Sostenibilità del vino, è necessario fare chiarezza

Una comunicazione chiara, inequivocabile e che soprattutto risponda alle esigenze del consumatore.

La stagione della sostenibilità “dichiarata” sembra ormai al tramonto per il mondo del vino: con l’entrata in vigore delle nuove norme UE riguardanti i claim ambientali, la comunicazione del settore entra in una fase più rigorosa e basata sulla verificabilità dell’impegno sostenibile delle aziende. Un cambio di passo che ha rappresentato il fulcro del dibattito “Comunicare la sostenibilità del vino: tempo di chiarezza” promosso da Equalitas insieme a FederBio e Legambiente che si è tenuto nel corso dell’appena concluso Vinitaly nell’area VinitalyBio.

L’importanza di una comunicazione mirata

Al centro del dibattito c’è stata la Direttiva UE 2024/85 che ha introdotto il divieto di utilizzo di termini come “green” o “naturale” e di tutte le immagini e i simboli legati alla sostenibilità se non supportate da evidenze misurabili. Un intervento che nasce dai dati della Commissione europea che ha evidenziato come oltre il 50% dei claim ambientali analizzati siano vaghi e ben il 40% privo di riscontro, collocando così il settore agroalimentare tra quelli più esposti al problema del greenwashing. Un contesto dove il rischio di comunicazioni fuorvianti è alto non solo a livello comunitario ma anche globale: si contano infatti oltre 80 standard di sostenibilità del vino (dal California Sustainable Winegrowing al Napa Green, da Terra Vitis all’Integrated Production of Wine sudafricano fino alle decine di marchi nazionali e regionali) ma solo alcuni di questi dispongono di un marchio di qualità registrato e raramente prevedono sistemi strutturati e puntuali di verifica.

Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas

Basta ecologismo di facciata

In questo scenario il modello promosso da Equalitas punta proprio a integrare il pilastro ambientale, sociale ed economico della sostenibilità con indicatori verificabili, controlli periodici e audit indipendenti, offrendo alle aziende uno strumento riconosciuto a livello europeo. Il protocollo d’intesa insieme a FederBio e Legambiente si pone l’obiettivo di fare chiarezza tra la volontà delle cantine di divulgare il proprio impegno sostenibile e certificazioni chiare a tutela del consumatore. “Grazie anche a questa normativa non si tratterà più di scegliere se comunicare la sostenibilità ma piuttosto come farlo correttamente ridefinendo i linguaggi da utilizzare, i contenuti da evidenziare e le verifiche necessarie per supportare l’impegno green delle aziende – afferma Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Equalitas – Dichiararsi sostenibili senza né gestire né dimostrare l’intera catena degli impatti da oggi non è più possibile: si tratterebbe, come spesso è stato finora, di ecologismo di facciata e come tale perseguibile, con i produttori che ne risponderanno sia con sanzioni economiche che con conseguenze dal punto di vista reputazionale. Il modello di Equalitas, insieme all’attività di FederBio e Legambiente, risponde proprio a queste esigenze, anticipando le richieste normative, accompagnando le imprese verso un percorso di certificazione conforme alla legislazione europea, per sancire concretamente la differenza tra certificazione che tutela realmente il consumatore e le autodichiarazioni prive di riscontro.”

Presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini

La sostenibilità non può essere solo narrazione

E ancora, riportato le altre dichiarazioni dei relatori, ecco quella di Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio. “Chiarezza e trasparenza nella comunicazione della sostenibilità sono oggi condizioni essenziali per valorizzare e tutelare la viticoltura agroecologica – commenta Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio – È in questa direzione che si sviluppa la sinergia con Equalitas e Legambiente. L’integrazione tra la certificazione biologica, che garantisce pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente, della biodiversità e della fertilità dei suoli, e lo standard Equalitas, che attesta la sostenibilità dell’intera filiera, valutando la carbon footprint e le buone pratiche sociali, che costituiscono sempre di più un valore irrinunciabile per le filiere bio, rappresenta uno strumento completo e credibile. In una fase delicata per l’intero settore, i vini biologici e biodinamici italiani si distinguono perché uniscono l’identità territoriale delle denominazioni d’origine e il valore della sostenibilità valorizzando il ruolo delle aziende vitivinicole biologiche come modelli di resilienza e adattamento alla crisi climatica, fondamentali per la tutela dei servizi ecosistemici. Oggi la sostenibilità non può più essere ridotta ad una “narrazione” ma deve essere sostenuta da norme di riferimento e da un sistema di certificazione in grado di offrire garanzie e trasparenza ai cittadini. Per questo la normativa UE sul greenwashing rappresenta secondo noi un’innovazione fondamentale a cui fare riferimento per una corretta comunicazione della sostenibilità.

