Oltrepò Pavese, la mappa vitivinicola
A OltreGusto Oltrepò Terra di Pinot Nero è stata presentata la mappa vitivinicola dell’Oltrepò Pavese realizzata da Alessandro Masnaghetti
Pochi lo sanno, ma in Italia c’è una zona dove in assoluto si coltiva più pinot nero, circa il 70% della produzione nazionale: è l’Oltrepo Pavese. Situate a meno di cinquanta chilometri da Milano, strette tra i Colli Piacentini dell’Emilia Romagna e quelli Tortonesi del Piemonte, le sue colline sono da sempre una terra di confine, dove s’incontrano quattro province di altrettante regioni (Pavia, Alessandria, Genova e Piacenza). E anche se il protagonista della seconda edizione di “OltreGusto Oltrepo Terra di Pinot Nero”, tenutasi recentemente a Voghera, sono proprio la gastronomia e i prodotti d’eccellenza del territorio, nell’ultimo periodo si è tornati a parlare soprattutto del ritorno del Classese.

Il Classese
Nato nel 1984 dalla crasi tra le parole “Classico” e “Pavese”, il Classese è il marchio collettivo che dovrà ridefinire la locale Docg e sancire il ruolo dell’Oltrepò come unico distretto spumantistico interamente vocato ai blanc de noirs, gli spumanti metodo classico ottenuti solo (o quasi) con uve di pinot nero. “Oltrepò Terra di Pinot Nero è l’evento consortile che abbiamo creato per raccontare il vitigno che da oltre un secolo e mezzo è alla base dei vini più emblematici del nostro territorio – ha esordito la presidente del Consorzio stesso, Francesca Seralvo -. Questa è la sesta edizione e segna la fine di un triennio intenso e non facile. Il mondo del vino sta attraversando un momento complesso e anche il nostro territorio ha dovuto affrontare difficoltà e cambiamenti importanti. Credo tuttavia che proprio in questi tre anni l’Oltrepò abbia fatto una cosa fondamentale: ha scelto una direzione e soprattutto l’ha scelta insieme”. Oltre a un nuovo statuto consortile, a un nuovo disciplinare per il metodo classico Docg (con regole più rigorose) e a una revisione dei vini fermi per arrivare a definire una più chiara piramide di posizionamento, tra i progetti portati a termine nel triennio c’è stata anche la stesura di una mappa vitivinicola.

La mappa
L’esperto coinvolto non poteva essere che Alessandro Masnaghetti, noto critico del vino e ancora più noto cartografo dei suoi territori, che per la prima volta nella storia di questa denominazione ha realizzato per l’Oltrepo una mappa geoviticola, in 2D e 3D, e un manuale d’integrazione che analizzano nel dettaglio suoli, microclimi e colline. “Questo lavoro non è una zonazione – ha subito precisato il suo autore -. La zonazione è un lavoro strettamente scientifico e interdisciplinare. Essendo un’indagine altamente specialistica, si rivolge quasi esclusivamente ai tecnici e alle aziende agricole, il che rende il suo pubblico molto ristretto e circoscritto”. Viceversa, pur essendo stata condotta basandosi su precisi riferimenti scientifici e tecnici, questa mappa intende parlare a un pubblico molto più vasto, formato non solo da produttori, che la useranno per la loro comunicazione, ma anche per gli appassionati di vino, i sommelier, gli operatori del settore commerciale e della ristorazione. Anche per questo Masnaghetti ha scelto di utilizzare un linguaggio semplice: “È nel mio stile cercare di utilizzare un linguaggio non complicato, perché questo deve essere qualcosa di estremamente semplice da leggere. Deve dare le informazioni che servono in poco spazio – ha spiegato il giornalista -. Quando si parla esclusivamente con termini tecnici di geologia o viticoltura il pubblico non specializzato si perde, e si genera solo confusione. Per questo ho preferito utilizzare la lettura del paesaggio visivo, come chiave interpretativa immediata e comprensibile a chiunque, per spiegare le differenze tra le varie colline del territorio”. L’obiettivo è arrivare a utilizzare un linguaggio comune e condiviso per consentire a tutti di raccontare il territorio oltrepadano con la stessa efficacia. Detto questo, alla fine anche la mappa resta solo uno strumento:“Questi lavori che abbiamo fatto non sono delle bacchette magiche che vi mettono automaticamente sulla mappa viticola dell’Italia o dell’Europa – ha concluso Masnaghetti, rivolgendosi ai produttori -. Dietro a tutto questo poi ci deve essere un lavoro in cui voi per primi dovete credere. Questo deve essere visto come un inizio, nella speranza che in futuro possano esserci anche altri sviluppi”.