Bruno Paillard: Champagne Blanc de Blancs 2014
Cuzziol Grandi Vini e Bruno Paillard presentano la nuova annata del Blanc de Blancs, festeggiando 25 anni di stretta collaborazione
Come ha sempre fatto, Bruno Paillard (nella foto di apertura) viene in prima persona a presentare in Italia i suoi vini. In questo caso lo ha accompagnato la moglie Marie e l’uomo con cui ha costruito la sua fortuna in Italia, Luca Cuzziol.
Il Blanc de Blancs 2014 è stato l’oggetto del viaggio, ma è stata anche l’occasione di festeggiare i venticinque anni di parteniariato tra Paillard e Cuzziol, divenuto con il tempo sempre più stretto. Il fatto che sia Bruno che la moglie Marie parlino italiano la dice lunga sul loro rapporto con il Bel Paese.

Sin dal debutto aziendale, nel 1981, Bruno Paillard ha avuto come obiettivo la freschezza, la gentilezza e la raffinatezza, non la ridondanza o la potenza. Nel decennio successivo la sua visione lo portò a cercare di acquistare vigneti nelle migliori zone della Champagne, non già per fare vini di vigna, quanto piuttosto per soddisfare appieno la sua concezione del prodotto, un vino di assemblaggio che gode dell’incontro/scontro tra vini base di forte personalità, alla ricerca di una identità incisiva. “Il nostro vino è per l’80% di vigneti di proprietà, al fine di produrre Champagne multicru e, in maggioranza, multiannata. Abbiamo vigne in tutte le aree più importanti – spiega Bruno – e compriamo qualcosa da provenienze che non abbiamo, ma con una relazione estremamente stretta e datata. Ho acquistato i vigneti per poter gestire le viti al fine di obbligarle a scendere in profondità nel terreno per estrarne il meglio e trovare un equilibrio stabile. Le aiutiamo trattando il terreno meccanicamente in modo dolce, fino a circa quindici centimetri di profondità. E poi la gestione della vigna è fondamentale in questo periodo di passaggio in cui i tempi si sono compressi, oggi tra la fioritura e la vendemmia passano novanta giorni, mentre prima del cambiamento climatico erano cento”.
Il millesimato è quindi un prodotto che viene proposto quando emerge per identità nella produzione, in questo caso è figlio di un’annata fresca e allo stesso tempo loquace, giocata su contrasti per dei periodi freschi con piogge a metà estate e una parte finale della stagione calda perfettamente calda e secca, per delle uve bianche particolarmente buone e dei vini che sono un inno al consumo. Le uve, solo chardonnay, provengono dalla Côte des Blancs e in particolare da vigneti Grand Cru di Oger, Mesnil-sur-Oger, Cramant e Chouilly. Un quarto della massa è vinificato in piccole botti di rovere vecchie. Una volta in bottiglia resta sette anni sui lieviti e poi, un altro aspetto proprio della visione di Paillard, un lungo periodo di attesa dopo sboccatura, sedici-diciotto mesi, prima della commercializzazione. Questo aspetto ci fa toccare un altro tema importante per Bruno Paillard, l’informazione della sboccatura riportata in retroetichetta: un antesignano il produttore francese che riporta il dato, addirittura, dal 1983. Non solo, per Paillard l’evoluzione del vino dopo sboccatura è un valore, contrariamente al pensare comune più diffuso da sempre in Chamapagne, tanto da suggerirne l’invecchiamento fino a proporre delle vecchie sboccature insieme ad altre più recenti per consentire al consumatore di confrontarsi con la meraviglia dell’evoluzione in bottiglia, dopo sboccatura, del vino con le bollcine sottili, un aspetto in cui anche noi crediamo moltissimo, tanto da creeare nella nostra guida Sparkle una sezione dedicata alle vecchie sboccature.

Champagne Blanc des Blancs Extra Brut 2014
12,5% vol
Impatto olfattivo di grande finezza, con la freschezza in primo piano espressa in eleganti e articolate note agrumate con respiri floreali di biancospino e bei tocchi di nocciola secca. Ecco che si manifestano le tinte scure a partire da golosi sentori di cracker dolci alla confettura d’uva, che sono percorsi da minerali di selce e scisto, mentre avvertiamo pesca e albicocca con cenni di mandarino e toni golosi di pan di Spagna alla confettura di albicocche. In bocca la cremosità setosa sostiene una percezione di insieme di grande continuità, dove la dialettica tra freschezza succosa e salinità dà ritmo, allungando un sorso molto elegante e che invita a un nuovo assaggio. Coerente per via retronasale, gioca sulla netta dinamica dei chiaroscuri per distendersi sui minerali di salgemma e selce, ben integrati con gli agrumi.