Arrigoni, storia di vite e di amore sui dirupi delle Cinque Terre

La radice di Arrigoni affonda nel 1913 e si è sviluppata nelle Cinque Terre e i Colli di Luni in Liguria, a San Gimignano in Toscana

Un’azienda familiare con tante sfaccettature e un tratto comune, l’amore e il rispetto per i luoghi. Abbiamo visitato alcune vigne delle Cinque Terre, con le relative piccole cantine, visto l’obbligo, ormai anacronistico, della vinificazione in zona per la Doc. E poi il centro di produzione di La Spezia, dedicato ai vini dei Colli di Luni e agli Igt. Strutture e terreni che sono tutti insieme identificati dal marchio Rosadimaggio, riportato sulle etichette con Arrigoni, per distinguerli dai vini Pietraserena, ovvero quelli toscani di San Gimignano.

Arrigoni, storia di vite e di amore sui dirupi delle Cinque Terre
Andrea e Sara

Generazioni in vigna

Ha superato i cento anni e agli albori il capostipite Gervasio, originario di Altopascio (Lucca) riusciva ad acquistare e vendere il vino dei contadini delle Cinque Terre, frutto di un lavoro immane, a mano e in zone impervie, che sostanzialmente oggi non è cambiato. Negli anni Sessanta, grazie ad alcuni mediatori, acquista Pietraserena nel comune di San Gimignano, luogo a cui poi si dedica il figlio Bruno, che lascia a Riccardo, suo figlio, la gestione dell’attività in Liguria. Qui Riccardo porta a compimento il processo iniziato da Bruno di acquisire i vigneti per gestire completamente la filiera: quelle terre in corso di abbandono, perché l’industria seduceva i contadini, vengono man mano acquistate e lo stesso accade nei Colli di Luni. Oggi sono diciotto gli ettari di proprietà in Liguria e sessantacinque in Toscana, a San Gimignano, per una superficie totale vitata di 58 ettari e circa 350.000 bottiglie. Arrivando in azienda si incontrano due generazioni all’opera: Andrea, unico figlio maschio di Riccardo e della moglie Milena, si occupa della tenuta di Pietraserena e delle vigne anche di Rosadimaggio. Sua sorella Sara è concentrata sulla produzione di tutti i vini liguri. Mamma Milena gestisce l’amministrazione e papà Riccardo, dopo essersi occupato quotidianamente di vigna e vino, continua con minore impegno ed è focalizzato sulle nuove idee, cosa che in verità ha sempre fatto, portando l’azienda ai traguardi di oggi. E poi ci sono tre figlie (Beatrice, Caterina e Sabrina) che hanno altre attività ma che danno sempre un contribuito, con Caterina in procinto di incrementare il suo sostegno a mamma Milena (nella foto di apertura, al centro Riccardo e Milena con i cinque figli e i nipoti).

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Terrazze vitate a Tramonti

Cinque Terre: eroica bellezza verticale

Per avere una percezione dei vigneti in questa area ci si deve andare. Sono terrazzamenti di origini millenarie, realizzati con muretti a secco che necessitano manutenzione continua. Alcuni sono più riparati perché all’interno di insenature; tutti posti su pendii ripidi, questa la morfologia del territorio. Quelli di Arrigoni sono spettacolari perché si trovano lungo la costa a strapiombo, da pochi metri a decine di metri di altezza sulla superficie del mare. La visita richiede in dei casi di camminare lungo sentieri impervi, in altri di salire utilizzando un trenino monorotaia, tanta è la pendenza, per poi proseguire a piedi. Anche per chi lavora questi giardini tra mare e cielo l’accesso è lo stesso, ma la fatica centuplicata. Per i visitatori le suggestioni che si provano sono difficilmente descrivibili (tanti poeti amanti del vino ci hanno provato); vi assicuriamo che nei calici si ritrova il respiro del mare e del vento di quei fazzoletti di terra strappati continuamente alla roccia.

