Garofano: storia di vino, territorio e passione nel cuore del Salento

Da sempre focalizzata su uve a bacca nera, Garofano lancia Bianca dei Censi, un Fiano del Salento nato per convincere e durare

Quella della famiglia Garofano è la storia di un legame profondo con la terra del Salento. La storia di una passione nata tra i filari del negroamaro, il vitigno simbolo di questi luoghi, costruita nel tempo attraverso competenza, ricerca e una visione capace di coniugare tradizione e innovazione. Severino Garofano è il capostipite di questa avventura.

Garofano: storia di vino, territorio e passione nel cuore del Salento
Interno della cantina

La grande eredità di Severino Garofano

Severino Grofano nato a San Potito Ultra, in Irpinia, e successivamente trasferitosi in Puglia, dopo il diploma alla Scuola Enologica di Avellino ha intrapreso un percorso che lo ha portato a essere riconosciuto come uno dei più autorevoli interpreti dei vitigni autoctoni del Sud Italia, tanto da essere ricordato ancora oggi come il “padre del Negroamaro moderno”. A Copertino ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico della Cantina Sociale, contribuendo in modo determinante alla crescita qualitativa del Negroamaro. Nel 1995 ha dato vita all’Azienda Monaci, recuperando una storica masseria ottocentesca, impiantando nuovi vigneti e realizzando una cantina dedicata alla vinificazione e all’affinamento. L’obiettivo era chiaro: produrre vini capaci di esaltare l’identità del territorio attraverso qualità, innovazione e profondo rispetto della tradizione. Oggi l’azienda si estende su 35 ettari di vigneti di proprietà nel territorio di Copertino, una delle aree storicamente più vocate del Salento per la coltivazione del negroamaro, affiancato da altre varietà identitarie come malvasia nera di Lecce e primitivo. I terreni calcareo-argillosi, il clima mediterraneo e la costante influenza dei venti provenienti dallo Ionio e dall’Adriatico favoriscono la produzione di uve di grande personalità. Il rispetto della materia prima e la ricerca dell’equilibrio guidano ogni fase del lavoro, dalla gestione del vigneto fino alla vinificazione.

Garofano: storia di vino, territorio e passione nel cuore del Salento

L’azienda Garofano di Renata e Stefano

Dopo la scomparsa di Severino, nel settembre 2018, il testimone è passato ai figli Stefano e Renata Garofano (nella foto i apertura), che continuano a custodire e sviluppare la visione del padre. Stefano, formatosi in ambito scientifico in Chimica, Viticoltura ed Enologia ha trascorso lungo tempo accanto a Severino nei principali distretti vitivinicoli internazionali, segue il marketing e i rapporti con il mercato nazionale ed estero. Renata, laureata in Economia e Commercio e sommelier Ais, segue l’amministrazione e le pubbliche relazioni, mantenendo al contempo vivo il rapporto diretto con la vigna e la cantina, cuore pulsante dell’azienda. Sono da poco trent’anni che la famiglia Garofano ha intrapreso questo percorso imprenditoriale importante, e oggi i fratelli Stefano e Renato, dando continuità al patrimonio di conoscenze e valori acquisito, guardano al futuro con rinnovato entusiasmo. Per celebrare questo importante anniversario, Garofano Vigneti e Cantine inaugura un nuovo progetto enologico destinato a diventare il primo capitolo di una collezione dedicata al dialogo tra memoria, territorio e contemporaneità.

Garofano: storia di vino, territorio e passione nel cuore del Salento
Interno cantina

Bianca dei Censi, la novità in bianco

Nasce Bianca dei Censi Salento Igp, ottenuto da fiano in purezza. È il nuovo vino bianco della cantina. Dopo anni trascorsi insieme e attraverso i grandi rossi e rosati da Negroamaro, questa etichetta amplia il racconto della famiglia Garofano con una nuova interpretazione del territorio. Bianca dei Censi custodisce nel nome la memoria della storia salentina e nel calice l’evoluzione: un vino elegante, autentico e luminoso, caratterizzato da profumi intensi e raffinati. Richiami alla macchia mediterranea e delicate suggestioni esotiche. Moderna espressione del Fiano nel Salento. Il nome, Bianca dei Censi, viene ripreso dalla storia. Il termine latino ad censum indicava nel Medioevo i terreni soggetti a tassazione, laddove i tributi venivano spesso pagati in natura e il vino ne era uno dei beni più preziosi. Bianca dei Censi omaggia così questo antico rapporto tra il lavoro dell’uomo, la fertilità della terra e il valore del vino.

L’affermazione del Fiano nella pianura salentina – in particolare del clone Avellino – è un fenomeno relativamente recente, che si è sviluppato, soprattutto negli ultimi quindici anni, in un territorio tradizionalmente vocato ai vitigni a bacca nera. Questa varietà ha dimostrato un’ottima capacità di adattamento ai terreni argillosi e al clima mitigato dai venti dei due mari, dando origine a vini di grande equilibrio, freschezza ed eleganza, capaci di interpretare il volto più contemporaneo del Salento. “Nel 1995, con timidezza ma anche con grande determinazione, mia sorella Renata e io abbiamo iniziato questo percorso insieme a nostro padre Severino – racconta Stefano Garofano -. Sembra ieri, e invece sono trascorsi trent’anni. Oggi continuiamo a portare avanti questo progetto con la stessa passione e la stessa energia. Per celebrare questo anniversario abbiamo scelto di ripartire da noi, dalle nostre radici e dal profondo legame con una terra fatta di pietra, modellata dai venti, stretta tra due mari e ricca di storie, contraddizioni e bellezza. Ripartire non significa ricominciare: significa evolvere, dare continuità a un percorso, trasformare ciò che è stato in ciò che sarà, perché il passato non scompare mai, ma diventa il fondamento del futuro”.

Garofano: storia di vino, territorio e passione nel cuore del Salento

Bianca dei Censi 2025
Salento Fiano Igt
12,5% vol


Giallo limone, vivido e di bella luminosità, esprime immediatamente un profilo fruttato intenso e maturo, con note di ananas, anche sciroppato, accompagnate da una chiara componente agrumata di Limone d’Amalfi e cedro candito. Subito dopo l’armellina che evolve poi verso sentori di nocciola e mandorla. La componente minerale, dapprima nettamente gessosa, si sviluppa progressivamente su toni più profondi di tufo grigio con nuance terrose in bel contrasto con soffi di tiglio e fiori secchi, cui si affiancano note balsamiche di resina, legna d’abete e cipresso. Una peculiare vezzo aromatico, elegante e ben definito, riporta all’Acqua di Colonia classica, mentre nel finale accenni di susina rossa matura. In bocca il vino mostra buona struttura e un equilibrio convincente, tra volume e freschezza. L’acidità sostiene efficacemente la progressione gustativa, mentre la componente fenolica, inizialmente evidente, si integra rapidamente nella trama gustativa. Il sorso è dinamico, sapido e persistente. Ritroviamo la note agrumate e balsamiche, accompagnate da richiami di pasticceria e in particolare essenza di fiori d’arancio insieme a pastiera napoletana. Emergono respiri freschi vegetali che ricordano melissa e salvia. L’abbinamento ideale è con una rana pescatrice alla mugnaia, ma il vino possiede struttura e personalità sufficienti per accompagnare anche preparazioni più complesse, come uno spezzatino di vitello in fricassea.
Un Fiano interessante, espressivo già oggi e dotato di un potenziale evolutivo che merita una nuova valutazione tra quattro o cinque anni.