Nasce l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano

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I sei distretti produttivi più significativi del Nord, Centro e Sud Italia (Bardolino Chiaretto, Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte, Salice Salentino e Cirò) fanno rete per la promozione unitaria dei vini ‘in rosa’ della tradizione italiana, costituendo l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano

Siamo stati testimoni di un atto formale unico nel panorama nazionale, ma anche mondiale: sei consorzi di tutela di vini rosati hanno dato vita a un istituto per diffondere la cultura del bere in versione rosa. Gli obiettivi non sono soltanto promozionali, ma anche economici e di ricerca. Si tratta di vini che sul mercato si trovano in concorrenza, ma che insieme avranno certamente un peso maggiore, specialmente nella promozione fuori Italia. Un’esperienza aggregativa unica che speriamo possa essere di esempio per ogni territorio del Paese. A Roma, in una sale del Ministero delle politiche agricole, forestali e del turismo, hanno apposto la firma sull’atto costitutivo, davanti ad un notaio, il neo presidente dell’istituto, Franco Cristoforetti (numero uno del Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino), insieme ai presidenti Alessandro Luzzago (Consorzio Valtènesi), Francesco Liantonio (Consorzio di Tutela Vini Doc Castel del Monte), Valentino Di Campli (Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo), Damiano Reale (Consorzio di Tutela vini Doc Salice Salentino) e Raffaele Librandi (Consorzio Vini Cirò e Melissa).

Tra gli intervenuti anche Luciano Nieto, Capo Segreteria Tecnica Ministro (Mipaaft), che, per l’occasione, oltre a portare i saluti del Ministro Centinaio, ha fatto un plauso a iniziative come l’Istituto: “fare sistema in Italia è molto difficile e quando si decide di farlo non possiamo che fare i complimenti per lo sforzo. Auguri dunque per un proficuo lavoro al neonato Istituto, che sono certo porterà a importanti risultati”.

Presenti inoltre Sebastiano De Corato, noto produttore, in rappresentanza del Consorzio di Tutela Vini DOC Castel del Monte, Dario Stefàno, Senatore della Repubblica, tra i primi a impegnarsi per la promozione del vino in rosa, e Luigi Cataldi Madonna, Vice Presidente Vicario dell’Istituto e noto produttore.

Abbiamo voluto usare la nuova definizione di vino rosaspiega il presidente dell’istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, Franco Cristoforettiperché è quella che riassume le diverse identità dei territori del Chiaretto gardesano, del Cerasuolo abruzzese e del Rosato pugliese e calabrese, tutte fondate su vitigni autoctoni. Come esistono i vini rossi e i vini bianchi, ci teniamo a sottolineare che in Italia esistono i vini rosa, che tra l’altro nulla hanno da invidiare per tradizione e qualità ai rosé francesi, oggi dominanti sui mercati mondiali, dove si bevono 24 milioni di ettolitri di vino rosato, ma dove l’Italia deve e può raggiungere posizionamenti più importanti (oggi il nostro prodotto rappresenta il 5% del consumo totale, ndr). Per competere a livello internazionale, tuttavia, abbiamo capito che non bastava essere portatori di una storia bimillenaria e aver raggiunto altissimi livelli qualitativi. C’è bisogno di una strategia comune, trasversale a tutto il Paese, e per questo abbiamo deciso di fondare un Istituto che rappresenta un traguardo storico, perché ha come fine prioritario quello di favorire una promozione unitaria e rafforzata, dentro e fuori dai confini nazionali, offrendo al comparto una spinta decisiva”.

Non solo, altra azione di primaria importanza è la costituzione di un Osservatorio permanente sul vino rosa per fornire una fotografia completa e puntuale del settore, anche grazie al supporto di Valoritalia, società leader nelle attività di controllo sui vini Docg, Doc e Igt, e Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani.

E noi, quelli di Bererosa, non possiamo che esserne orgogliosi!

Appuntamento con Bererosa 2019, il 2 luglio a Roma.

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