Tenute Rubino – Verticale di Susumaniello, equilibrio mediterraneo

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Sei annate del Susumaniello Torre Testa, a partire dalla 2001

di Francesco D’Agostino

Quanto sono belli i nomi dei frutti, raccontano spesso l’utilizzo che la popolazione fa di quel prodotto. Susumaniello, ma anche sussumariello, come riportano le cronache di inizio anni Settanta, parlando del vino tipico Ottavianello di Ostuni (rientrato poi nella Doc Ostuni, all’inizio focalizzata sul bianco) che comprendeva questa uva tra i vitigni che accompagnavano l’ottavianello. Storicamente questo era il suo destino, aiutare altre uve con la sua poderosa carica di antociani e tannini, ma anche di acidità. Siamo nella provincia di Brindisi, di cui Ostuni è una specie di faro marino gigantesco, un “presepe” che supera i duecento metri di altitudine e che visto di notte dal mare è molto più che suggestivo. Nella campagna Brindisina il susumaniello ha fatto per secoli questa funzione fino a quando nel 1999 Luigi Rubino ha deciso di farlo esprimere da solo, nel sua vigna fronte mare, su suolo sabbioso, vicino a Torre Testa, poco a nord di Brindisi. In realtà l’azienda di famiglia era dedita alla produzione di uva da vino e di ortaggi di alta qualità e Luigi a fine ani Novanta decide di iniziare a produrre il proprio vino, fondando l’azienda vinicola Tenute Rubino insieme alla moglie Romina Leopardi.

“Oggi siamo a oltre ventitré ettari, a cordone speronato e alberello. Nelle annate 1999 e 2000 non fummo contenti del risultato vinicolo, ma capimmo quando vendemmiare, visto che l’abitudine era di raccoglierlo con il negroamaro, mentre richiede almeno una settimana in più di maturazione – spiega Luigi -. Nel 2001, annata importante, fummo molto soddisfatti del risultato e andammo sul mercato a fine 2003. Suscitò curiosità in tanti colleghi del territorio e con questa il desiderio di impiantare e sperimentare. Già nel 2002 iniziammo lentamente a propagare gli individui migliori della vecchia vigna, impiantando qualcosa tutti gli anni e verificando che la sua espressione migliore la raggiungeva proprio lì, in vigne molto prossime alla costa su suoli sabbiosi. In realtà non abbiamo mai smesso di sperimentare, arrivando a produrre anche un rosso più giovane e un rosato, fino al metodo classico, visto che l’uva mantiene l’acidità anche se ci si spinge in avanti con la maturazione. Siamo usciti prima con un trenta mesi sui lieviti e poi con un quarantadue mesi, facendone anche un sessanta mesi in poche bottiglie che per questo consumiamo noi stessi”.

 

Degustazione

La degustazione è stata organizzata a Roma da Marina Thompson, presso il delizioso locale “La Ciambella”, alla presenza del produttore e condotta da Daniele Cernilli, alias DoctorWine. Sono state proposte sei annate. Tre veramente datate e sorprendentemente vive, 2001, 2003, 2004; le altre più recenti, figlie di un lungo lavoro di “scoperta e conoscenza” dei metodi di gestione dell’uva sia in vigna che in cantina, alla ricerca di un vino che oltre a conservare la sua innata capacità di vivere a lungo, diventasse più invitante da giovane, integrando in pochi anni il suo poderoso bagaglio tannico. Insomma, ecco un vino di forte personalità e ricchezza, che riesce a esprimersi in modo eccellente quando vive la sabbia e “gode” del vento del Mediterraneo.

 

Torre Testa 2001
Salento Susumaniello Igt

Rubino scuro con riflessi granati, al naso propone subito un invitante contrasto tra dolcezze di carruba e fico secco, con toni scuri di grafite, china, rabarbaro, sentori fumé. Si affacciano poi mora e mirtillo sotto spirito, sfumati da respiri balsamici per un insieme che  cresce in loquacità e finezza. Bocca ancora fresca e tannica, strutturata e coerente nel profilo di contrasti, sapida, con finale sulle note speziate e minerali scure.

 

Torre Testa 2003
Salento Susumaniello Igt

Figlio di un annata bollente, non presenta alcuna nota evolutiva e si rivela immediato nei toni di mora e mirtillo maturi e sotto spirito che restano protagonisti, accompagnati in secondo piano da note di frutti disidratati. Si aggiungono, tostature di pane, liquirizia e grafite, con sfumature balsamiche. Potente e alcolico, tannico, ma anche gentile e dinamico, con un profilo coerente che invita la beva a dispetto del calore.

 

Torre Testa 2004
Salento Susumaniello Igt

Accoglie scuro di grafite, liquirizia, pepe e tostature, poi si rivela nei toni di rovo in foglia e frutto e si allarga lentamente, nella espressione fruttata che comprende chinotto, mirtillo, prugna, anche sotto spirito. La bocca è compatta, dal tannino denso e sottile, salina, e di profilo scuro nel frutto, nei minerali e nelle spezie, ma non ci si stanca a rimetterci il naso, scoprendo anche nuance floreali di un vino che non dichiara sedici anni.

 

Torre Testa 2010
Salento Susumaniello Igt

Il colore diventa violaceo scuro. È subito intenso e in qualche minuto diventa anche leggiadro nel frutto di bosco e ciliegioso, con  spunti di rosa rossa e peonia appassite, speziatura sempre più decisa di liquirizia e pepe, con nette note di grafite. Morbido e salato al palato, in grado di avvolgere la potenza tannica meglio addomesticata dalla sinergia tra acidità, sapidità e morbidezza quasi zuccherina che ne incentiva la beva e la dialettica retronasale coerente, dal finale scuro.

 

Torre Testa 2012
Salento Susumaniello Igt

Il frutto è veramente intenso e caratterizzato da risvolti mentolati, percorso da respiri iodati e da note di macchia che ricordano elicriso e mirto. Sale la dolcezza in toni di crostate alle confettura, con invitanti tostature in contrasto con leggiadrie floreali. Tannico e succoso al palato, si caratterizza per una dialettica di grande dinamica dove morbidezza e acidità bilanciano la potenza del tannino e ne gode il retrolfatto coerente e invitante.

 

Torre Testa 2016
Salento Susumaniello Igt

Dolce e scuro di mora, mirtillo, cacao, pane di segale grigliato, percorsi da sentori di iodio e salgemma, da cenni di frutto in confettura, con pepe, liquirizia, menta, spunti di chinotto fresco che si fondono con floreali di peonia. Bocca compatta, tannica, ma succosa, di sviluppo ricco, mai ridondante, in un gioco di chiaro scuri e di alti e bassi che invita, confermando il naso e il potenziale evolutivo che è nel dna dell’uva.

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Francesco D'Agostino

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