SICILIA EN PRIMEUR 2012

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di Susanna Varano

Ogni anno “Sicilia en primeur” accende i riflettori su un singolo territorio. Quest’anno si sono accesi sull’Etna.

L’Etna, Doc riconosciuta nel 1968,  attualmente ha una estensione di 440 ettari e produce circa 1 milione di bottiglie. La zona di produzione è una sorta di “mezza luna” che circonda le pendici del vulcano da nord a sud ovest, e i vigneti sono coltivati tra i 400 e i 1000 metri sul livello del mare. Le varietà coltivate sono in prevalenza Nerello Mascalese a  bacca rossa e il Catarratto a bacca  bianca. Il professore Attilio Scienza, insieme alla regione Sicilia e all’Università di Milano, ha condotto il progetto della zonazione. Nella conferenza, tenutasi a conclusione delle degustazioni, il professore, nel suo intervento ha ribadito che l’Etna “ è un vero punto di riferimento nella viticoltura mondiale, qualcosa d’irripetibile – prosegue Scienza- perché stiamo parlando di un territorio  capace di evocare tutta  una serie di messaggi importanti, che servono a raccontare un vino e a renderlo più appetibile. In più l’Etna è una terra dove non manca il senso della storia – conclude il professore –  quel “qualcosa in più” che in Australia o in Sud Africa non c’è e non ci sarà mai.

Un terrori unico e irripetibile, dove la variabilità dei terreni, del clima e delle esposizioni  danno prodotti altrettanto diversi, perché, oltre al Nerello Mascalese e al Catarratto, questi vini vedono il contributo di circa 150 varietà minori, che contribuiscono a dare vini unici. E sul vulcano troviamo le “grandi firme” del vino siciliano: da Benenti, a Tasca d’Almerita, a Planeta, a Cottanera, a Firriato,  a Federico Curtaz (per citarne alcune), che oggi sono affiancati da giovani produttori emergenti, che hanno creduto nella potenzialità e nella diversità di questa terra.

Per dirla ancora una volta con le parole del professore Attilio Scienza: “ contro il rischio della banalizzazione è sempre più importante produrre vini originali che scaturiscono da viticolture  con solide radici culturali, che vantano varietà autoctone su territori di antica tradizione qualitativa.” Quindi la biodiversità viticola come risorsa economica, per lo sviluppo del territorio.

La kermesse siciliana, organizzata da Assovini , coadiuvata dall’ufficio stampa  Thurner, ha visto protagonista l’annata 2011. Nei 200 vini degustati, abbiamo potuto constatare l’innalzamento qualitativo delle varie produzioni, che mantengono comunque un carattere tutto siciliano. Assovini Sicilia è un organizzazione nata nel 1998 tra produttori, ovvero Diego Planeta, Giacomo Rallo e Lucio Tasca. Oggi annovera 66 aziende socie, rappresentative dei vari terrori siciliani, ed interessa 80% del vino imbottigliato, destinato per il 42% al mercato nazionale e per il restante 58% ai mercati esteri. Il fatturato complessivo dei soci nel 2011 si è attestato intorno a 250 milioni di euro.

Il nuovo presidente di Assovini, eletto nel 2011 è Antonio Rallo (Donnafugata), la nuova generazione che, dopo aver ringraziato i predecessori “per quello che hanno fatto a favore del vino siciliano, investendo risorse ed energie per dare visibilità al potenziale viticolo della nostra terra”, come obbiettivo si è prefisso di “rinnovare nella continuità”.

Intanto la Sicilia con i suoi vini è sotto i riflettori del mondo intero. C’erano giornalisti di ogni parte del mondo, che hanno apprezzato la magnifica ospitalità e l’ottima qualità dei vini.

Arrivederci al prossimo anno.

 

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Valentina Venturato

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