Marramiero, Chardonnay Punta di Colle in verticale

Nato per durare. Degustazione di nove annate nell’arco di ventidue anni dello Chardonnay Punta di Colle di Marramiero

Siamo a Rosciano, in provincia di Pescara, in un’area che vede sia la vetta del Gran Sasso che quella della Maiella, con il mare a farsi sentire da est. Area da sempre colonizzata da montepulciano e trebbiano.

“A metà anni Novanta – racconta Antonio Chiavaroli, direttore dell’azienda – in termini di uve bianche c’era solo il trebbiano, lo chardonnay era amato da noi produttori ma era una grande sfida confrontarsi con un vitigno internazionale. In parallelo c’era un’offerta sempre più interessante di Trebbiano d’Abruzzo e i consumatori del territorio preferivano vini da uve tradizionali”. “E poi c’era la critica enologica – interviene l’enologo Romeo Taraborrelli – che già da anni non vedeva di buon occhio la proposta dello Chardonnay affinato in legno”. “Piantammo lo chardonnay a Punta di Colle nel biennio 1993-1994 – interviene Enrico Marramiero, proprietario -. E devo dire che in quegli anni io fui davvero uno spettatore, avevo fiducia totale in Antonio e Romeo e realmente avevo anche poca esperienza. Però, quando assaggiavo rimanevo stupito dai risultati”. “C’è da aggiungere che fino a quel momento facevamo vino sfuso – racconta Taraborrelli -, poi nel 1993 in occasione del matrimonio di Enrico Marramiero imbottigliammo una piccola partita e ci prendemmo gusto”

Marramiero, Chardonnay Punta di Colle in verticale
Da sinistra, Romeo Taraborrelli, Enrico Marramiero, Antonio Chiavaroli

“Lo Chardonnay Punta di Colle – riprende Chiavaroli – nasce con l’annata 1996 e anche per la successiva fu vinificato in acciaio. Il desiderio di cimentarsi ci portò a scegliere per la versione internazionale con il millesimo 1998, che uscì nel 2000, quando decidemmo di mandarlo al ‘Concours Mondial de Bruxelles’, dove prese la great gold medal, il massimo riconoscimento del concorso”. “Fu una grande emozione, ricordo ancora la telefonata con la quale fummo informati – racconta Marramiero -. Il presidente del concorso quasi si scusò dicendo che non c’era un premio adatto a questo vino ovvero non c’era un premio più importante previsto dal concorso,una grande iniezione di fiducia”.

Marramiero, Chardonnay Punta di Colle in verticale

Nella dialettica dei ricordi i tre si rimpallano la parola, man mano che la memoria torna a galla. “Chi si accorse subito del vino – riprende Antonio – furono i giapponesi, anche se la gran medaglia d’oro suscitò interesse anche in Europa, ma è il Giappone che lo ha letteralmente sposato. Restando comunque un vino di nicchia, non un prodotto per tutti ma per chi cerca bianchi di un certo tipo, già il colore blocca il grosso dei consumatori”. Tocchiamo un tema che sentiamo molto, un limite di diffusione che non esiste per i rossi. “Il consumatore mondiale però si fida del nome Chardonnay – riprende Antonio -, e quindi il vino ha un consenso già prima dell’assaggio, mentre è più difficile fare lo stesso percorso con un Trebbiano, che da un lato ha anche un immagine semplice perché non è mai stato valorizzato con il giusto prezzo, ma svenduto, dall’altro un vino importante da uve trebbiano può non essere capito”. Percorso che i nostri tre ospiti sono riusciti a fare con il Trebbiano Altare, ma sembrava una sfida veramente ostica. Nonostante i dubbi il passaggio dallo Chardonnay tutto acciaio a quello internazionale fu dovuto all’insistenza di Romeo Taraborrelli che non voleva rinunciare all’etichetta e allora si decise di puntare più forte, pensando a un vino importante. “In quegli anni – commenta Romeo – diversi produttori, anche nomi noti, decisero di abbandonare la produzione dello Chardonnay vinificato in legno, un po’ scoraggiati dal mercato e della critica, noi decidemmo di continuare, era l’unico modo per misurarsi veramente con un bianco a livello internazionale”. “Oggi il Giappone resta il mercato privilegiato – racconta Antonio Chiavaroli -, ma il vino in quantità limitate va anche in Borgogna, dove c’è un’apertura mentale maggiore e ci sono consumatori che vogliono provare altro”.

