A Roma apre Retroscena ed il foyer torna a vivere

Nel teatro Spazio Diamante, apre un wine bar con cucina nel foyer. Un luogo da vivere prima e dopo lo spettacolo, anche senza biglietto.

Allo Spazio Diamante di via Prenestina 230 a Roma, apre la vineria del teatro nata dall’incontro tra Alessandro Longobardi e il gruppo Drink Kong. Si tratta di un foyer aperto al pubblico ed ovviamente anche agli artisti ed al quartiere tutto, con quasi sessanta etichette di vini artigianali e una cucina che parte dal forno. Un luogo da vivere prima e dopo lo spettacolo.

A Roma apre Retroscena ed il foyer torna a vivere

Il teatro si toglie il trucco

Ha aperto allo Spazio Diamante, in via Prenestina 230, Retroscena – Vineria del Teatro, un progetto che restituisce al foyer la sua funzione originaria di luogo d’incontro. È lo spazio in cui il teatro si toglie il trucco: attori, pubblico e quartiere possono ritrovarsi prima dello spettacolo, dopo, oppure anche senza assistere ad alcuna rappresentazione. Il teatro non è più soltanto il luogo della scena, ma uno spazio sociale da frequentare, capace di creare relazioni prima e dopo il sipario. L’idea nasce dalla sinergia tra il direttore artistico dello Spazio Diamante, Alessandro Longobardi e Patrick Pistolesi, fondatore del Drink Kong insieme a Richard Ercolani. Dopo una lunga riflessione sul valore culturale dell’incontro tra le due realtà, si è aggiunto Federico Norveti, esperto nella direzione del processo produttivo dei lieviti, coordinatore del nuovo locale e costruttore di rete tra i produttori artigiani del Lazio. Sono tre percorsi diversi che si intrecciano. Longobardi porta il lavoro svolto alla guida di uno spazio rilanciato e completamente ristrutturato nelle sue tre sale, con una direzione artistica dedicata al teatro contemporaneo. Pistolesi, che ha iniziato sul palco come attore, ha trovato nel bar e nella mixology una nuova forma di espressione, costruendo con Ercolani una narrazione personale della cultura del bere, tra cocktail e vino. Norveti porta un cammino che attraversa sala, laboratorio, impasti e territorio, dalla ricerca sui lieviti al rapporto con i produttori artigiani. «Il rilancio di uno spazio contemporaneo come lo Spazio Diamante passa per l’aggregazione di nuovo pubblico, prevalentemente under 40», dichiara Longobardi. Per questo cercava un partner di qualità: non un gestore di bar, ma un vero cultore del benessere che nasce dall’amore per il proprio lavoro. Nella passione e nello stile di Pistolesi ha trovato quello che cercava. «Prima e dopo uno spettacolo – aggiunge – vivremo un altro spettacolo: quello del gruppo Drink Kong».

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Non è un wine bar a tema

Il legame con il teatro attraversa Retroscena senza trasformarlo in una scenografia. L’identità visiva parte dai vecchi copioni dattiloscritti: carta, macchina da scrivere, segni editoriali e il cognac come colore guida. Il segno distintivo è una “e” difettosa, leggermente fuori registro, che ritorna nelle parole del menu come un refuso voluto. La carta è scritta come un copione e divisa in atti, mentre sulle tovagliette trovano spazio battute dedicate al vino di Shakespeare, Goldoni, Molière e Oscar Wilde. Il teatro è raccontato attraverso dettagli e imperfezioni, non attraverso la decorazione ed è per questo che al centro resta il foyer «una volta il foyer era vivo – racconta Pistolesi –. Si arrivava presto, si parlava, si beveva, e dopo lo spettacolo si restava a discuterne. Retroscena vuole riportare quella vita lì, per chi va a teatro e per chi passa semplicemente a bere un bicchiere». Il vino è il punto di partenza della proposta; la carta comprende quasi sessanta etichette di vignaioli artigianale, tra bianchi, rossi, rosati, bollicine e metodo classico, con prezzi compresi tra 24 e 39 euro a bottiglia. Un terzo abbondante della selezione racconta il Lazio, attraverso vitigni come cesanese, bellone, passerina e procanico. Accanto, etichette da Abruzzo, Marche, Molise, Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Liguria, oltre a due incursioni in Austria e nella Loira. Al calice vengono proposti il Bianco e il Rosso “del Teatro” e una selezione di bollicine. Da Retroscena non si parla di “vini naturali”: la definizione scelta è volutamente più semplice, “vini ben fatti”. Sono bottiglie di vignaioli che seguono la terra e le stagioni allontanandosi dalle logiche industriali. Ogni bottiglia ha un autore e ogni annata è diversa dalla precedente, proprio come una replica teatrale non è mai identica a quella della sera prima.

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Una cucina con l’anima da forno

Accanto al vino, la proposta comprende vermouth e amari italiani, da bere lisci o, come suggerisce la carta, con ghiaccio e un tocco di soda. Completano il bancone una selezione di distillati, aperitivi italiani, cocktail classici e long drink, oltre alle birre artigianali romane di Jungle Juice. Un’offerta pensata per accompagnare l’attesa prima del sipario come la discussione che segue lo spettacolo. La cucina di Retroscena attinge a piene mani dai forni romani ed è per questo che in carta ci sono pizzette, lievitati, taco di pizza, fritti della tradizione romana e piatti da condividere, insieme ai dolci firmati da Casa Manfredi e dal forno Cipriani. Il punto di partenza è l’impasto: il condimento completa la pizza senza coprirne identità e sapore. È una filosofia che si ritrova in tutta la proposta, costruita intorno alla semplicità del prodotto e della materia prima. «Nella pizza cerco equilibrio, digeribilità, friabilità e soprattutto personalità e sapore – spiega Norveti –. I condimenti la completano, ma la protagonista deve restare lei a partire dall’impasto».