Garda Wine Stories 2026 per celebrare il nuovo del Garda Doc
Garda Wine Stories ha sottolineato l’impegno della Doc Garda a fronteggiare i cambiamenti del mercato, dal Low Alcohol alle bollicine
Garda Wine Stories è stata l’opportunità di sottolineare l’impegno di una denominazione a fronteggiare i cambiamenti del mercato, dal Low Alcohol alle bollicine.

Quando si parla di vino, da qualche tempo si finisce inevitabilmente per parlare anche dei vini cosiddetti No-Lo (uno dei soliti acronimi anglosassoni: in questo caso sta che sta per “no alcohol/low alcohol”). A volte il rumore su questo argomento è tale da sembrare che improvvisamente nel mondo non si voglia bere altro che vini dealcolati, o con un grado alcolico molto basso. Non è così. A oggi, almeno in Italia, i vini NoLo sono più chiacchierati che bevuti. Secondo un’indagine di TradeLab, se il 66% dei giovani tra i 23 e i 34 anni ha dichiarato di sapere cosa sono, quelli che li hanno già assaggiati sono solo l’8%, e anche se nel 2025 il segmento del vino analcolico italiano ha raggiunto i 55 milioni di euro, si parla pur sempre dello 0,1% delle vendite di vino nazionale.
Novità Garda Doc
Le cose però sembrano destinate a cambiare, e per venire incontro a una domanda crescente di questi prodotti, il Consorzio vini Garda Doc ha pensato bene di battere tutti sul tempo: con una modifica al disciplinare di produzione ha introdotto una Garganega a bassa gradazione. Così facendo, Garda Doc è diventata la prima denominazione ad aprire ai low alcol. Già dalla scorsa vendemmia (2025) infatti, quella che è la principale varietà bianca della denominazione può essere prodotta anche come vino fermo con soli 9 gradi alcol. “Questa revisione del disciplinare rappresenta un passaggio strategico per la nostra denominazione e per i produttori che ne fanno parte – ha detto il presidente del Consorzio Garda Doc Paolo Fiorini –. È il risultato di un confronto costruttivo con il Ministero e con gli operatori del settore, con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle nuove esigenze del mercato e dei consumatori, oggi sempre più attenti a vini identitari, versatili e contemporanei. È un passo avanti che rafforza l’identità del Garda Doc e ne amplia le potenzialità produttive e commerciali, mantenendo come filo conduttore la qualità e il legame con il territorio”. Dopo una prima presentazione allo scorso Vinitaly, i primi vini Garganega Garda Doc low alcol sono stati tra i protagonisti dell’evento “Garda Wine Stories”, tenutosi nei giorni scorsi alla Dogana Veneta di Lazise, durante il quale alcuni esperti italiani ed esteri hanno fatto il punto sulla situazione dei vini no e low alcol dentro e fuori l’Italia, analizzandone gli aspetti normativi, tecnologici e delle dinamiche di mercato.

No/Lo, il dibattito
Un aspetto è emerso chiaramente: nonostante i volumi siano ancora limitati (eccetto in Germania), la domanda mostra tassi di crescita robusti, in netta controtendenza rispetto al calo dei consumi del vino tradizionale: “I driver di consumo dei vini senza alcol sono noti, e sono i soliti: motivi di salute, ma anche di curiosità e inclusività (possono berli anche gli astemi, o chi deve evitarli per motivi religiosi, ndr) – ha detto Eugenio Pomarici, docente di Economia e Politica Agraria presso l’Università di Padova -. Si consumano soprattutto vini fermi. Malgrado questo, e in assenza al momento di un passaparola positivo, questi prodotti non sono ancora diventati di tendenza. Siamo ancora in una fase di grande incertezza su quali possano essere i processi da adottare per ottenere un prodotto attrattivo”. “Le persone non comprano vini con poco alcol perché li ritengono più salutari, ma perché sono soggetti a una tassazione inferiore – ha spiegato invece Patrick Schmitt, master of wine e redattore capo della testata britannica ‘The Drinks Business’ -. In Gran Bretagna sono soprattutto gli operatori a spingere la vendita dei vini a 9 gradi alcol, perché ci pagano sopra meno tasse. Per questo da nicchia stanno diventando una necessità commerciale. In questo contesto, i vini Garda Doc sono considerati molto promettenti grazie alla loro naturale freschezza e versatilità – ha continuato il giornalista -. I consumatori dicono di voler la moderazione nel bere, ma vogliono ancora che il vino sappia di vino.” Anche i wine lover tedeschi sembrano poco attratti dai vini senza alcol, e più incuriositi piuttosto da quelli con una bassa gradazione: “Sono percepiti come più sani, più naturali, e quindi più buoni, leggeri e sostenibili anche da un punto di vista ambientale – ha detto Karin Eymael, capo-redattrice della rivista ‘Weinwirtschaft’ -. Per questo i vini a bassa gradazione targati Garda Doc potrebbero trovare anche in Germania un mercato promettente”.

Tutte le novità del Garda Doc
Se quella della Garganega a 9 gradi poteva essere la novità principale, non è però l’unica: le modifiche al disciplinare della denominazione Garda, che racchiude ben dieci Doc tra Lombardia e Veneto, prevedono anche nuove tipologie di vini e importanti revisioni tecniche. Entrano nel paniere il Garda Müller Thurgau nelle versioni vino fermo, frizzante e spumante, e il Garda Rebo, come vino fermo. Per le versioni rosé spumante e frizzante debutta anche la specificazione Corvina, altro vitigno che, insieme alla Garganega, è una varietà autoctona tra le più rappresentative dell’area gardesana. Tra le novità spicca poi l’introduzione del Pinot Grigio Ramato Rosato, mentre nella categoria spumanti metodo classico si affaccia il termine Cremant (pressione della effervescenza inferiore a 4,5 atmosfere).

Nata solo dieci anni fa, questa denominazione oggi sta vivendo un momento di grande sviluppo. Il suo vigneto si estende su 2.358 ettari, gestiti da 250 produttori; le bottiglie annue prodotte sono più 23 milioni, l’89% delle quali sono di vini bianchi. “Sempre più consumatori ricercano vini versatili, contemporanei e coerenti con un approccio al bere più consapevole, senza rinunciare alla qualità, all’autenticità e al legame con il territorio. In questo scenario il ruolo di una denominazione è quello di interpretare il cambiamento con responsabilità e visione strategica, trasformando le nuove tendenze in opportunità di crescita per le imprese. – ha commentato il presidente Fiorini -. Garda Wine Stories è un progetto che non vuole limitarsi alla promozione della denominazione, ma si propone come osservatorio permanente sui principali mercati del vino, sui consumatori e sulle tendenze che ne influenzano le scelte. Il Garda è un territorio che ha sempre saputo evolversi senza perdere la propria identità. E la crescita della nostra denominazione passa dalla capacità di guardare avanti, investire in innovazione e continuare a valorizzare ciò che ci rende unici nel panorama vitivinicolo italiano”.