Marramiero, Chardonnay Punta di Colle in verticale
Selezione delle uve

È il momento di parlare della vinificazione che dal millesimo 1998 prevede, dopo la pressatura, fermentazione e maturazione in barrique, con la malolattica svolta in modo spontaneo e lentamente. “Poi dal 2010, abbiamo gradualmente inserito una macerazione sulle bucce in barrique in fase di fermentazione – spiega Romeo Taraborrelli -, per più di qualche mese, anche oltre un anno, su una parte della massa che oscilla tra un quinto e un terzo, ma senza regole fisse, sia la quantità che il tempo variano in funzione dell’annata. Nel 2019 abbiamo rimescolato le carte, c’è vino che sta sulle bucce e le stesse sono utilizzate per vino dell’annata successiva, mentre altro vino sta sulle fecce fini senza bucce. I legni sono quattro di origine francese e uno di Slavonia. Per esempio usiamo le barrique vecchie quando conserviamo le fecce o le bucce dell’annata precedente con il vino nuovo. Siamo arrivati a questi metodi per gradi, facendo ogni anno diverse sperimentazioni e ottenendo risultati eccellenti che diventano parte della produzione dall’anno successivo”. Tecniche di lavorazione veramente interessanti, che evidentemente sono figlie di passione e ricerca. Ma continuiamo a insistere e a stimolare Romeo Taraborelli perché crediamo che la sperimentazione abbia portato ancora altri risultati. “Stiamo lavorando sui vinaccioli, è un mondo spaziale! – afferma -. Devi lavorare sui vinaccioli bianchi o parzialmente bruniti, sui quelli maturi non ha senso perché hanno tannini polimerizzati e non si legano nel vino. Ovviamente le uve sono perfette è impossibile altrimenti solo pensare a un vino che duri almeno quindici anni; dal 2014 passano infatti nella selezionatrice ottica e quindi la perfezione delle bacche consente di non usare la solforosa nella prima fase perché non si deve proteggere nulla”. Quello della selezionatrice ottica è stato un investimento molto importante per l’azienda, probabilmente la prima a dotarsene in Italia. “Credo molto nella tecnologia – interviene Enrico Marramiero -, ho accettato la selezionatrice ottica senza indugi, ci consente di eliminare qualunque inquinamento naturalmente presente tra gli acini, e ovviamente anche gli acini non a posto”. Tanto lavoro per mettere sul mercato circa dodicimila bottiglie di Chardonnay Punta di Colle ogni anno.

La degustazione: Punta di Colle Colline Pescaresi Chardonnay Igt

A cura di Francesco D’Agostino e Stefano D’Augè

Marramiero, Chardonnay Punta di Colle in verticale

Una degustazione profonda ben ventidue anni che dimostra come e quanto le uve chardonnay amino i potenti contrasti climatici dell’Abruzzo, sospeso tra mare e alta montagna. È uno Chardonnay che emana energia, coniugando ricchezza ed eleganza, sempre sostenute da una vitalità generosa che rende l’assaggio molto dinamico e invitante, nonostante la potenza calorica, perfettamente integrata, salvo nel 1999, dove comanda. Il tempo gli dà profondità espressiva, ma anche armonia e piacevolezza, con un picco che i nostri sensi hanno raggiunto con il millesimo 2009, veramente emozionante. Insomma uno Chardonnay che invita continuamente all’assaggio in tutte le annate, con un picco seduttivo nella 2000.

2021
14,5% vol
Sfacciato e vigoroso
Giallo dorato carico e luminoso, è intenso di frutto ed erbe aromatiche che dialogano con toni di arachidi tostate. Pesca. ananas, banana, gelso, cedro, arancia e frutto della passione si confrontano con aromi di timo e salvia, con cenni di rosmarino, note di zenzero, mentre respiri balsamici di bosco montano attraversano l’insieme; ecco sentori di miele e agrumi canditi, in contrasto con delicate note scure di mandorle e nocciole tostate. La scia dolce si allarga su marzapane, vaniglia, cioccolato bianco e confetti, percorsi da timbri di salgemma. Bocca sontuosa e succosa, sapida e di struttura imponente, invitante nella dialettica tra succosità e salinità, percorsa da una pennellata tannica che dà grip all’insieme avvolgente. Ricca la percezione fruttata che si allunga accompagnata dalle delicate tostature e da respiri balsamici che ricordano il bosco montano.

2018
14,5% vol
Raffinato e aristocratico
Oro rosso luminoso, appena versato è poco loquace, focalizzato su toni minerali di scisto e salgemma che poi incontrano erbe aromatiche scaldate dal sole di timo e salvia, percorse da sentori di miele, mentre il frutto declina cedro e bergamotto, specialmente canditi, sfumati da respiri di cipria. La speziatura è avvolgente di chiodi di garofano, pepe bianco e nero tra cui emergono i frutti in caramelle. Ora più scuro, porge pietra focaia insieme a delicate tostature di pane e nocciole. Bocca impetuosa nella salinità e acidità, ben integrate dalla tessitura e dalla morbidezza per un insieme equilibrato. Ecco il frutto agrumato che dialoga con prugna disidratata e fico nero, insieme a pietra focaia, mentre torna su toni articolati di cedro in una dialettica di chiaroscuri molto persistente con cenni di miele.