Il rischio del greenwashing

«Nel settore vitivinicolo la sostenibilità non può più essere soltanto una promessa o uno slogan: – conclude Angelo Gentili, responsabile Agricoltura nazionale di Legambiente – deve diventare un impegno misurabile, verificabile e trasparente. Il rischio di greenwashing è reale e rischia di compromettere il lavoro serio di tante aziende che stanno investendo davvero nella transizione ecologica. Per questo è fondamentale costruire strumenti di certificazione credibili e una comunicazione chiara, capace di restituire valore a chi opera nel rispetto dell’ambiente, del territorio e delle comunità. Il percorso avviato insieme a Equalitas e FederBio va proprio in questa direzione: rafforzare una cultura agroecologica nel mondo del vino, dove la qualità del prodotto sia inseparabile dalla tutela della biodiversità, dalla riduzione degli impatti e dalla responsabilità sociale delle imprese».

Loredana Sottile, Gambero Rosso

Una direttiva rivoluzionaria ed anche aiuto concreto

“Dal punto di vista della comunicazione e del giornalismo, – sottolinea Loredana Sottile, giornalista Gambero Rosso – ci siamo sempre chiesti come affrontare il tema della sostenibilità, un termine spesso scivoloso. Per anni abbiamo cercato di distinguere dove ci sia reale sostanza e dove, invece, no. Questa nuova direttiva, a mio avviso, è rivoluzionaria. Se ne è parlato ancora poco, ma già dal nome mette al centro il consumatore e la sua tutela. Per le aziende diventa quindi fondamentale prestare molta attenzione: sono previste sanzioni fino al 4% del fatturato per informazioni non corrette, non solo in etichetta ma anche nei materiali informativi aziendali. Per chi fa giornalismo e comunicazione, questa direttiva rappresenta un aiuto concreto per capire dove esista un vero percorso e dove, invece, ci siano solo messaggi costruiti per impressionare. Alle aziende chiediamo quindi grande attenzione, anche perché il tempo per adeguarsi alla nuova direttiva è poco-”

“La nostra realtà è variegata anche dal punto di vista geografico, riferendosi a produttori di diverse aree. Al tempo stesso anche il concetto di sostenibilità risulta essere variegato e richiede un approccio culturale. – conclude Maddalena Schiavone coordinatrice Slow Wine Coalition – Sicuramente è necessario continuare il percorso sulla parte agronomica ma ora più che mai bisogna non dimenticare anche gli altri pilastri che sono essenzialmente quello economico e quello sociale. È evidente che da parte dei diversi player del settore si debba pensare a un cambio di passo che consenta un’adeguata messa in atto della nuova normativa.”

Raddoppia la collaborazione tra il Consorzio VOG e Warner Bros

Giga® rinnova il sodalizio con Superman, mentre RedPop® debutta accanto a Supergirl, in occasione dell’uscita del film a fine giugno.

Due personaggi leggendari, due mele dal carattere distintivo: da una parte Giga®, la mela grande e generosa, ideale da condividere per un momento “Share Me”, dall’altra RedPop®, piccola, dolce e pratica, la scelta ideale per uno snack “Snack Me”. Due modi di gustare la mela, due anime diverse ma unite per un’estate che si prepara a essere veramente super!  Si rinnova e raddoppia la collaborazione tra il Consorzio VOG e Warner Bros. Discovery Global Consumer Products (WBDGCP) che vedrà quest’anno Giga® e RedPop® unire le forze con supereroi memorabili del calibro di Superman e Supergirl, portando tra i consumatori la forza e il fascino di personaggi che hanno fatto la storia.   

Due mele eroiche!

Dopo il successo dello scorso anno, Giga® riconferma, infatti, la partnership con Superman, mentre RedPop®, la piccola ribelle dal cuore dolce, inaugura per la prima volta una collaborazione con Supergirl, in concomitanza con l’uscita del nuovo film dedicato alla giovane eroina DC, previsto nelle sale a fine giugno. Non ci sono dubbi: due modi di vivere la mela accompagneranno un’estate di gusto irresistibile, con Giga® da condividere e RedPop® perfetta come snack.  “Siamo felici di confermare anche quest’anno la partnership di Giga® e Superman e di accompagnare per la prima volta RedPop® nel mondo dei DC Studios insieme a Supergirl  – commenta Hannes Tauber, Responsabile marketing di VOG – Le nostre campagne sono  pensate per essere coinvolgenti e innovative, da qui la scelta di unirci a due eroi così amati: non solo confermano lo spirito dirompente delle nostre iniziative, ma valorizzano al meglio le caratteristiche inconfondibili dei nostri prodotti: la grandiosità e la generosità di Giga® e la dolcezza vivace e ribelle di RedPop®”.  

