fermarsi, valutare i risultati e pianificarei passi futuri.

La presentazione del nuovo vino Extempore
Ai tre protagonisti di Venica l’ispirazione per la nuova etichetta è nata da uno dei loro vitigni simbolo, il Sauvignon. Extempore, vino ottenuto dalla stessa varietà, è infatti nato quasi per caso dalla sfida, partita nel 2004 e poi ripetuta per una maggiore consapevolezza, di capire quale quale fosse la strada giusta da perseguire. Alla fine la decisione di vinificarlo in legno, partendo inizialmente dalla barrique per poi passare definitivamente alla scelta di tonneau da cinque ettolitri, seguito dalla valutazione di quanti anni dopo l’imbottigliamento tenerlo, prima di proporlo al mercato e che ora si attesta su cinque anni. Il successivo assaggio delle annate 2018 e 2016, ci ha dimostrato come eventi non pianificati possano generare risultati straordinari. “Extempore – ha aggiunto Gianni – è espressione sia della nostra tradizione che della nostra visione verso il futuro. È una nuova interpretazione del Sauvignon, il nostro vino leader, che rappresenta ancora una volta il nostro impegno a valorizzare il territorio di origine”.

Ornella gli fa da eco sottolineando che “Extempore stesso è una sfida, simbolo di come affrontiamo l’imprevisto: con creatività e rispetto per le nostre radici. È un Sauvignon nato da una vinificazione imprevista, che ha bisogno di tempo per esprimersi pienamente, ma che nel bicchiere rivela tutta la sua energia e dinamismo”. Effettivamente stiamo vivendo in un’epoca frenetica, in cui siamo costantemente a corto di tempo. Quest’evento ci ha proposto un’occasione in cuiil vino, nella sua condivisione, ci ha regalato il dono di rallentare. Dopo la degustazione delle due annate, ci siamo confrontati con i presenti su questa riflessione,parlando di territorio, sfide e lungimiranza. Infatti èproprio nell’attesa che possiamo comprendere se un gesto o un evento estemporaneo possaaprire nuove strade, nel vino come nella vita personale e professionale.

A tal proposito Marco Tonni, esperto agronomo e consulente in sostenibilità, membro del gruppo di lavoro Sata Studio Agronomico, ha sottolineato l’importanza di una consapevolezza profonda: “Studiare la terra è essenziale per capire come ridurre l’impatto sul suolo. La vite non può spostarsi, dipende dal terreno in cui affonda le radici, e il nostro compito è renderlo ospitale, ragionando come le radici stesse”. Ha poi illustrato il metodo Biopass, studiato per valutare la qualità biologica del suolo: “I migliori vini nascono dai migliori terreni, dove la biodiversità è fondamentale. Senza di essa, il terroir, l’essenza del vino, non può esistere”.
Extempore Sauvignon Collio Doc
I grappoli, dopo la vendemmia, vengono sottoposti a una macerazione pellicolare. Successivamente il mosto fermenta e affina sui lieviti in tonneau da cinque ettolitri per circa nove mesi. In estate viene imbottigliato, per poi attendere almeno cinque anni prima dell’uscita.
2018
Dopo un colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso ha profumi di frutta matura tra cui la pesca bianca, poi agrumi, erbe aromatiche tra cui la menta, un leggero sentore di fiori gialli, di spezie tra cui il pepe bianco, per poi porgere note minerali tipiche del Collio. Al palato è fresco, glicerico, sapido, elegante, equilibrato, dalla lunga persistenza, con un retrolfatto tra l’agrume, che si fa leggermente amaricante, con un tocco di frutta tropicale, un finale appena mentolato.
2016
Calice di colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso è più evoluto, a partire da note di idrocarburi, poi di frutta matura, di agrumi quasi canditi, seguiti da spezie, con leggere note tostate, poi zafferano e miele. All’assaggio mostra grande freschezza, è glicerico, un po’ sapido, equilibrato, con una lunga persistenza, un retrolfatto su note di frutta tropicale matura e un accenno di idrocarburi.
Photo @ Carola Nitsch