Josetta Saffirio, eredità e futuro delle Langhe
Condotta da Sara Vezza, Josetta Saffirio vive l’alleanza con il gruppo Brave Wine di Renzo Rosso per un futuro di grandi rossi e bollicine
Josetta Saffirio la madre, Sara Vezza la figlia. Sono le artefici del successo di un’azienda che ha redici nella terra delle Langhe. Josetta a partire dagli anni Ottanta e Sara con il nuovo millennio hanno disegnato una realtà caratterizzata da una forte identità territoriale, poggiata sul temperamento impavido di entrambe. “La storia di Saffirio inizia ai primi dell’ottocento – racconta Sara Vezza, quinta generazione e oggi a capo dell’azienda -,quando il primo Saffirio si sposta dall’Alta Langa alla collina di Castelletto di Monforte d’Alba, dove costruisce una casa per la sua famiglia e inizia a dedicarsi alla viticoltura. A lui segue il figlio, Giovanni Battista, padre di mio nonno Ernesto. È quest’ultimo il vero eroe della famiglia, che ha saputo infondere in mia madre Josetta l’ardore e l’attaccamento per queste radici”.

La svolta e lo sviluppo
Negli anni Settanta Josetta fonda l’azienda vinicola, smettendo di vendere l’uva come facevano i predecessori, e già a inizio degli anni Ottanta la nuova realtà si afferma e trova riscontro nel mercato. A fine anni Novanta la decisione di passare il testimone a una giovanissima Sara che, dopo la laurea in scienza delle comunicazioni a 22 anni, nel 2002 è ormai a capo dell’azienda, coadiuvata dalla mamma, agronoma, e dal papà enologo. Una successione tutta al femminile che dalle mille bottiglie di fine anni Novanta è arrivata con Sara a superare le centomila.

L’oggi e il futuro
La scelta dell’agricoltura biologica, di un approccio sostenibile in tutte le sfaccettature, inteso a rispettare l’ambiente, nel senso più ampio del termine, e le tradizioni, favorendo la biodiversità, è una strategia produttiva che viene testimoniata con la scelta di mettere in etichetta l’orchidea selvatica delle Langhe: scelta di rebranding effettuata negli ultimi anni, che identifica la linea produttiva “Orchidea”, ovvero la gran parte della produzione aziendale. Si aggiunge la linea “Cru”, fatta di cinque vini Barolo, le Mga Bussia, Persiera, Perno, Ravera, e la Riserva, figlia del vigneto impiantato nel 1948.

Un importante investimento è stato fatto ritornando in Alta Langa con l’acquisizione di otto ettari a Murazzano, interamente dedicati alla produzione di Alta Langa Docg che, evidentemente, è destinata nei prossimi anni a diventare la denominazione con maggiore produzione in azienda. Infatti sono circa sei ettari a mezzo quelli dedicati al Barolo, mentre Rossese, Nebbiolo, Barbera e Nebbiolo spumante sono il frutto di cinque ettari e mezzo.

La degustazione
Non potevamo non partire dalle bollicine di Alta Langa, un prodotto giovane dell’azienda ma che ha un futuro importante. Trovate la degustazione completa qui, in Sparkle 2026. Poi ci siamo immersi nelle declinazioni di Barolo, dal Barolo del Comune di Monforte d’Alba 2020 della linea Orchidea, al Ravera 2019 e al Castelletto Riserva 1948 2018 della linea Cru, in un crescendo di complessità e struttura, tra respiri balsamici, ma sempre conservando una bevibilità estrema, che nel primo vino è quasi sfacciata.
La sorpresa finale è stata una magnum del cru Persiera 2013, un vino già entrato in una fase più emozionale di cui raccontiamo qualche dettaglio. Il gioco tra frutto e spezie ammalia, con una dialettica che va dall’arancia rossa alla carruba, dalla noce moscata al pepe bianco, alla liquirizia in radice e stecca, con un respiro balsamico di verde e resina, mentre si concede il cioccolato, con il tabacco, il panpepato, il panettone… Bocca fascinosa per eleganza tannica e verve, di grandissima beva e dinamica netta e avvincente. Il tannino, infatti, è finissimo e setoso, un voile che aggiunge texture, sollecitando sul palato un frutto ancora vivo.