Presentata la quarta edizione della linea Quintessenz

Roma, 7 settembre, Cantin Kaltern, importante realtà altoatesina di Caldaro, ha presentato la nuova annata, confrontandola con le precedenti

Il luogo in cui si presentano vini eccellenti non può essere da meno per consentire a chi degusta di trovarsi nel giusto stato d’animo, incline alla bellezza. Alla terrazza Divinity del The Pantheon Iconic Rome Hotel la regola non è rispettata, ma superata. Mettere il naso all’aperto tra i tetti di Roma in quella zona suscita stupore tanta la dovizia di bellezza a portata di sguardo, dalla insuperata cupola del Pantheon all’originale cupola a spirale della chiesa Sant’Ivo alla Sapienza di Borromini.
Anfitrione della serata è stato Andrea Moser (nella foto di apertura), enologo alla guida della Cantina Kaltern dal 2014. Giova ricordare che questa azienda poliforme riunisce in un’unica realtà le cinque anime produttive associative che la vocatissima area di Caldaro ha generato nella storia. Nel 1900 nasce la prima cantina cooperativa di Caldaro,  nel 1906 la Bauernkellerei, nel 1908 la Jubiläumskellerei, nel 1925 la Neue Kellerei e nel 1932 la Cantina Josef Baron Di Pauli. Dal 1986 comincia un articolato processo di fusioni che porta prima a generare la Erste+Neue, che poi integra la cooperativa Josef Baron di Pauli e nel 1992 si fondono la Bauern e la Jubiläums per fondare la Kellerei Kaltern. Nel 2016 le antiche cinque anime confluiscono in Cantina Kaltern.
“Proprio in quell’anno – ci racconta Andrea Moser – nasce e si concretizza l’idea della linea Quintessenz, ovvero la migliore espressione enologica di una realtà arrivata a unire 650 soci e 450 ettari (la più grande dell’Alto Adige, ndr)”. Andrea era arrivato a Caldaro nel 2014 e quando nel 2016 si realizza la fusione in un’unica cantina cooperativa aveva già chiarissima in testa la geografia viticola del territorio, incluse le vigne più interessanti che ciascuna realtà aveva in dote, figlie di generazioni di viticoltori che si erano avvicendati nel curarle per fornire le uve. Erano spesso nomi che trovavamo sulle bottiglie delle cantine sociali precedenti, ma con la nascita della linea Quintessenz quei nomi spariscono e viene comunicato l’intento di portare in bottiglia l’anima e l’essenza del territorio, che Cantina Kaltern oggi custodisce, insieme a cinque capisaldi della filosofia aziendale: la storia, la terra, i soci, la comunità e i suoi vini. Un obiettivo non facile che Andrea Moser persegue osando, “per tradurre in bottiglia in modo sempre più profondo e veritiero i migliori vigneti di Caldaro, ma senza smettere di sperimentare. È certamente un rischio, ma più si conosce e più alta è la possibilità di avere risultati straordinari”.  C’è da aggiungere che la sperimentazione fa parte del modus operandi dell’enologo che con il progetto XXX estremizza il concetto, portando in bottiglia vini completamente diversi, come un Pinot Grigio lungamente macerato e un Cabernet Sauvignon Riserva, ottenuto da diraspatura manuale di grappoli. E poi c’è la voglia di dare voce ogni anno alla migliore uva dell’annata, all’opera d’arte della natura espressa in un numero limitato di bottiglie sotto il nome “kunst.stück”  (opera d’arte). Tutti i vini sono quindi figli di una grande voglia di capire e interpretare quanto la natura offre in ciascuna annata.
La degustazione tecnica di presentazione dei vini si è svolta in tre verticali, la prima dedicata al Pinot Bianco, la seconda al Sauvignon la terza al Cabernet Sauvignon. Ricordiamo che fanno parte della linea Quintessenz anche il Kaltersee Classico Superiore e il Passito da uve moscato giallo; del primo durante la cena abbiamo assaggiato l’annata 2020, caratterizzata da profumi netti e fragranti, e da grande equilibrio e bevibilità; del secondo l’annata 2016, per un vino ricco e coinvolgente,  intenso, avvolgente, lunghissimo e molto fresco. Durante la cena abbiamo potuto riassaggiare tutti i protagonisti della degustazione, in abbinamento a delle preparazioni molto invitanti, realizzate dallo chef Francesco Apreda, stella con il ristorante Idyllio posto al piano terra dell’hotel.