RedPop® x Supergirl  

Per la prima volta, RedPop® affianca Supergirl in una collaborazione che celebra un’idea di forza autentica e contemporanea. La supereroina DC, cugina di Superman e protagonista di celebri fumetti, è conosciuta per empatia, indipendenza e il coraggio di seguire la propria strada, qualità che dialogano perfettamente con l’identità di RedPop®. Supergirl porta sul grande schermo tutta la sua determinazione e la sua forza, raccontando al pubblico la storia di un’eroina moderna che sa coniugare coraggio e gentilezza. Proprio come Supergirl, anche RedPop® unisce personalità e dolcezza: piccola, dolce e succosa. È una mela moderna, di carattere e personalità. Sorprende grazie alla vivacità dei suoi colori e alla dolcezza del suo cuore. È lo snack a forma di mela, naturale e pratico, da portare con sé per concedersi un momento di piacere, senza sensi di colpa, è la spinta giusta per tornare ad essere di nuovo ribelli.  

Giga® x Superman  

Parallelamente Giga® e Superman tornano a fare squadra. Dopo il successo della scorsa stagione, la mela grandiosa per eccellenza rinnova il sodalizio con l’eroe simbolo di forza e positività. Come Superman, Giga® si distingue per un aspetto imponente, una straordinaria resistenza e una naturale generosità di gusto: croccante, intensa, equilibrata, pensata per accompagnare momenti di condivisione e convivialità.  Due percorsi distinti ma complementari, pronti a esaltare e portare tra consumatori e appassionati i tratti caratteristici di ciascun brand. Per entrambe le partnership, sono previste attività di marketing nel periodo estivo in mercati europei selezionati, con iniziative dedicate in ambito retail e in contesti consumer. Le partnership prevedono l’utilizzo di asset selezionati, sviluppati in modo coordinato, legati a Superman e Supergirl, tra cui il celebre S-Shield, che comparirà su bollini e materiali collegati ai prodotti Giga® e RedPop®, con l’obiettivo di creare una visibilità distintiva e coerente con l’universo DC, mettendo la firma su un’estate di gusto e avventura. 

Drink Kong a Campo Marzio: la nuova geografia del bere a Roma

Drink Kong entra nel cuore di Roma, portando la sua identità e la sua idea di mixolgy nel quartiere Campo Marzio in via dei Prefetti

L’apertura della seconda sede di Drink Kong a Campo Marzio nel cuore del centro storico capitolino, non rappresenta solo il raddoppio di uno degli indirizzi più autorevoli in fatto di mixology, di Roma e d’Italia. Questa scelta, di scegliere il centro come sede del secondo Drink Kong è soprattutto un segnale che rappresenta un cambio di fase per la mixology romana.

La mixology dentro la Roma più globale

Dopo anni in cui la scena più interessante si è sviluppata fuori dalle rotte più turistiche, il ritorno nel cuore storico della città non è casuale. Via dei Prefetti, a due passi dai grandi flussi internazionali e accanto a un’ospitalità di alta gamma, racconta una scelta precisa: riportare il cocktail bar contemporaneo dentro la Roma più esposta, più fotografata, più globale. Dietro questa operazione c’è Patrick Pistolesi, che negli ultimi anni ha incarnato meglio di chiunque altro la trasformazione del bartender in figura autoriale. Non solo tecnica, ma visione. Non solo miscelazione, ma costruzione di immaginario.

Non una copia, ma un adattamento strategico

Il nuovo locale non replica l’originale: lo traduce. Se il Drink Kong di Monti era un manifesto — quasi radicale — di estetica cyberpunk e identità indipendente, Campo Marzio è una versione più calibrata, più leggibile, forse anche più diplomatica. Il progetto firmato da Roberto Antobenedetto lavora proprio su questo equilibrio: mantenere il DNA retro-futurista, ma inserirlo in un contesto dove il lusso deve essere percepito senza diventare ostentazione. Marmi, ottone, luci blu, linee pulite: tutto contribuisce a costruire un ambiente che dialoga con il contesto senza perdere riconoscibilità. Resta forte la componente cinematografica, con il riferimento a Blade Runner che non è più solo suggestione, ma diventa installazione. E resta il Giappone, non come decorazione ma come grammatica culturale, filtrata anche attraverso l’immaginario di Lost in Translation: uno sguardo straniero che osserva, interpreta e restituisce.

Il centro storico: ritorno o conquista?

La domanda vera, però, è un’altra: questo ritorno al centro è un recupero o una conquista? Per anni il centro storico di Roma è stato terreno difficile per il bere di qualità, spesso schiacciato tra turismo veloce e format replicabili. L’arrivo di Drink Kong a Campo Marzio prova a ribaltare questa percezione, portando un modello che non si limita al servizio ma costruisce esperienza. È un passaggio delicato, perché implica un cambio di pubblico, questo Drink Kong accoglie certamente gli appassionati e addetti ai lavori, ma anche viaggiatori, clienti internazionali, ospiti dell’hotellerie di lusso. In questo senso, il nuovo locale sembra voler essere un punto di contatto tra due mondi: quello della mixology d’autore e quello dell’ospitalità globale. Anche la drink list va nella stessa direzione, quindi c’è meno esercizio di stile ma più chiarezza accogliendo quindi le esigenze di un pubblico il più eterogeneo possibile. Questa rotta che Pistolesi definisce una sorta di “ritorno al futuro”, si traduce in una selezione che punta sui grandi classici, eseguiti con precisione e resi attuali. Il Martini diventa il fulcro narrativo declinato in cinque versioni, mentre i signature storici — come il Gaijin — restano come elementi identitari. E poi certamente spazio ad aperitivi, champagne, cocktail e proposte zero alcol: una costruzione che amplia il pubblico senza banalizzare l’offerta.

