Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza

Una comunicazione chiara, inequivocabile e che soprattutto risponda alle esigenze del consumatore.

La stagione della sostenibilità “dichiarata” sembra ormai al tramonto per il mondo del vino: con l’entrata in vigore delle nuove norme UE riguardanti i claim ambientali, la comunicazione del settore entra in una fase più rigorosa e basata sulla verificabilità dell’impegno sostenibile delle aziende. Un cambio di passo che ha rappresentato il fulcro del dibattito “Comunicare la sostenibilità del vino: tempo di chiarezza” promosso da Equalitas insieme a FederBio e Legambiente che si è tenuto nel corso dell’appena concluso Vinitaly nell’area VinitalyBio.

Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza

L’importanza di una comunicazione mirata

Al centro del dibattito c’è stata la Direttiva UE 2024/85 che ha introdotto il divieto di utilizzo di termini come “green” o “naturale” e di tutte le immagini e i simboli legati alla sostenibilità se non supportate da evidenze misurabili. Un intervento che nasce dai dati della Commissione europea che ha evidenziato come oltre il 50% dei claim ambientali analizzati siano vaghi e ben il 40% privo di riscontro, collocando così il settore agroalimentare tra quelli più esposti al problema del greenwashing. Un contesto dove il rischio di comunicazioni fuorvianti è alto non solo a livello comunitario ma anche globale: si contano infatti oltre 80 standard di sostenibilità del vino (dal California Sustainable Winegrowing al Napa Green, da Terra Vitis all’Integrated Production of Wine sudafricano fino alle decine di marchi nazionali e regionali) ma solo alcuni di questi dispongono di un marchio di qualità registrato e raramente prevedono sistemi strutturati e puntuali di verifica.

Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza
Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas

Basta ecologismo di facciata

In questo scenario il modello promosso da Equalitas punta proprio a integrare il pilastro ambientale, sociale ed economico della sostenibilità con indicatori verificabili, controlli periodici e audit indipendenti, offrendo alle aziende uno strumento riconosciuto a livello europeo. Il protocollo d’intesa insieme a FederBio e Legambiente si pone l’obiettivo di fare chiarezza tra la volontà delle cantine di divulgare il proprio impegno sostenibile e certificazioni chiare a tutela del consumatore. “Grazie anche a questa normativa non si tratterà più di scegliere se comunicare la sostenibilità ma piuttosto come farlo correttamente ridefinendo i linguaggi da utilizzare, i contenuti da evidenziare e le verifiche necessarie per supportare l’impegno green delle aziende – afferma Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas – Dichiararsi sostenibili senza né gestire né dimostrare l’intera catena degli impatti da oggi non è più possibile: si tratterebbe, come spesso è stato finora, di ecologismo di facciata e come tale perseguibile, con i produttori che ne risponderanno sia con sanzioni economiche che con conseguenze dal punto di vista reputazionale. Il modello di Equalitas, insieme all’attività di FederBio e Legambiente, risponde proprio a queste esigenze, anticipando le richieste normative, accompagnando le imprese verso un percorso di certificazione conforme alla legislazione europea, per sancire concretamente la differenza tra certificazione che tutela realmente il consumatore e le autodichiarazioni prive di riscontro.”

Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza
Presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini

La sostenibilità non può essere solo narrazione

E ancora, riportato le altre dichiarazioni dei relatori, ecco quella di Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. “Chiarezza e trasparenza nella comunicazione della sostenibilità sono oggi condizioni essenziali per valorizzare e tutelare la viticoltura agroecologica – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – È in questa direzione che si sviluppa la sinergia con Equalitas e Legambiente. L’integrazione tra la certificazione biologica, che garantisce pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente, della biodiversità e della fertilità dei suoli, e lo standard Equalitas, che attesta la sostenibilità dell’intera filiera, valutando la carbon footprint e le buone pratiche sociali, che costituiscono sempre di più un valore irrinunciabile per le filiere bio, rappresenta uno strumento completo e credibile. In una fase delicata per l’intero settore, i vini biologici e biodinamici italiani si distinguono perché uniscono l’identità territoriale delle denominazioni d’origine e il valore della sostenibilità valorizzando il ruolo delle aziende vitivinicole biologiche come modelli di resilienza e adattamento alla crisi climatica, fondamentali per la tutela dei servizi ecosistemici. Oggi la sostenibilità non può più essere ridotta ad una “narrazione” ma deve essere sostenuta da norme di riferimento e da un sistema di certificazione in grado di offrire garanzie e trasparenza ai cittadini. Per questo la normativa UE sul greenwashing rappresenta secondo noi un’innovazione fondamentale a cui fare riferimento per una corretta comunicazione della sostenibilità.

Il rischio del greenwashing

«Nel settore vitivinicolo la sostenibilità non può più essere soltanto una promessa o uno slogan: – conclude Angelo Gentili, responsabile Agricoltura nazionale di Legambiente – deve diventare un impegno misurabile, verificabile e trasparente. Il rischio di greenwashing è reale e rischia di compromettere il lavoro serio di tante aziende che stanno investendo davvero nella transizione ecologica. Per questo è fondamentale costruire strumenti di certificazione credibili e una comunicazione chiara, capace di restituire valore a chi opera nel rispetto dell’ambiente, del territorio e delle comunità. Il percorso avviato insieme a Equalitas e FederBio va proprio in questa direzione: rafforzare una cultura agroecologica nel mondo del vino, dove la qualità del prodotto sia inseparabile dalla tutela della biodiversità, dalla riduzione degli impatti e dalla responsabilità sociale delle imprese».

Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza
Loredana Sottile, Gambero Rosso

Una direttiva rivoluzionaria ed anche aiuto concreto

“Dal punto di vista della comunicazione e del giornalismo, – sottolinea Loredana Sottile, giornalista Gambero Rosso – ci siamo sempre chiesti come affrontare il tema della sostenibilità, un termine spesso scivoloso. Per anni abbiamo cercato di distinguere dove ci sia reale sostanza e dove, invece, no. Questa nuova direttiva, a mio avviso, è rivoluzionaria. Se ne è parlato ancora poco, ma già dal nome mette al centro il consumatore e la sua tutela. Per le aziende diventa quindi fondamentale prestare molta attenzione: sono previste sanzioni fino al 4% del fatturato per informazioni non corrette, non solo in etichetta ma anche nei materiali informativi aziendali. Per chi fa giornalismo e comunicazione, questa direttiva rappresenta un aiuto concreto per capire dove esista un vero percorso e dove, invece, ci siano solo messaggi costruiti per impressionare. Alle aziende chiediamo quindi grande attenzione, anche perché il tempo per adeguarsi alla nuova direttiva è poco-”

“La nostra realtà è variegata anche dal punto di vista geografico, riferendosi a produttori di diverse aree. Al tempo stesso anche il concetto di sostenibilità risulta essere variegato e richiede un approccio culturale. – conclude Maddalena Schiavone coordinatrice Slow Wine Coalition – Sicuramente è necessario continuare il percorso sulla parte agronomica ma ora più che mai bisogna non dimenticare anche gli altri pilastri che sono essenzialmente quello economico e quello sociale. È evidente che da parte dei diversi player del settore si debba pensare a un cambio di passo che consenta un’adeguata messa in atto della nuova normativa.”