Fuller’s: l’emblema delle ale inglesi

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Nasce a Chiswick nel west end londinese l’emblema delle ale inglesi. Da più di centocinquant’anni la Fuller’s grazie a un lavoro meticoloso e appassionato conquista vecchie e nuove generazioni di beer lovers

Londra è sempre invidiabilmente cool nonostante la polvere che si va accumulando sulla vecchia Europa. Qualcosa di speciale appartiene all’alchimia della città, a chi ci vive, uno spirito che gli inglesi contengono e che la City raccoglie e amplifica molto bene; un misto di tradizione e freschezza, ironia e serietà, nonsense e razionalità. Per esempio, vogliamo spendere due parole sull’arrivo sensazionale della regina Elisabetta II allo Stadio Olimpico per inaugurare i Giochi? Un’inedita sovrana che attende con i suoi cagnolini che James Bond/Daniel Craig la passi a prendere a Buckinham Palace, per poi salire su un elicottero, pur di essere puntuale, e lanciarsi con il paracadute… Questo video surreale ha accompagnato l’arrivo in carne e ossa della sovrana in tribuna… Qualunque altro regnante ne sarebbe uscito ridicolo e sminuito: Elisabetta no, ci ha guadagnato, proprio come era nelle intenzioni strategiche degli ideatori. La regina non ha mai derogato all’etichetta, ma da sempre sa ironizzare sul suo ruolo… in fin dei conti James Bond non è al servizio di sua Maestà britannica? E così come previsto, al piacevole e insolito esordio ha fatto seguito un’edizione tecnicamente ineccepibile che ha regalato emozioni forti con quel soffio di leggerezza tanto british. Lo stesso modo fresco e innovativo di portare avanti la tradizione si può applicare alla birra inglese, come all’abitudine secolare di andare ogni giorno al pub, a scambiare due chiacchiere bevendo una buona pinta, magari di ale spillata a pompa (non chiedetene mezza perché avrebbe lo stesso effetto meschinello di chiedere mezza porzione a Gianfranco Vissani…).

E la birra inglese per antonomasia è da sempre la ale, un termine che raccoglie e identifica diverse tipologie dalle caratteristiche aromatiche peculiari, tutte prodotte ad alta fermentazione, cioè utilizzando nel brassaggio lieviti che lavorano a temperature elevate, a differenza delle birre a bassa fermentazione tipo le diffusissime lager. Nel tempo il gusto degli inglesi si è naturalmente evoluto aprendosi al nuovo, alle nuove/altre tipologie, pur mantenendo come punto fermo la passione per la ale, specie fatta a dovere, prova ne sia il Camra (acronimo per Compaign for real ale) la più importante associazione birraria indipendente del Regno Unito, nata all’inizio degli anni Settanta, che si batte per tutelare e rilanciare le tradizioni brassicole del Paese (birra e pub) contrastando l’appiattimento del gusto della maggior parte delle birre commerciali. Le Real Ale sono le vere ale, quelle prodotte nel rispetto del metodo tradizionale, secondo un preciso disciplinare, con ingredienti selezionati, rifermentate nel contenitore dal quale vengono, senza aggiunta di anidride carbonica (sia in fusto – cask – che in bottiglia), per esaltare l’inconfondibile “taste of ale” e proprio grazie a questa associazione capita di ritrovare stili dimenticati e apprezzabilissimi. Morale della favola la maggior parte degli inglesi continua a bere ale, soprattutto alla spina per gustarle meglio. Ed è proprio qui la caratteristica tutta anglosassone di mantenere vive determinate tradizioni in modo fresco, ironico, sagace, guardando avanti senza perdere quanto conquistato…

Fuller’s birra industriale di qualità artigianale

Caratteristica di base delle ale è la dolcezza dei malti che si sposa a un corpo pieno, aromatico, fruttato, declinandosi in diverse espressioni che vanno dalla bitter alla brown, dalla mild alla old, dalla pale al barley wine, alla porter, alla stout. E ne esistono altre, tutte interessanti, più o meno luppolate, chiare, ramate o scure, più o meno pastose, generalmente non troppo alcoliche, da assaporare a temperatura di cantina, intorno ai tredici gradi, per percepirne bene la personalità, preferibilmente alla spina nei pub, magari con spillatura a pompa, ovvero inserendo aria nel fusto. Tra le ale inglesi più famose furoreggia ed è la più venduta del reame la Fuller’s London Pride, una premium bitter che oggi più che mai rappresenta l’orgoglio londinese, perché se le ale si stanno prendendo qualche gustosa rivincita sulle più popolari lager è proprio per fabbriche di birra come la Fuller’s che da centinaia di anni lavora di fermentatore sulle rive del Tamigi, ad ovest della città. Sembra impossibile eppure qualche secolo fa Londra, all’apice del suo splendore brassicolo, ospitava le lunghe ciminiere fumanti di oltre centosessanta birrifici, (piccoli, grandi e molto grandi) e un più che consistente numero di pub.