Pistolesi e la nuova fase della mixology romana

Leggendo tra le righe, questa apertura racconta una maturità raggiunta. Se la prima fase della mixology romana è stata quella della rottura — nuovi linguaggi, nuovi spazi, nuova energia — oggi si entra in una fase di consolidamento. E Pistolesi, con questa operazione, sembra voler guidare il passaggio: meno bisogno di stupire e più volontà di durare, meno nicchia e più sistema. Campo Marzio diventa così un laboratorio: può davvero esistere, nel centro storico di Roma, un cocktail bar capace di tenere insieme qualità, identità e sostenibilità economica senza scivolare nel compromesso?
Drink Kong prova a rispondere. E, per la prima volta dopo tempo, la risposta passa proprio dal centro.


DRINK KONG CAMPO MARZIO
Via dei Prefetti, 22  – Roma
www.drinkkong.com
Sempre aperto dalle 17:00 all’ 01:00

 
Photo Credits: Alberto Blasetti

A Roma apre il primo locale dedicato ai tramezzini giapponesi

In zona Prati arriva un format specializzato sul famoso tramezzino nipponico. Lavoro artigianale e gusto deciso.

Dopo i progetti che negli ultimi anni hanno contribuito a far conoscere una nuova idea di cucina giapponese contemporanea nella Capitale, lo chef Koji Nakai inaugura a fine marzo, in via Andrea Doria 32, SANDO IE KOJI, un format compatto e specializzato dedicato a uno degli street food più iconici del Giappone: il katsusando, il celebre tramezzino con cotoletta.

Il katsusando: tecnica giapponese e filiera controllata

Protagonista assoluto è il katsusando, preparato con pane in cassetta soffice e leggermente tostato, selezionato dopo una lunga ricerca per avvicinarsi il più possibile allo shokupan giapponese, riconoscibile per profumo e consistenza burrosa. Il pane è realizzato dal Panificio Marè di Prati. La proposta ruota attorno a quattro varianti principali: dalla versione classica con cotoletta di maiale alle interpretazioni con pollo allevato a crescita naturale, passando per una proposta vegetariana stagionale costruita sulle verdure del Mercato Trionfale e un’alternativa con straccetti di manzo saltati e conditi con salsa di soia. Ma tra tutte spicca ovviamente il Wagyu Sando, a base della pregiata carne di Wagyu, eccellenza giapponese e sinonimo di come – anche in un locale che fa street food – la ricerca della materia prima sia la base di tutto. Le cotolette vengono prodotte internamente grazie alla collaborazione con il Gruppo Galli, partner del progetto e a un laboratorio dedicato alla lavorazione delle carni e alla produzione dei katsusando destinati non solo al nuovo locale ma anche agli altri ristoranti dello chef Koji Nakai. Completano l’offerta le bento box composte da riso, verdure e proteine, e una nutrita selezione di patatine con condimenti ispirati alla tradizione giapponese (come yuzu, alga nori, miso, salsa teriyaki e katsuobushi), oltre a una selezione di bevande nipponiche.

Un nuovo tassello nel percorso di Koji Nakai

Il nuovo locale nasce come spazio essenziale e dinamico, pensato principalmente per asporto e consumo veloce, con pochi posti interni e un dehors più ampio, in linea con lo spirito urbano dello street food giapponese. Aperto dalla tarda mattinata fino a sera con orario continuato, SANDO propone una cucina immediata ma costruita su un lavoro artigianale preciso, sviluppato a partire da un laboratorio produttivo dedicato. SANDO IE KOJI rappresenta il quarto progetto romano dello chef giapponese Koji Nakai e nasce dalla volontà di valorizzare un prodotto popolare ma identitario della cultura gastronomica giapponese, mantenendone la dimensione artigianale pur guardando a un possibile sviluppo futuro del format. Parallelamente all’attività imprenditoriale, lo chef continua il suo lavoro di divulgazione culturale attraverso collaborazioni con l’Istituto Giapponese di Cultura e iniziative dedicate alla comunità dei cuochi giapponesi presenti a Roma, promuovendo momenti di incontro e approfondimento sulla cucina autentica del Paese. Con SANDO IE KOJI, Nakai aggiunge così un nuovo capitolo al suo percorso: uno spazio piccolo nelle dimensioni ma fortemente focalizzato, che porta nel quotidiano romano uno dei simboli più riconoscibili dello street food giapponese contemporaneo.

