Polo Vitivinicolo del Triveneto, unione d’intenti a sostegno del vino

In un periodo critico per il vino, il Polo Vitivinicolo del Triveneto propone un modello di legami per ridisegnare la nostra vitivinicoltura

Il vino nel mondo sta vivendo un periodo di passaggio molto importante legato al calo dei consumi. Evidentemente l’Italia, primo produttore, si trova a fronteggiare una congiuntura che richiede un ripensamento del sistema. I numeri parlano chiaro: al 28 febbraio lo stock di vino nelle cantine italiane vale 58,6 milioni di ettolitri, 5,8 % più alto del 28 febbraio 2025. Non solo, oltre l’80% è costituito da vini Dop e Igp (dati Icqrf). Considerando che negli ultimi cinque anni la produzione ha avuto come picco massimo quasi cinquantaquattro milioni di ettolitri e minimo trentotto, è evidente che siamo in una fase di accumulo importante, dovuta a un calo generale delle vendite, da imputare principalmente al mercato domestico . In questo quadro generale è importante poter contare su collaudati progetti corali, proprio come Triveneta Certificazioni.

Polo Vitivinicolo del Triveneto, unione d’intenti a sostegno del vino

Un nuovo modello

Lo scorso 31 gennaio è stato inaugurato un luogo che mette insieme consorzi ed organismi di controllo della filiera vino (il taglio del nastro nella foto di apertura). La società di certificazione Triveneta Certificazioni, costituita da Ceviq, Siquria e Valore Italia – altrettanti organismi di controllo e certificazione – oltre dieci anni fa per certificare i vini della Doc Pinot Grigio Delle Venezie e della Igt Trevenezie, ha inaugurato nel bellissimo centro di San Vito al Tagliamento la sua nuova sede in un palazzo antico completamente ristrutturato. Oltre all’organismo di controllo, il palazzo ospita spazi del Consorzio Pinot Grigio Doc delle Venezie, del Consorzio Friuli Doc, del Consorzio Friuli Grave Doc e del Consorzio Prosecco Doc. Nella struttura sono riuniti gli organi deputati a governare le denominazioni con quelli che verificano la rispondenza alle regole delle stesse di ogni partita di vino prodotta. In sostanza un luogo dove si lavora per garantire ai consumatori l’autenticità delle produzioni, in modo di aumentarne la credibilità.

Polo Vitivinicolo del Triveneto, unione d’intenti a sostegno del vino
Francesco Liantonio, presidente di Triveneta Certificazioni e di Valoritalia

“Triveneta Certificazioni opera a supporto di 60.000 viticoltori, 9.000 vinificatori e oltre 22 milioni di ettolitri di vino tra Doc e Igt, per un totale di oltre un miliardo di bottiglie che va sul mercato e che raggiunge quindi altrettanti consumatori – ha spiegato Francesco Liantonio, presidente di Triveneta Certificazioni e di Valoritalia -. È un esempio virtuoso di come tre organismi di certificazione si siano uniti per creare un punto di incontro e per certificare e tracciare l’intera filiera della Doc Pinot Grigio delle Venezie. Attorno a questo nucleo si sono poi aggregati gli attori del Polo Vitivinicolo del Triveneto. Quella che abbiamo inaugurato è una realtà che può diventare un’esperienza da prendere come modello in tutta Italia, con l’obiettivo di creare sinergie tra consorzi, istituzioni e organismi di certificazione e presentarsi uniti sul mercato. La vera forza di questo progetto è il fattore umano: competenze che si riconoscono, fiducia costruita nel tempo e una squadra che sceglie di lavorare insieme ogni giorno, al servizio delle imprese, accompagnandole e rendendo più semplice il raggiungimento dell’obiettivo: la qualità certificata”.

Un aspetto quanto mai strategico oggigiorno. Tutti i consumatori devono essere consapevoli del minuzioso livello di controlli di cui gode il mondo del vino italiano a beneficio di chi apre quelle bottiglie. “Il nostro sistema di controllo per i vini a DO, unico al mondo, è capillare e integrale, non a campione, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei, opera partita per partita, bottiglia per bottiglia”, spiega Giuseppe Liberatore direttore generale di Valoritalia.

Polo Vitivinicolo del Triveneto, unione d’intenti a sostegno del vino
Giuseppe Liberatore

Le sinergie già messe sul tavolo, oggetto di un confronto cominciato da tempo, hanno come obiettivo la legittimazione di un territorio e di un prodotto, passando per valori come la sostenibilità ambientale ed economica, ma anche sociale nella promozione del consumo moderato e responsabile, sicuramente più efficace della demonizzazione del vino. Non solo la disponibilità dei dati di filiera messi disposizioni dagli organismi di controllo consente una valutazione sinergica del sistema vino al fine di fare delle scelte che limitino la sofferenza dei diversi attori della filiera, dalla campagna alla commercializzazione della bottiglia. Insomma, il Polo Vitivinicolo di San Vito al Tagliamento diventa un modello di legami per costruire il futuro del vino italiano.