Oggi i pub ci sono ancora, anzi si sono moltiplicati come gli abitanti che raggiungono i dieci milioni, mentre di birrifici che possano testimoniare l’antico impero brassicolo ce n’è solo uno, il famoso Fuller Smith & Turner (per tutti Fuller’s) nel vecchio quartiere di Chiswick, sulla strada dell’aeroporto di Heathrow. È rimasto da poco il solo, dal momento che anche la vecchia rivale, Young’s Brewery, si è trasferita nel 2006 nella cittadina di Bedford. Però anche a Londra la new wave artigianale, con la produzione di craft beer, sta riempiendo felicemente questo vuoto. Sono in crescita esponenziale i nuovi microbirrifici di pregio, oggi circa una ventina, che fanno buone birre, rinnovando un’importante e profonda tradizione. Per tornare al nostro birrificio di Chiswick va precisato che dal 1654, dove oggi c’è la Fuller’s c’era la brasserie della famiglia Griffin; molto più tardi John Fuller aiutò economicamente l’azienda fino a quando i Griffin decisero di andarsene, John Fuller allora, che si occupava di vino più che di birra, trovò altri soci birrai in Henry Smith e John Turner (ex mastro birraio alla Ind&Smith a sud di Londra). Così nel 1845 nacque la Fuller, Smith & Turner, una delle più importanti realtà regionali indipendenti del Regno Unito, con quattrocento pub e diversi hotel sparsi per il Paese, tutti tecnicamente all’avanguardia, luoghi piacevoli dall’atmosfera cordiale, allegra, di confortevole respiro middle-class, dove naturalmente si servono ottime birre della casa.

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Staff in gamba, tradizione, ricerca e innovazione

Signorili e allegri i pub come eleganti e di qualità superiore le birre, per una produzione di circa quattromila ettolitri a settimana. John Keeling è il direttore di produzione, da oltre venti anni alla Fuller’s, sotto la sua guida il birrificio ha ottenuto ripetuti riconoscimenti, più volte Champion Beer of Britain per il Camra, e anche medaglia d’oro per la London Pride, birra base dell’azienda, zoccolo duro che permette alla casa e al birraio di spaziare con buone chicche per intenditori, ad esempio le birre invecchiate. Keeling consiglia a tal proposito di comprare sempre due birre maturate in botte, una da bere subito e un’altra da conservare ancora un po’ al riparo dalla luce per scoprirne l’evoluzione! Oggi Keeling è affiancato da Derek Prentice, ex Young’s Brewery. Il segreto del successo delle loro birre a detta del mastro birraio e non solo sta nel mix di tecnologia avanzata e metodi tradizionali; sia nell’impianto di produzione, che laddove serve utilizza strumenti e metodologie antichi, nelle ricette come nelle materie prime, una per tutte il lievito assolutamente della casa, ma conta anche la giusta alternanza di ingredienti e la costanza nella sperimentazione. Senza scordare la maniacale attenzione all’aspetto chimico, biologico al quale è dedicato un competente laboratorio come competente e appassionato è l’intero staff. Insomma una bella fucina, con uno standard di classe di una quindicina di birre fisse più diverse stagionali e frequenti novità.

Tra le birre più interessanti ricordiamo oltre alla pluripremiata London Pride, la blonde Discovery, fresca e dissetante, la London Porter, ricca scura e complessa, la 1845 maturata cento giorni in bottiglia, la Honey Dew biologica con infuso di miele, l’India Pale Ale, piacevolmente amara, anche nella folcloristica versione Lancieri del Bengala, la Vintage Ale e la Reserve, due raffinate espressioni di birra invecchiata. Tutte da provare. La cosa interessante è che di solito le nuove generazioni sono più orientate all’onda innovativa, cavalcano istintivamente la tigre del cambiamento, che oggi è rappresentata dalle birre di qualità, in genere artigianali o comunque con un fine assortimento di sensazioni, e più che mai strizzano l’occhio al gusto americano e nel suo piccolo anche italiano. Bene, la Fuller’s riesce a legare il gusto giovane al gusto tradizionale, sia per quel che riguarda le birre, che nella gestione dei locali.