Sando 
Via Andrea Doria, 32
Roma
Aperto tutti i giorni dalle 12 alle 23, chiuso il martedì

Terra e comunità: il distretto di Sant’Isidoro nel cagliaritano

Un progetto nato per far crescere il territorio fondendo le tradizioni agricole con il turismo e la cultura locale.

Il Distretto Rurale Sant’Isidoro unisce i comuni di Quartu, Quartucciu e Maracalagonis in un progetto di valorizzazione territoriale. Nato nel 2022, la sua missione principale è quella di creare una sinergia tra istituzioni e imprese, per rilanciare l’economia locale puntando su sostenibilità e innovazione.

Il territorio come spazio di comunità

Il Distretto Rurale Sant’Isidoro – Mario Fadda (ex sindaco di Maracalogonis, scomparso nel 2019) rappresenta un innovativo sistema territoriale che fonde agricoltura, comunità e paesaggio in un unico progetto di sviluppo locale. Costituito come una fondazione di partecipazione pubblico-privata, il Distretto coinvolge i comuni di Quartu Sant’Elena, Quartucciu e Maracalagonis, un’area della Città Metropolitana di Cagliari caratterizzata da una profonda vocazione agricola. Grazie a una governance che unisce amministrazioni comunali, Coldiretti, Campagna Amica e il sistema delle imprese, l’iniziativa punta a trasformare il territorio in uno “spazio di comunità” dove le risorse ambientali e culturali diventano leve per la coesione sociale e la crescita economica sostenibile. 

Parola d’ordine: fare rete

Al centro della missione del Distretto c’è la creazione di una rete coesa tra le imprese locali e la valorizzazione del paesaggio come elemento produttivo e culturale. La strategia d’azione si sviluppa su quattro pilastri fondamentali: il potenziamento dell’agricoltura, la tutela dei prodotti tradizionali, la promozione del turismo e dell’accoglienza e il coinvolgimento del terzo settore. Questo modello integrato mira a rafforzare il legame tra produzione e identità locale, generando ricadute economiche che siano in armonia con la salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio rurale. 

Eccellenze e filiere produttive

Il paniere produttivo del Distretto è un esempio di eccellenza, con filiere storiche che guardano al futuro. La vitivinicoltura rappresenta il settore più strutturato, trainato da tre realtà d’eccellenza: la storica cooperativa Cantina di Quartu, la cantina biologica Mulleri e l’artigianale Cantine Fraponti. Accanto ai vini, spiccano produzioni identitarie come la patata coltivata sui suoli sabbiosi costieri, l’uva da tavola e il celebre pomodoro di Maracalagonis (sa tomata maresa), riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Una varietà di orticole fresche stagionali completa l’offerta, consolidando un mercato locale basato sulla vendita diretta e sulla qualità.



Vignaioli per il Ronco della Chiesa, da Vinitaly un appello a Fedriga

Riceviamo e pubblichiamo l'appello al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Fedriga dai Vignaioli per il Ronco della Chiesa

Un gruppo di vignaioli italiani riuniti nei giorni scorsi a Vinitaly ha inviato una lettera aperta al presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga chiedendo un confronto sulla gestione delle aree collinari colpite dall’alluvione del 17 novembre 2025, con particolare attenzione al vigneto storico “Ronco della Chiesa” a Brazzano (uno scorcio nella foto di apertura).

Il gruppo “Vignaioli per il Ronco della Chiesa” si è costituito durante la manifestazione veronese a partire dal confronto tra produttori sui danni causati dall’evento e sulle ricadute sul patrimonio agricolo e paesaggistico regionale, inclusa la situazione dell’azienda Borgo del Tiglio di Nicola Manferrari.

La frana al Ronco della Chiesa

I sottoscrittori dell’appello sono vignaioli provenienti da tutte le regioni italiane, dall’Alto Adige alla Sicilia, uniti dalla volontà di difendere un patrimonio agricolo, culturale e paesaggistico che considerano bene comune.

Nel testo si richiama la fragilità crescente delle aree collinari italiane e il ruolo dell’agricoltura come presidio del territorio. Vigneti, boschi e coltivazioni vengono indicati come elementi che contribuiscono alla stabilità dei suoli e alla manutenzione del paesaggio.

A sottolineare lo spirito dell’iniziativa è Walter Massa, primo firmatario della lettera: “Non chiediamo interventi calati dall’alto. Chiediamo di essere messi in condizione di portare ciò che sappiamo fare da generazioni: leggere e curare questi territori prima che diventino fragili”.

