Nozze d’oro 2023, quarantesima annata del dono del conte Tasca
È il bianco iconico della contea Regaleali di Tasca d’Almerita, nato per amore da una mente visionaria che voleva identità e longevità
Per gli amanti del vino Nozze d’oro ha certamente suscitato degli incantesimi. L’etichetta nasce con l’annata 1984 e con l’intento di celebrare, l’anno successivo, i cinquant’anni di matrimonio. Un dono di Giuseppe Tasca d’Almerita alla moglie Franca.

Un vino nato da un uvaggio particolare
Un regalo dettato dal cuore questo che Giuseppe Tasca d’Almerita fa a sua moglie Franca, ma che fa anche a se stesso, visto che pensò a un uvaggio inconsueto, inzolia e sauvignon, scegliendoli in vigneti posti in altitudine, rispettivamente cinquecento metri e oltre seicentocinquanta. Il sauvignon era presenta in tenuta addirittura dagli anni Venti e in quel campo poi fu selezionato un biotipo, oggi noto come sauvignon Tasca, particolarmente dotato in carattere aromatico e longevità, guarda caso! Negli anni Ottanta anni le condizioni climatiche erano molto meno sbilanciate verso il caldo che oggi, anzi in alcune zone si rischiava di non riuscire ad avere una maturazione completa.

Quel bianco innovativo che appassionò i consumatori di allora
Regaleali è una tenuta che si trova in altitudine (in apetura una sua bella immagine panoramica) e pensare di produrre un bianco importante, tale doveva essere un vino per celebrare un evento unico, intorno a seicento metri non poteva che essere opera di un visionario. A quella altitudini non si cercava certo la potenza ma eleganza, carattere deciso e longevità, non senza correre rischi in annate meno semplici o quando negli anni Novanta si andava leggermente in surmaturazione. Rischi che nei ricordi di chi scrive si sono trasformati in esiti positivi quando parte delle uve furono attaccate da muffa nobile, portando in bottiglia vini da colpo di fulmine. E comunque negli anni in cui aveva la meglio il bianco carta che di fatto era un vino semplice e senza carattere, Nozze d’oro emergeva creando qualche dubbio nei consumatori meno appassionati: la maggioranza a quell’epoca, quando bevevamo quasi ottanta litri di vino pro-capite all’anno contro i meno di trenta di oggi.

Nozze d’oro continua a raccontare la storia di una famiglia
Alla quarantesima vendemmia Nozze d’oro ha mantenuto la sua fisionomia, godendo sempre degli stessi due vigneti, con un rinnovamento di quello dedicato al sauvignon, equipaggiato del biotipo selezionato in Tenuta. La vinificazione è sempre svolta in acciaio, evidentemente ciascuna uva separatamente visto che i tempi di maturazione sono diversi. Nel 2023 il sauvignon è stato vendemmiato a fine agosto, mente l’inzolia a metà settembre. Per il sauvignon è stata effettuata una macerazione a freddo prefermentativa e per entrambi una maturazione sui lieviti di cinque mesi, senza svolgimento di malolattica. L’assemblaggio a primavera 2024. A proposito di lieviti, l’azienda ha condotto un progetto per isolare dei lieviti indigeni. Ben cinquanta quelli incontrati nei vigneti, di cui tre sono stati scelti per la loro capacità di incrementare l’identità del vino. “Questo vino nasce da un sentimento e da una visione – racconta Alberto Tasca, nipote di Giuseppe, oggi alla guida dell’azienda -. Racchiude la storia della nostra famiglia e del nostro approccio al vino: radicato, ma sempre in cammino. Nel 2025 celebriamo anche la cinquantesima annata del Rosso del Conte: due vini, due momenti diversi, un’unica visione. Quella di mio nonno Giuseppe, che ha saputo immaginare il futuro della vitivinicoltura siciliana a partire da una visione lungimirante, che coniugasse radici familiari e innovazione territoriale. Per noi, produrre Nozze d’oro significa ogni anno rinnovare un gesto di dedizione, non solo verso le persone, ma anche verso la terra che ci ospita”.
La Degustazione
Nozze d’oro 2023
Sicilia Doc
13% vol

Invitante, vivace, bilanciato e goloso per un insieme dal carattere deciso e raffinato. Colora il calice di un bel giallo sole luminoso. Al naso è netto nelle percezioni di sambuco, in fiori e bacche, fuse con pesca e melone bianchi, mela Golden. E ancora, ginestra e mimosa irrompono con toni di salvia, dolcezze di uva spina e netti aromi di ribes nero, mentre scopriamo zenzero e l’ampia declinazione agrumata che parte con il limone per trasformarsi in un nitido e persistente mandarino. La tensione acida in bocca è succosa, la morbidezza adeguata in un insieme di buona trama, dotato di una lunga vena sapida. L’equilibrio e la succosità sostengono in primo piano la declinazione fruttata dolce del naso, ma non mancano e note vegetali e fiorite per un retrolfatto di grande persistenza.
Immagini @ Benedetto Tarantino