Costaripa, la filosofia di Mattia Vezzola
È l’azienda di famiglia che Mattia cura da una vita e che oggi esprime la vocazione vitivinicola duttile della Valtènesi
Per tutti gli appassionati di bollicine in nome di Mattia Vezzola è legato allo sviluppo della Franciacorta, evento dai profili straordinari, per i tempi brevi che hanno portato il territorio al successo, grazie evidentemente a grandi interpreti.
Mattia è però un tecnico a tutto tondo che progetta e produce grandi vini, siano essi con le bolle o fermi, bianchi, rosa e rossi. La chiave del suo impegno è sempre stata quella del progetto viticolo finalizzato a una produzione vinicola identitaria. Il suo lavoro in Franciacorta da Bellavista è noto; un po’ meno, probabilmente, quello che ha sempre svolto nella sua azienda, con maggiore energia da quando se ne occupa a tempo pieno.

Un altro tema su cui Vezzola ha una competenza tutta particolare è quello dei vini rosa con i quali si è sempre confrontato nel territorio di origine, la Valtènesi appunto, sponda occidentale del Lago di Garda. Qui il vino rosé storicamente è un fiore all’occhiello del territorio, una conquista ottenuta grazie alla sapienza vitivinicola dei padri e dei nonni, ora supportata dalla investigazione scientifica.

Entrammo in contatto con la grande propensione di Mattia Vezzola nei confronti dei vini rosa negli anni Duemila, quando il nostro interesse e passione per questa categoria di vini ci portò a realizzare nel 2006 e nel 2007 due edizioni della guida Rosati d’Italia. In entrambe premiammo il Chiaretto Molmenti, il vino rosa dedicato a Pompeo Molmenti, l’uomo che a fine Ottocento si ispirò a tecniche francesi per produrre vini rosati, utilizzando il legno. Come fa e ha sempre fatto Mattia con questa etichetta, pensata prima in vigna e poi in cantina per durare nel tempo. Fa parte del trio di vini rosé che Costaripa propone: il RosaMara, vitale, salino e ritmato vinificato metà in acciaio e metà in rovere, il Molmenti, strutturato, suadente, ricco di chiaroscuri, vinificato in tonneau di rovere, il PalmArgentina, vino rosa dolce, da uve appassite in piante e parte in fruttaio.
Recentemente abbiamo avuto occasione di assaggiare due annate di RosaMara e di Molmenti in parallelo. Sono due vini che manifestano due espressioni complementari della Valènesi: RosaMara l’integrità totale di frutto e fiore, con una trama vibrante che rende il vino invitante; Molmenti è il rosé complesso, profondo, coinvolgente. In comune un’eleganza figlia del pedoclima, ma che solo un’interpretazione progettuale del territorio consente di esternare.

Abbiamo assaggiato il RosaMara 2023 e il 2019, scoprendo che l’evoluzione di questo vino, ricco di freschezza e salinità, porta in primo piano dei caratteri particolari, una mineralità articolata che arriva alla pietra focaia, conservando il frutto in secondo piano, per una beva di grande equilibrio e integrità. Uno sviluppo che non ci aspettavamo, molto raffinato e complesso.

Quanto al Molmenti, avevamo le annate 2019 e 2011, addirittura, e qui la dialettica è completamente diversa. Una parola su tutte descrive l’assaggio dell’annata vecchia di tredici anni, sensualità. Un vino che non si riesce a smettere di annusare e assaggiare per la sua ricchezza e suadenza, ma anche per il ritmo gustativo ancora dinamico.
Nel campo dei vini rosa, quella di Mattia Vezzola non è mai stata una scelta di gamma, ma la ricerca di un’espressività forte e identitaria che pone i vini in cima alla piramide della qualità territoriale. Da parte nostra, che ogni anno organizziamo Bererosa, tutto l’apprezzamento possibile.
Apprezzamento che esterniamo anche sui vini con le bollicine sottili di Costaripa. Il Mattia Vezzola Grande Annata Brut 2018 ha ottenuto le 5 sfere di Sparkle 2025, e non è la prima volta!