Ronco della Chiesa prima della frana



Al centro della lettera il vigneto “Ronco della Chiesa”, impianto degli anni Cinquanta, considerato un esempio storico di viticoltura collinare del territorio e un patrimonio agricolo di particolare valore. Il vigneto è stato colpito da una frana e da una colata di fango innescate dalle piogge eccezionali che hanno interessato il versante del Monte Quarin, con danni alle vigne storiche e al suolo e la necessità di interventi di messa in sicurezza dell’area. I firmatari esprimono preoccupazione per il rischio che tali interventi, se non calibrati, possano comprometterne l’identità e la continuità produttiva.

Nel testo compare la frase “il Ronco della Chiesa non deve diventare la Redipuglia dei vignaioli”, per indicare il rischio che questo vigneto del Collio venga trasformato in simbolo di perdita anziché in patrimonio da recuperare.

Il gruppo invita infine le istituzioni a riconoscere il sapere agricolo come risorsa concreta nella gestione del territorio e nella prevenzione del dissesto.

La scalata italiana degli smash burger portoghesi!

Sesta apertura italiana per la catena di smash burger nata a Lisbona nel 2024, e che nell'arco di soli due anni sta spopolando in Europa

Dopo il grande successo milanese, dove il brand si è rapidamente affermato come una delle realtà di riferimento nel panorama burger della città, Street Smash Burgers consolida la propria presenza in Italia con l’apertura del primo store a Roma. Il marchio, fondato a Lisbona nel 2024 da Beatriz Santillana e Carlos Antón Conde — dove è diventato in breve tempo un vero e proprio love brand — è oggi una delle realtà di smash burger in più rapida crescita in Europa e sceglie Piazza Bologna per inaugurare un nuovo capitolo del suo percorso di espansione internazionale.

Street Smash Burger apre a Piazza Bologna

L’arrivo nella Capitale rappresenta un passaggio naturale ma ambizioso: una città con una tradizione gastronomica solida e identitaria, con cui Street entra in dialogo con rispetto e consapevolezza, portando una proposta contemporanea, essenziale e fortemente riconoscibile. La scelta della location, in via Lorenzo il Magnifico 22 – 24, riflette appieno il DNA del brand. Piazza Bologna, con la sua energia trasversale e il suo pubblico eterogeneo, fatto di studenti e creativi, incarna il contesto urbano ideale per Street, dove il cibo diventa esperienza quotidiana e momento di condivisione. «Roma è una città che ci ha sempre attratto per la sua energia e il suo dinamismo. Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto moltissimi messaggi da clienti romani che ci chiedevano di arrivare nella capitale. Desideriamo costruire una rete di ristoranti forte e riconoscibile in tutta Europa, mantenendo sempre il massimo focus sulla qualità del prodotto e sull’eccellenza operativa. Dopo il successo di Milano — dove abbiamo superato le aspettative — Roma era un p assaggio naturale», commenta Beatriz Santillana, co-founder di Street Smash Burgers.

Ingredienti selezionato, burger espressi, tre tipi di patatine

Fin dalle origini, Street si è distinta per un’attenzione quasi ossessiva alla qualità: dalla selezione dei migliori fornitori europei fino alla definizione di standard operativi estremamente rigorosi. Ogni burger è preparato al momento, con ingredienti di altissima qualità e una cura maniacale per ogni dettaglio del processo. Anche per il suo primo opening romano, Street rimane fedele all’identità che lo ha reso uno dei player più riconoscibili nel panorama degli smash: cucina a vista, design industriale e una proposta focalizzata sul prodotto. Il menù propone le creazioni iconiche del brand, con al centro lo smash burger realizzato a partire da un blend esclusivo di carne e lavorato secondo la tecnica “lazy edge smash”, che esalta il contrasto tra croccantezza esterna e succosità interna, disponibile in tre varianti: Street, Classic e Bacon Burger. A completare l’offerta, tre tipologie di patatine: classiche, dolci e le iconiche con salsa al tartufo e grattugiata di parmigiano.

Cucina a vista per una totale trasparenza

Il locale, pensato per accogliere fino a 30 persone sedute, offre un’esperienza raccolta e immersiva. Un formato volutamente compatto, pensato per valorizzare ciò che conta davvero: il prodotto, il team e l’energia che si crea tra le persone. Il design segue i codici già consolidati nelle oltre ventisedi europee: linee essenziali, materiali industriali e cucina completamente a vista, elemento centrale che riflette la filosofia di trasparenza del brand. Ogni fase della preparazione diventa così parte integrante dell’esperienza. Nel tempo, Street ha costruito un’identità che si muove all’intersezione tra food e cultura contemporanea, attraverso collaborazioni e attivazioni con brand e realtà affini come Vogue, Adidas, GCDS e MotoGP, rafforzando il proprio posizionamento come progetto lifestyle capace di andare oltre il semplice prodotto. Con l’apertura di Roma, Street Smash Burgers compie un ulteriore passo nel proprio percorso di espansione europea, dopo essersi rapidamente affermato come una delle realtà di riferimento nel panorama burger milanese e aver registrato una crescita accelerata negli ultimi anni.

