Il Kerner di Abbazia di Novacella in verticale
Il vitigno è arrivato in Valle in punta di piedi e ora ne è un baluardo. Verticale profonda dei Praepositus secco e Passito
Era l’anno 1142, quando il beato vescovo Artmanno fondava l’Abbazia di Novacella (nella foto di apertura di Wolfgang Gafriller). Da allora si sono succeduti accadimenti e fatti, che hanno determinato fasi di crescita ed espansione del complesso claustrale, a momenti drammatici e di devastazione. Un lunghissimo percorso, che ha portato oggi i canonici agostiniani a gestire un monastero che si muove tra parrocchie e collegi, tra arte e cultura, tra attività agricole e commerciali.

Nel 1630 la prima produzione di vino di qualità
Era tutto segnato sin dall’inizio. Novacella era all’incrocio delle vie dei pellegrini e dei commercianti che, attraverso la Valle Isarco e la Val Pusteria, raggiungevano le loro destinazioni, portando con loro fede, merci, sapere e informazioni. Oggi Abbazia di Novacella vuol dire monastero, convitto, corsi di formazione, centro convegni, eventi, museo, nonché attività agricola e vitivinicola. Partendo proprio da qui, citiamo date e dati, molto significativi. Prima tra tutte, la conferma che Abbazia di Novacella risulta essere una delle più antiche cantine attive al mondo, tra poco compirà ben novecento anni. Dopo l’avvio dei primi vigneti, a bacca rossa e ahimè piuttosto scadenti, viste le difficili condizioni di allevamento imposte dalla Valle Isarco, verso il 1630 l’Abbazia acquista altri vigneti a sud di Bolzano e avvia la produzione di vino di qualità. Solo verso il 1900 si inseriscono vitigni alternativi, come il sylvaner o il pinot bianco e si acquisiscono altri poderi, dove coltivare schiava e pinot nero. Nel 1961 viene fondato il Consorzio Vinicolo WPG, attraverso il quale sessanta coltivatori conferiscono le loro uve all’Abbazia.

I vini monovigneto nel 2023
Nel 1997 nasce la linea Praepositus, dedicata ai migliori vini rossi, soprattutto Lagrein e Pinot Nero, alla quale poi sono stati aggiunti sorprendenti vini bianchi provenienti da uve Sylvaner, Kerner, Sauvignon, Gewürtztraminer, Riesling e Grüner Veltliner. Vini ricchi di struttura e mineralità, regalo del clima e della quota di allevamento (fino a circa novecento metri), che possono invecchiare nella serena tranquillità delle cantine abbaziali. Ai giorni nostri, l’anno 2020 vede sbocciare una nuova linea: la Insolitus, in cui innovazione e tradizione si fondono, dando luogo a etichette ed esperimenti particolari. Vini affinati in anfora, altri parzialmente dealcolati, vinificazioni in rosa e anche spumantizzazioni con metodo classico. Infine il 2023 porta in dote le prime due etichette di vini “monovigneto”: il Sylvaner Stiftsgarten e il Pinot Nero Riserva Vigna Oberhof. In sintesi quindi, l’Abbazia gestisce due aziende agricole, una in Valle Isarco a Novacella e l’altra, la Tenuta Marklhof, a Cornaiano. Produce annualmente circa 850.000 bottiglie, di cui l’80% di vini bianchi, esportando in quaranta paesi nel mondo. È proprietaria di boschi, meleti e pascoli d’altura. Realizza annualmente mille seminari e accoglie all’interno della Stiftskeller (la cantina dell’abbazia) in media quasi duecentomila turisti e visitatori, di cui settantamila soltanto per la parte museale, regalando a tutti l’esperienza di visitarne i giardini e la biblioteca, potendone ammirare i tratti gotici e barocchi in tutto il complesso abbaziale, dal chiostro al Pozzo delle Meraviglie.

