Chardonnay Troy di Cantina Tramin non teme i grandi del mondo
Cantina Tramin produce la Riserva Chardonnay Troy in altitudine su suoli vulcanici, fondendo il respiro alpino con il calore mediterraneo
Era il 12 ottobre 2018, quando Cantina Tramin presentava l’Alto Adige Riserva Chardonnay Troy 2015, prima annata di un vino, proveniente da due vigneti in località Sella, comune di Termeno, posti ben oltre cinquecento metri di altitudine. C’eravamo. La presentazione avveniva in un periodo in contro tendenza per lo Chardonnay fermo elaborato in legno, sempre meno presente in Italia. Will Stürz, enologo storico della Cantina Tramin, seguiva queste parcelle dagli anni novanta perché si comportavano molto diversamente da quelle di media collina, tanto che la vinificazione è stata sempre separata fino a portare alla decisione, molti anni dopo, di realizzare una nuova etichetta prestigiosa.
Sono passati sei anni e mezzo e ci siamo ritrovati per assaggiare diverse annate di Troy, a partire dalla prima. Come fu in occasione della presentazione, il vino è stato degustato alla cieca in confronto con altri vini di riferimento internazionali, anche italiani.

Questa volta per ogni annata di Troy assaggiata c’erano due importanti comprimari coevi: le aree erano Piemonte Langhe, Corton Charlemagne Grand Cru, Mersault Premier Cru, Sonoma Coast, Charlemagne Gran Cru e Mendoza. Le annate 2015, 2018, 2021. L’accenno di cronaca offre lo spunto per delle considerazioni sul posizionamento del Troy che incontra vini molto blasonati tenendo loro testa, proponendo la sua forte identità di terra alpina baciata da un sole mediterraneo. Le vigne, infatti, sono esposte a est e alle loro spalle hanno la Costiera della Mendola che sale verticalmente; si crea uno schermo posteriore che amplifica l’esposizione solare diurna, mentre di notte diventa uno scivolo che porta giù dalla vetta, a oltre duemila metri, dell’aria fredda. Il pomeriggio si sentono anche gli influssi dell’Ora del Garda e ovviamente il sole tramonta prima che sul versante opposto dell’Adige. L’affioramento del suolo vulcanico porfirico, più continuo nei dintorni di Bolzano, molto meno allontanandosi, crea condizioni particolari in cui i vigneti giovani producevano dei vini esili, tutta finezza. Ora invece, e già nel 2015, con oltre due decenni alle spalle in cui sono stati gestiti con diradamento, hanno trovato un equilibrio che porta a un vino di grande energia e vitalità, in grado di conservare un quadro acido incisivo; non solo generano una struttura tale che che consente la vinificazione in barrique, lo svolgimento della malolattica, la permanenze dell’assemblato ancora sulle fecce fini per un totale di circa trentatré mesi, undici passati in legno.

La grande energia delle uve si ritrova in un vino che propone un frutto molto vigoroso e riesce a conservarlo integro a distanza di otto anni dall’imbottigliamento, ovviamente guarnito di minerali, spezie, tostature, pasticceria, frutta secca con tracce ancora fiorite… In bocca il ritmo è incalzante e l’insieme è avvolgente, equilibrato, come riscontrammo nel 2018 assaggiando la stessa annata 2015.
Passando all’annata 2018, è un vino generoso e invitante, figlio di un contrasto tra calore diurno e fresco notturno che è stato più netto, portando al calice dialettica, incisività, forza. E poi la 2021, che ha dati analitici simili alla 2015, mostrando però maggiore eleganza, probabilmente dovuta anche all’ulteriore incremento di età delle viti. Insomma un grande vino che manifesta capacità evolutive sempre più importanti con il passare delle annate. Ci auguriamo di poter riassaggiare la 2015 tra dieci anni, con la certezza di trovare un calice integro ed emozionante.
Photo @ Cantina Tramin