Street Smash Burger: due anni di incredibili successi

Nato a Lisbona nel 2024 e oggi presente in Portogallo, Italia e Svizzera, il brand ha raggiunto 20 ristoranti e un fatturato di circa 12 milioni di euro, posizionandosi come uno dei player più dinamici del segmento grazie a una proposta chiara e coerente fondata su qualità del prodotto, eccellenza operativa e forte identità di marca, con l’obiettivo di costruire una presenza autentica all’interno delle città in cui sceglie di entrare. La qualità è il fondamento di Street e guida ogni decisione, dalla selezione degli ingredienti e dei fornitori fino alle modalità di preparazione e servizio di ogni prodotto. Grande attenzione è dedicata a coerenza, precisione e cura del dettaglio, con l’obiettivo di garantire lo stesso elevato standard di prodotto ed esperienza in ogni sede. Elemento distintivo di Street Smash Burgers è il concept di cucina a vista, che consente ai clienti di seguire l’intero processo di preparazione. Ogni burger viene cucinato al momento, sotto gli occhi del pubblico, dalla piastra all’assemblaggio finale, a testimonianza dell’impegno del brand verso la trasparenza e la qualità del prodotto. Street è inoltre profondamente connesso alle comunità locali e alla cultura contemporanea, attraverso collaborazioni con persone e progetti legati ai mondi della moda, della musica e dello sport. Attraverso queste sinergie, Street costruisce un brand che va oltre il food, restando sempre saldamente ancorato all’eccellenza del prodotto e alla qualità.

Se lo scherzo diventa realtà. Ikea lancia la polpetta leccalecca!

Dalla provocazione dello scorso primo aprile è nato un progetto in collaborazione con Chupa Chups

 Il 1° aprile il Gruppo Ingka, il più grande retailer IKEA presente in 32 Paesi, e Chupa Chups, uno dei marchi di lecca-lecca più iconici al mondo, hanno incuriosito il pubblico di tutto il mondo annunciando un leccalecca al gusto polpetta, svedese ovviamente. Oggi, quello che sembrava solo un pesce d’aprile diventa realtà!

La jointventure più inaspettata dell’anno è arrivata dopo un pesce d’aprile e verrà presentata a Milano durante la Design Week. Parliamo della collaborazione tra Chupa Chups ed IKEA nata dall’incontro tra creatività, ironia e amore per il cibo. Chupa Chups ha infatti reinterpretato in chiave dolce i sapori dell’iconica polpetta svedese e del suo tradizionale contorno a base di mirtilli rossi, dando vita a un prodotto inedito che cattura l’essenza di uno degli elementi più amati dell’universo IKEA. “Il 1° aprile abbiamo invitato le persone a immaginare un lecca-lecca al gusto di polpetta. Non abbiamo resistito alla tentazione di trasformare quell’idea in realtà, soprattutto dopo una risposta così entusiasta”, ha commentato Javier Quiñones, Commercial Manager del Gruppo Ingka. “Insieme a Chupa Chups, abbiamo dato vita a qualcosa di divertente e inaspettato: un modo originale per celebrare il nostro amore per il cibo e dimostrare che anche un semplice scherzo può trasformarsi in qualcosa di reale, capace di unire le persone in modi sorprendenti”.

Lecca-lecca in 1 milione di store IKEA

In totale verranno prodotti e distribuiti 1 milione di lecca-lecca nei negozi IKEA di tutto il mondo:  non saranno in vendita, i clienti potranno provarli gratuitamente visitando gli store IKEA nel mese di giugno. La collaborazione si inserisce nel più ampio impegno di IKEA verso il mondo della cucina e della tavola, un percorso che si è sviluppato nel corso dell’anno e che valorizza il ruolo essenziale del cibo nel creare momenti quotidiani di gioia, convivialità e condivisione. Secondo un recente studio promosso da IKEA, infatti, nonostante le abitudini alimentari siano in continua evoluzione, le persone continuano a cercare piccoli momenti di dolcezza nella vita di tutti i giorni.  Quasi la metà degli intervistati (46%) ammette di avere un debole per i dolci, mentre il 29% ama sperimentare nuovi piatti e nuove cucine e il 40% dichiara di essere attratto da sapori che evocano ricordi di infanzia. La collaborazione con Chupa Chups si ispira proprio a questi dati, reinterpretando in modo ironico e sorprendente un gusto familiare e iconico.

“Quando IKEA ci ha proposto di sviluppare un leccalecca ispirato al gusto della sua iconica polpetta svedese, l’idea ci ha subito conquistati”, ha affermato Martin Hofling, Global Marketing Manager di Chupa Chups. “In Chupa Chups siamo sempre alla ricerca di modi nuovi per stupire e rendere felici le persone. Fa parte del nostro spirito ‘Forever Fun’. Questo leccalecca in edizione limitata è il nostro omaggio giocoso a uno dei sapori più riconoscibili e amati associati a IKEA, reinterpretato come solo Chupa Chups sa fare”.