Esperimento Kerner
Riferimento ormai per i suoi vini bianchi più iconici come Gewürtztraminer, Riesling e Sylvaner, l’Abbazia si è fatta portabandiera di un interessante vitigno che, arrivato in Italia negli anni Ottanta dall’Austria e dalla Germania, ha visto trovare, soprattutto in Valle Isarco e Val Venosta, il suo naturale ambientamento, fino alle quote quasi estreme di otto-novecento metri. Qui il kerner sta dimostrando grande capacità di adattamento a terreni di varia composizione, ma soprattutto un’ottima resistenza ai climi freddi, adattandosi perfettamente alle condizioni dell’alta montagna. È un incrocio tra schiava (a bacca rossa) e riesling renano (vitigno aromatico a bacca bianca) con elevata produttività e quindi grandi rese. Il vino che ne deriva può essere definito il fratello minore del Riesling. Ne condivide diversi tratti: una buona struttura, forse anche maggiore, bella e significativa freschezza, tanta mineralità, aromaticità spiccata e appena poco meno acidità. Nel 1993 ha ottenuto la Denominazione di origine controllata “Alto Adige Kerner”. I numeri di Abbazia di Novacella parlano chiaro. In questi ultimi venti anni, a fronte del costante apprezzamento per il Gewürtztraminer, capace di circa 120.000 bottiglie quale seconda varietà dell’Alto Adige, dell’altalenante andamento del Müller Thurgau, che sembra aver fatto perdere le sue tracce, il Kerner è in continua e perentoria ascesa, al punto tale che la produzione annua dell’Abbazia ha ormai quasi raggiunto le 300.000 bottiglie.

La verticale del Kerner Praepositus
Kerner, un vino nuovo per l’Italia. Un vino che sta riscuotendo notevoli successi, perché capace di proporsi giovane, come l’edizione 2023, dinamico e informale, grazie alla piacevolezza del frutto polposo che sprigiona, all’aromaticità che lo caratterizza e ad una freschezza quasi esuberante. Oppure, in una veste più seria e compassata, quella del Praepositus 2001, alla quale il tempo ha donato fascino sobrio e distinta eleganza, ancora ricordi floreali, mineralità nette, ma non invadenti e comunque dal sorso fresco e vitale. Tra questi due estremi temporali, ci sono poi le annate, le stagionalità, a fare la differenza; come la 2018 che, dopo le gelate dell’anno precedente, ha regalato grande qualità alle uve, dando maggiore struttura al vino e sottraendogli un po’ di acidità. Altrimenti, ripensando alla vendemmia 2016, con un’estete calda in un’annata piovosa, che ha permesso di ottenere comunque vini freschi e fruttati, particolarmente intensi e profumati. O come nel 2011, anno caldo, ma con un’estate fresca, in cui si è sviluppata buona acidità e mineralità, riuscendo a mantenere frutto ed espressività. Diverso il 2006, quando si è dovuto vendemmiare verso metà ottobre e questo ha prodotto un vino denso di aromi e grande finezza, morbido e ricco, ma sempre di buona freschezza, capace di contrastare una percentuale d’alcol maggiore.

Kerner Praepositus Passito
A testimoniare la capacità di invecchiamento delle uve, la ricchezza e l’intensità dei profumi e degli aromi, unite alla naturale dolcezza e alla struttura di questi vini, assaggiare la lontana versione 2009 e la contemporanea 2022, è stato un vero piacere. Il più giovane dei due è un vino dolce e fresco, ricco di frutti chiari maturi e speziature, che mantiene un corretto equilibrio, grazie a una spiccata acidità, che bilancia lo zucchero residuo. Il più distante nel tempo, perfettamente integro nella struttura, marca ancora distintamente il sorso, con note di pesca e pera mature, nonché di albicocca disidratata, avvolte da una sottile scia dolce, affascinante e golosa, senza perdere tuttavia l’eleganza e la sobrietà, che lo caratterizza perfettamente.