Tacco Rosa il giovane rosato del Salento
La passione per la propria terra si unisce a quella per il vino. Nasce così questo rosato in cui è racchiusa l'anima salentina di Dario Stefàno
Dario Stefàno è un uomo delle istituzioni, prima assessore della Regione Puglia, poi senatore della Repubblica, e i suoi incarichi istituzionali li ha quasi sempre espletati nell’agricoltura. Al suo debutto in politica, nel 2007, galeotto fu l’incontro con i produttori di Negroamaro del Consorzio di Tutela del Salice Salentino: avevano bisogno di una figura politica che coordinasse una forte azione di contrasto nel Parlamento Europeo, allor quando si voleva rendere ammissibile la produzione del vino rosato semplicemente miscelando vini rossi con vini bianchi.
Dopo questo successo, era inevitabile un rapporto privilegiato con questo vino e per rafforzarne la ripresa, istituì il Concorso Nazionale dei Vini Rosati.
Successivamente un signore ormai anziano gli vende un piccolo vigneto (un ettaro e mezzo) da recuperare e riportare in produzione, con piante di solo negroamaro ad alberello, di circa quaranta anni, nell’agro di Cellino San Marco, tra Lecce e Brindisi. Gli incoraggiamenti dell’amico Riccardo Cotarella e i ricordi fissati durante la sua infanzia legati al nonno materno viticoltore, lo spingono verso questa nuova avventura da produttore di vino rosato, anzi di “lacrima”; così veniva chiamato il vino rosato ai tempi del nonno oltre sessanta anni fa. Questo tipo di vino raggiunge qualità e piacevolezza quando è frutto di un progetto sin dalla vigna, non quando scaturisce da un’anticipata separazione dalle bucce in fermentazione! E non è un caso che il consumo dei vini rosati dal 2009 è cresciuto in maniera esponenziale.
Oggi gli ettari coltivati sono diventati quattro, tutti a negroamaro, per una produzione totale di dodicimila bottiglie l’anno, e con una novità in arrivo, un metodo classico.
L’ultima notazione è per l’etichetta: è stata disegnata ad hoc da un artista e rappresenta una donna bionda salentina con lunghi capelli al vento; immagine legata a un retaggio normanno, ma anche a una contraddizione di un vino rosato prodotto in una regione a forte connotazione rossista.
L’ultima annata prodotta, la 2022, ci è stata presentata in anteprima assoluta presso il Baglioni Hotel Regina di Roma il 22 febbraio scorso. Quasi un campione di botte.

Dopo una soffice spremitura, il contatto con le bucce è limitato a qualche ora, se non meno; prolungare il contatto, estrarrebbe più antociani, ma anche più tannini, cosa che si vuole evitare. La maturazione avviene in acciaio o in vasche di cemento, per affinare, poi, in bottiglia prima della commercializzazione.Nel calice si presenta di colore rosa tenue e delicato; i profumi sono intensi di glicine, biancospino, salvia, lamponi, macchia mediterranea, erbe aromatiche e qualche sfumatura di smalto. Al palato è molto equilibrato, fresco e sapido; ha sapori nitidi, ha beva scorrevole, appena un po’ caldo, e una gradevole speziatura accompagna la lunga chiusura.