Lindt presenta Tokio Style Chocolate

Novità in casa Lindt con questa nuova tavoletta che è un vero viaggio sensoriale ispirato al Giappone!

Lindt Italia, parte del gruppo svizzero Lindt & Sprüngli, leader mondiale nella produzione di cioccolato premium, presenta in anteprima retail Lindt Tokyo Style Chocolate, la nuova tavoletta ispirata alla cultura gastronomica giapponese. 

Un grande evento di presentazione!

Nel cuore della Milano Design Week, il Lindt Shop diventerà uno spazio di scoperta dove gusto, innovazione e ispirazioni contemporanee si incontrano. I visitatori potranno immergersi nell’universo Tokyo Style, scoprendo da vicino l’ispirazione e l’attenzione ai dettagli che caratterizzano questa nuova creazione. Il 22 aprile prossimo infatti il prodotto sarà celebrato presso il Lindt Shop di Via Dante 9 a Milano, che per l’occasione si trasformerà in un’esperienza immersiva vestendosi dei codici estetici e sensoriali dell’universo Tokyo Style. Con Tokyo Style Chocolate, Lindt prosegue il percorso di innovazione dopo il successo di Dubai Style Chocolate, continuando a interpretare i trend internazionali attraverso l’eccellenza dei suoi Maîtres Chocolatiers. Un approccio che trasforma le tendenze globali in creazioni premium, capaci di offrire esperienze di gusto raffinate e sorprendenti. Protagonista dell’evento di presentazione sarà anche il nuovo Lindt Tokyo Style Bubble Drink, una novità disponibile presso il Lindt Chocolate Bar all’interno del punto vendita, pensata per accompagnare e valorizzare le note aromatiche della tavoletta Tokyo Style Chocolate.

Il concept del prodotto

Tokyo Style Chocolate nasce dall’incontro tra il finissimo cioccolato bianco Lindt e ingredienti iconici della tradizione giapponese: matcha genmai, riso tostato miscelato al tè verde e fragole. Un equilibrio raffinato di dolcezza, note verdi e sfumature fruttate, arricchito dalla croccantezza del riso soffiato, per un’esperienza sensoriale completa e innovativa. Un viaggio nel gusto che rende omaggio a Tokyo e ai suoi rituali del tè, affiancandosi al percorso di innovazione di Dubai Style Chocolate, ma esplorando un universo sensoriale completamente nuovo e ricercato. Tokyo Style Chocolate è pensato per offrire un’esperienza immersiva che unisce gusto, design e innovazione, valorizzando i nostri negozi come luoghi di scoperta. «Con il Tokyo Style Bubble Drink ampliamo questa visione, portando la stessa creatività anche nel mondo della somministrazione e dimostrando la nostra capacità di interpretare le tendenze contemporanee, offrendo ai consumatori esperienze sempre nuove e coinvolgenti». Conclude Francesca Bernasconi, Retail Director Lindt Italia.

Ciao allo storico incarto Chupa Chups (difficilissimo da aprire)

Basta lotte infinite per aprire gli iconici leccalecca! Chupa Chups lancia il nuovo incarto e crea una campagna pubblicitaria pazzesca

Chupa Chups lancia la campagna No More Wrestling per celebrare l’addio allo storico e ostico involucro, oggi sostituito da un packaging più facile da aprire. Sfruttando l’ironia della “lotta” quotidiana vissuta dai consumatori, il brand trasforma una vecchia frustrazione in un racconto visivo ispirato alla lucha libre, dove le maschere dei lottatori diventano il simbolo di una battaglia finalmente vinta grazie al nuovo design.

Dall’insight alla narrazione creativa

La nuova campagna “No More Wrestling” di Chupa Chups nasce da un’esperienza universale: la frustrazione nel tentare di scartare l’iconico lecca-lecca. Trasformando questa piccola “lotta” quotidiana in un racconto ironico, il brand comunica il lancio di un nuovo packaging progettato per essere finalmente facile da aprire, preferendo uno storytelling visivo ed emotivo a una semplice spiegazione tecnica. Per dare un volto concreto a questa sfida, il designer Arturo Bucio ha reinterpretato gli involucri trasformandoli in maschere da lucha libre. L’immaginario del wrestling messicano, con i suoi colori vivaci e i richiami ai poster classici dei match, diventa il simbolo perfetto della battaglia vinta contro la confezione, creando un impatto visivo immediato e memorabile sia nelle affissioni urbane che sui social media.

Una strategia di comunicazione integrata


Firmata dall’agenzia BBH e pianificata da Wavemaker tra Regno Unito e Spagna, la campagna dimostra come un miglioramento funzionale del prodotto possa trasformarsi in un potente strumento di marketing. Attraverso una presenza capillare tra spazi fisici e canali digitali, Chupa Chups valorizza l’esperienza reale dei consumatori, rendendo universale un cambiamento semplice ma atteso da tempo.