Arrigoni, storia di vite e di amore sui dirupi delle Cinque Terre
Vendemmia

I vini, gli assaggi

Una gamma ampia, considerando i diversi siti, di cui vi parleremo ampiamente in uno dei prossimi numeri della nostra rivista cartacea. Qui intanto, proviamo a trasmettervi le sensazioni che suscitano i vini targati Cinque Terre, sono vini carichi di suggestioni come i luoghi che li generano. Ne raccontiamo due, ma l’overture spetta allo Sciacchetrà, il principe delle Cinque Terre. Poche centinaia di bottiglie per annata, figlie di un appassimento naturale e di una lentissima vinificazione in piccole botti di legno per un calice denso di frutto fresco e disidratato, dal fico, all’albicocca, al dattero, all’arancia, con una traccia salmastra intrigante e tanti aromi di macchia assolata. Bocca avvolgente, golosa e prepotente, per una degustazione che vorresti non terminasse mai.

Arrigoni, storia di vite e di amore sui dirupi delle Cinque Terre


Pipato 2024
Cinque Terre Doc
Uve: bosco 60%, albarola 20%, vermentino 20%
14,7% vol

I vigneti hanno circa trenta anni e come da tradizione portano le tre varietà miscelate, con una produzione che può raggiugere il chilo e mezzo per pianta. Siamo a strapiombo sul mare in un luogo che suscita forti emozioni, vigna Corniolo. Qui lo abbiamo assaggiato, in una giornata molto ventosa; il clima ha sottolineato l’energia profonda di un vino decisamente mediterraneo che dissimula immediatezza.
Infatti si racconta subito di frutto, porgendo anche golosi tratti esotici, ben miscelato alle erbe di macchia con respiri balsamici (lentisco e mentuccia in evidenza). Forte è la presenza minerale chiara, densa di salgemma e scisto. Bocca multidimensionale per una tensione succosa che avvolge la lingua e un palato sollecitato in modo avvolgente, con un substrato salino che alimenta il gusto. Esplode la dialettica frutto-salina nella bocca, che reclama un nuovo sorso. All’inizio del suo cammino. La vendemmia è unica e non potrebbe essere altrimenti, viste le difficoltà reali nell’effettuarla; l’albarola è la prima a maturare, segue il vermentino e infine il bosco. Ci si focalizza su una maturazione piena del vermentino con il bosco a creare il sostegno acido e l’albarola la tridimensionalità gustativa. È vinificato in acciaio in uvaggio e resta sulle fecce fini per cinque-sei mesi, prima del travaso finale e l’imbottigliamento. Non svolge la malolattica. Abbiamo assaggiato anche la prima annata, la torrida 2017, incontrando un vino affascinante, sontuoso e potente, palese riflesso di un’annata realmente violenta per i vigneti terrazzati delle Cinque Terre.

Arrigoni, storia di vite e di amore sui dirupi delle Cinque Terre

Percaso 2023
Liguria di Levante Igt
Uve: bosco 60%, albarola 20%, vermentino 20%
15% vol

Nel 2021 un vigneto era rimasto indietro in vendemmia ed era in fase di surmaturazione. La lucida decisione di vinificarlo senza mai pensare di miscelarne il vino con altre etichette ha consentito di ottenere un risultato estremo, per un tipologia non comune nel territorio, ma neanche altrove in Italia. Un vino semidolce, con un residuo zuccherino di circa trentasei grammi per litro che suggerisce abbinamenti con formaggi decisi, a partire dagli erborinati piccanti, giocando sul contrasto, ma anche pietanze a base di fegato, dai nostrani paté di fegatini di pollo ai foie gras di oca o anatra, a del fegato alla veneziana. Qui i caratteri sono più spinti nel frutto articolato, che non si siede grazie a una presenza multiforme di agrumi in polpa e scorza, sfumata da soffi di macchia mediterranea decisi, con note mellite, di zafferano e tanto salgemma. Bocca potente, avvolgente e salata, ben dotata in freschezza per una beva importante.