Al di là della specificità di ciascuna bottiglia e della relativa annata, la totale integrità di ogni etichetta è stato il filo conduttore, anche nelle annate meno giovani; un argomento fondamentale per un vino di alta qualità a prescindere dal suo colore. Nella linea Quintessenz i vini bianchi secchi sono commercializzati due anni dopo la vendemmia, il rosso Lago di Caldaro (Kalterersee) dopo un anno, il Cabernet Sauvignon a tre anni e il Moscato Giallo Passito oltre tre anni dopo.

cantina kaltern
Un momento della degustazione

La degustazione


Prima serie: Alto Adige Pinot Bianco Quintessenz dal 2016 al 2019 e Alto Adige Pinot Bianco kunst.stück 2014.
Verticale molto interessante caratterizzata da grande integrità di frutto anche nelle annate meno giovani, con una spiccata dote minerale, che diventa via via più estrema, fino alla pietra focaia, nel millesimo 2014. L’annata che più ci ha colpito è la 2016: è figlia di una pigiatura moto lenta di uve intere, seguita dalla fermentazione spontanea del mosto fiore non filtrato in botti di rovere da mezzo ettolitro e in botti grandi. Il vino ha maturato in botte per dieci mesi sulle fecce fini con continui bâtonnage. Nel calice il linguaggio del Pinot bianco è ben chiaro nelle note di melone bianco e frutto della passione croccante in bella evidenza, percorse da respiri minerali decisi di salgemma, selce, pietra pomice. In bocca c’è bilanciamento vitale e salino, morbidezza e larghezza, che sollecitano sul palato ricchezza di frutto e minerali. Veramente interessante. Il 2019 ha una espressività marcata e manifesta un potenziale forse superiore al 2016, ma è ancora molto giovane.

Seconda serie: Alto Adige Sauvignon Quintessenz dal 2016 al 2019 e Alto Adige Sauvignon Castel Giovanelli 2014.
I vini sono tutti in una fase molto invitante in cui la ricchezza del frutto dolce è in primo piano, sempre percorsa dalle note di salgemma. Il 2019 è quello che ci ha colpito di più con la sua articolazione fruttata ampia, dall’uva spina, al gelso e agli agrumi, dolce, polposa, croccante, sferzata in un contrasto molto felice da grande intensità minerale di salgemma. La bocca si rivel larga, di dinamica esagerata, vitale e di persistenza lunghissima. Il processo di vinificazione è lo stesso del Pinot Bianco.

Presentata la quarta edizione della linea Quintessenz
I vini assaggiati

Terza serie: Alto Adige Cabernet Sauvignon Quintessenz dal 2015 al 2019 e Alto Adige Cabernet Sauvignon kunst.stück 2015. Sui rossi si legge anche una evoluzione interpretativa, nel senso che le annate più vecchie sono sensuali, strutturate, ma meno eleganti, caratterizzate da un frutto goloso e da ricchezza gustativa giustapposta a una dimensione tannica potente. L’annata 2018 presenta un naso freschissimo che fonde un frutto molto intenso senza nascondere un animo floreale, avvolti da note vitali di inchiostro e da sentori minerali di ardesia. La bocca è composta, molto fine,  dinamica e setosa, ricca di frutto polposo, sempre percorso da respiri minerali scuri, con un delicata speziatura. Un vino all’inizio di un viaggio che si prevede molto interessante. È ottenuto da una fermentazione con macerazione di quattro settimane in botti di rovere. La fermentazione malolattica e la maturazione di diciotto mesi si sono svolte in barrique, per metà nuove.

francesco apreda
Francesco Apreda e Andrea Moser