Il ricordo di Livio Felluga

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Lo scorso 26 dicembre, nella sua casa di Brazzano di Cormons a centodue anni, se n’è andato Livio Felluga, un uomo che ha lasciato un solco indelebile nella storia del vino italiano, un simbolo che ha accompagnato molti appassionati a scoprire un mondo meraviglioso. Lo vogliamo ricordare con un articolo che pubblicammo due anni fa in occasione dei suoi cento anni.

                                           Livio Felluga – Foto di Luigi Vitale

 

Chi si è avvicinato al mondo del vino di qualità da metà anni Ottanta, come è capitato a me, si è subito confrontato con le inconfondibili bottiglie di Livio Felluga, manifesto indubbio del concetto di vino e territorio da fine anni Cinquanta – prima della gestazione delle Doc – che è poi finalmente dilagato nei Novanta e nel nuovo millennio. L’etichetta della carta geografica, concepita da Livio Felluga nel 1956, ha creato un solco nella comunicazione del vino e sicuramente ha sollecitato l’immaginario del consumatore. Sono “cresciuto” – ero già decisamente adulto – con questo marchio come con tanti altri, ma non so perché quel nome e quei vini mi davano qualche emozione in più. Entrare nel mondo dell’editoria e avvicinarsi all’azienda Livio Felluga è stato quasi un tutt’uno, non cercato ma raggiunto naturalmente. A gennaio 2001 dopo più di qualche visita in cantina, finalmente il primo incontro faccia a faccia con Livio, un meraviglioso nonno ottantasettenne con lo spirito instancabile di un grande lavoratore e tre inattaccabili valori, la famiglia, il rispetto per la terra, l’onestà. Ascoltai i suoi racconti affascinato: vignaiolo da cinque generazioni, quando le fabbriche con le otto ore di lavoro a inizio anni Sessanta portavano via gente dalle campagne lui non poteva tradire la sua eredità e riuscì a comprare vigne dove la storia e tradizione viticola era più importante, sulle colline di Rosazzo – nei Colli orientali del Friuli -, dove aveva e ha sede l’abbazia benedettina dal 1100, primo vero cru del nostro Paese. Fu un incontro invernale, al caldo delle mura domestiche, mi trasmise l’emozione di conoscere l’uomo e i suoi principi.

                                   L’Abbazzia di Rosazzo – Foto di Luigi Vitale

Il secondo incontro ha lasciato ricordi scolpiti; fu a inizio marzo 2002 quando ebbi l’onore di essere condotto a visitare le vigne da Livio Felluga in persona alla guida di una Land Rover, lui e io: il racconto di una vita difficile in una zona di frontiera, della guerra e di tutte le difficoltà, di una vita tenacemente legata alla viticoltura. Camminammo tra i filari a Rosazzo e fu un’emozione unica calpestare quelle vigne insieme a un uomo che per me e per tutti è un mito vivente, che porgeva il suo racconto e la sua esperienza con semplicità e straordinaria saggezza: l’importanza della collina, l’importanza del lavoro senza sosta in vigna, la consapevolezza di aver sempre fatto tutto il possibile, di essere comunque riusciti, a prescindere dai risultati dovuti all’annata. La grande saggezza del rispetto. Un uomo unico non poteva che avere una famiglia totalmente dedita alla vitivinicoltura, da Maurizio a Elda, ad Andrea a Filippo, tutti completamente e operativamente protagonisti dell’azienda Livio Felluga, lavorano alacremente all’ombra della quercia, di quella figura paterna che ha fatto molto per la sua azienda e tantissimo per la vitivinicoltura italiana. Altri nove anni e un evento importantissimo mi consente di incontrare rapidamente Livio: la sua azienda ha ottenuto nel 2009 dall’Arcidiocesi di Udine l’affidamento della conduzione delle storiche vigne dell’Abbazia di Rosazzo e nel 2011 si celebrò l’uscita del vino del luogo finalmente a opera dell’azienda Livio Felluga, “Abbazia di Rosazzo”, un uvaggio friulano della tradizione più bella.

Maurizio, Elda, Filippo, Livio e Andre Felluga – Foto di Luigi Vitale

Un incontro veloce, la possibilità di salutarlo e di incrociare per più di qualche istante i suoi occhi, il suo sguardo come una carezza affettuosa. Al di là del vino, della sua personalità, qualità e piacevolezza, l’evento segnò un passaggio dovuto quanto meritato; l’attribuzione a Livio Felluga, l’uomo che oltre cinquanta anni prima aveva nuovamente creduto a quelle zolle, nonostante le lusinghe di un lavoro moderno apparentemente facile e di soddisfazione, segnò la chiusura di un cerchio, il riconoscimento incontrovertibile dell’intelligenza di un viticoltore saggio e di grande coraggio. Oggi i prodotti come quelli di Livio vengono chiamati dagli esperti “vini di terroir”, etichette in cui non è tanto la ricetta, le dosi delle diverse uve a fare la differenza, quanto piuttosto la vocazione dei suoli e l’interpretazione del vignaiolo. Il 20 settembre si celebrerà questo importante compleanno e per l’occasione si potrà assaggiare “100” un vino a tiratura limitata che fa festa a Livio, il secondo dopo l’Illivio, realizzato di nascosto dai figli in occasione degli ottantacinque anni del papà nel 1999. Per l’occasione è stato organizzato un evento internazionale che unisce enologia e arte, architettura e scienza: un convegno dal titolo “Arte e Impresa a tutela del paesaggio rurale” e l’inaugurazione di una grande opera di architettura posta tra le vigne di Rosazzo, il Vigne Museum di Yona Friedam e Jean-Baptiste Decavèle. Sarà una festa importante, l’occasione per incrociare di nuovo il sorriso dell’appassionato e riservato Livio.

Di Francesco D’Agostino

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Valentina Venturato

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