2017
14,5% vol
Ricco e generoso
Oro rosso con riflessi arancio, accoglie su tratti di miele che si fondono con richiami di cannella anche in confetto e toni articolati di pepe e chiodi di garofano, con una nota fresche di mentuccia e respiri di lavanda essiccata. Il frutto racconta di bergamotto fresco e arancia disidratata, percorsi da toni di miele di bosco, mentre insiste sugli agrumi, dal pompelmo al chinotto, con tocchi di albicocca secca. Bocca ricca, di grande vitalità per la bella freschezza accompagnata da una salinità tattile lunga, integrate da struttura potente e alcol. Il retrolfatto gode della dialettica tra frutto fresco e salgemma, accompagnate da spezie ed erbe aromatiche, con lunghe percezioni di caramella d’orzo e balsami vitali.

2014
14,5% vol
Scuro, atletico, elegante
Di colore rame chiaro luminoso, è subito complesso nella dialettica tra dolcezze mellite e toni di rabarbaro e ginseng, mentre il frutto richiama bergamotto, albicocca secca, pesca, cedro anche candito, frutti sotto spirito e zuppa inglese. Ecco timo, pepe, zenzero, con toni di pietra focaia e salgemma, mallo di noce, noce, mandorla e nocciola secche. Bocca di grande eleganza e potenza, vibrante e atletica, di dinamica vitale e lunghezza esagerata per l’eccellente equilibrio che sostiene la dialettica scura del naso di grane persistenza, percorsa da toni polposi di Limone di Sorrento.

2012
14,5% vol
Profondità, complessità, equilibrio
Calice di colore rame luminoso, accoglie mentolato e cioccolatoso, con toni di zuppa inglese, di nocciole secche e leggermente tostate, in contrasto con ricordi di scoglio bagnato, ricco di vegetazione marina e iodio; si avvertono ora gli agrumi sia polposi che disidratati di bergamotto, arancia e cedro, con tocchi di cachi e frutto della passione in contrasto con prugna, sfumati da toni di panpepato, panettone, con timo, basilico, rabarbaro… Bilanciatissimo, vitale, salino, è dinamico e di tessitura importante, accogliente e avvolgente nella progressione lunga e calorica che sostiene il naso, aggiungendo caffè al cioccolato fondente.

2009
14,5 vol
Emozione
Rame luminoso, è complesso e invitante nella dialettica di chiaroscuri che fonde agrumi di arancia, bergamotto e lime con pietra focaia e polvere da sparo, con zenzero e pepe nero. Ecco camomilla, croccante alle nocciole leggermente tostate, pasta di mandorle, cioccolato bianco, intarsiati da guizzi di menta avvolgenti, da tocchi di sandalo, tabacco e caramello. Bocca importante, armonica, vitale di acidità, dotata di salinità gentile e lunga, molto invitante e golosa, in grado di sostenere una dialettica retronasale coinvolgente di toni scuri e dolci di estrema profondità che vanno dal rosolio al cioccolato al rum. Grande complessità e piacevolezza.

2003
14,5% vol
Armonico e inatteso
Rame luminoso, al naso conquista subito per le note di polvere da sparo che si fondono con il cacao, in contrasto con freschezze di chinotto e bergamotto, mentre scopriamo albicocca secca e zenzero, tabacco con toni di miele e zuppa inglese, di mandorla, nocciola, arachide e noce secche, percorse da toni balsamici di abete e da sfumature di foglia di pomodoro. Bocca sontuosa, potente, paradossalmente agile e armonica come una gazzella, invitante un nuovo assaggio. Complessità, grande profondità dal cedro alla prugna, al cacao, alla pietra focaia, passando per la foglia di pomodoro… Incredibile!

2000
14,5% vol
Seducente
Rame lucente, al naso rimbalzano sentori di miele, erbe aromatiche, pietra focaia, grafite e polvere da sparo, mentre a centro del quadro olfattivo il frutto di albicocca secca, arancia anche candita, bergamotto, chinotto, con dolcezze di zuppa inglese, di glassa di marroni, percorsi da respiri più chiari di selce e pietra pomice. E ancora fico nero, con cenni di foglia di pomodoro secca e confetture. Bocca suadente, ritmata e di bella armonia, dal profilo calorico pulsante e invitante, è vitale grazie alla sinergia tra acidità e salinità fine e setosa, che consente una dialettica retronasale ricca, dove stupiscono le note di confetture.

1999
14% vol
Etereo
Di colore rame chiaro luminoso, è intenso nel porgere un blend di miele millefiori e bacche di sambuco, che lasciano spazio alla pietra focaia e alla polvere da sparo. Ecco il frutto della passione, con bergamotto e cedro, in contrasto con la prugna disidratata, il cedro candito, percorsi da toni eterei che ricordano il babà. E ancora vaniglia, bignè alla crema chantilly al rum… Bocca bilanciata, meno dinamica e vibrante del 2000, per la nota calorica più vivace delle componenti dure. Le note di bacche di sambuco sono evidenti e dialogano con ritorni che riportano alla complessità del Cognac, sostenuti dalla etereità. Seppur meno alcolico, è l’unica annata che risente un po’ del tempo…