Non pochi tra i nostri migliori birrifici, ormai al top anche nel Regno Unito, si esibiscono in ottime ale di stile britannico, uno per tutti Birra del Borgo di Leonardo Di Vincenzo, e tra gli ultimi nati l’apprezzato Brewfist di Codogno (Lo), famosissimo in soli due anni di vita, con al timone tre soci uno dei quali, Pietro Di Pilato, il mastro birraio, laureato in Tecnologie Alimentari, ha cominciato la “carriera” di birrario lavorando proprio nello scrupolosissimo laboratorio della Fuller’s a Londra, che ritiene un esempio di azienda “smart” a trecentossessanta gradi (qualità, attenzione all’ambiente, alla solidarietà). E alcune delle birre del birrificio lombardo hanno un’impronta inglese, per i più attenti “fulleriana”: ottimo assemblaggio di materie prime per birre dal gusto originale e piacevole, non troppo alcoliche, da bere “a secchiate”…come al pub. Ricordiamo le ottime Space Man, una chiara estrema nella ricetta tutta proiettata in terra di luppolandia (simcoe, columbus, citra – sono varietà di luppolo), ma deliziosamente equilibrata, la 24K e la Jale tanto inglesi anche se la prima ha luppolo tedesco (saphir). Anche queste da assaggiare. Concludiamo come gli inglesi di una volta al pub… The Lord bless Charlie Mops, the man who invented beer beer beer… (Dio benedica Charlie Mops il leggendario inventore della birra).

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Fuller’s nel bicchiere

Vintage Ale 2010
n° 013887 bottle-conditioned
8,5% vol
Una creazione speciale del capo mastro birraio John Keeling, nata nel 1997. Ogni annata è un blend speciale di malti. Tutte numerate e “bottle-conditioned”, ovvero un po’ di lievito viene lasciato nella bottiglia per maturare lentamente. Si può consumare ben oltre la data indicata per convenzione. Ambra rossa nel bicchiere con brillanti riflessi mogano e un cappello di schiuma chiaro, compatto. Tipica ale nei sentori dolci del naso su toni maltati e di frutta matura, prugna, dattero, miele di castagno, evidenti note di Madeira, spezie, rabarbaro, liquirizia, orzo in caramello. Complessa e accattivante. Altrettanto la bocca, fresca, equilibrata in equilibrio dolce amaro, di buon corpo, con una carbonica allineata alle aspettative di raffinatezza. Anche il finale è dolce amaro sui sentori caramellati e dolci del naso, orzo, rabarbaro, in un crescendo di sottobosco, frutta matura e nuance iodate.

London Porter
5,4% vol
Più volte premiata come una delle migliori porter in circolazione. Nero profondo con spuma nocciola compatta. Al naso è subito tostata con note di liquirizia e tabacco, un lieve e chiaro fruttato si fa sentire nel proseguo con toni di prugna matura, muschio, vegetale di sottobosco e funghi con sentori di rabarbaro. La bocca è cremosa, morbida, equilibrata con una presenza amaricante intensa ma non eccessiva che riporta al retrolfatto le note tostate di malto e tabacco, il corpo adeguato la rende bevibile e affascinante.

Fuller’s 1845
6,3% vol
Nata in occasione dei centocinquanta anni della partnership tra Fuller Smith & Turner, rifermentata in bottiglia per minimo cento giorni, anche questa ha vinto diversi premi. Alla prima cotta è stata sua altezza reale il principe di Galles ad aggiungere il luppolo nel tino in occasione di una visita ufficiale… Ramata carica con bella spuma cremosa color nocciola, al naso è intensa su note maltate e di caramello dolci e persistenti, tostature e luppolo sono in primo piano, poi un chiaro fruttato riempie lo spettro aromatico: prugna, mela cotogna, anche in gelatina, cardamomo, bergamotto e pepe. Cremosa, di buona carbonica, in bocca risulta dolce amara con una lunga persistenza gustativa e corpo adeguato, le sensazioni finali riportano note tostate, china e ruta, insieme con prugna e bergamotto e lieve liquirizia in sottofondo.

London Pride
4,7% vol
Premium Bitter Ale di punta in Uk. La più conosciuta. Premiata. Inconfondibile etichetta rossa che parla inglese. Colore ambra carico e spuma bianca che riempie il bicchiere, al naso sfoggia toni maltati dolci accompagnati da note di liquirizia, rhum, arancia matura, anche candita e caramello, su un lieve vegetale di luppolo. La bocca è dolce, di buon corpo e buona beva, con una carbonica che enfatizza le sensazioni gustative, accompagnate da una piacevole acidità integrata ed equilibrata. Note finali amaricanti e rinfrescanti, maltate e fruttate di arancia e bergamotto con un fine luppolato in chiusura.

Organic Honey Dew
5% vol
Gustosa e dissetante questa birra aromatizzata con miele biologico. Oro luminoso nel bicchiere con immediati sentori di miele, delicati, appetibili, portati dalla spuma bianca. Seguono note dolci di malto, zagara, fiori gialli, agrumi e spunti vegetali. Deliziosa fragranza in bocca, fresca, di carbonica vivace, corpo medio, piacevole acidità dissetante, con un guizzo speciale dato dal miele che resta in progressione. Di gran ristoro.

Brewer’s Reserve n° 2
Oak Aged Ale
8,2% vol
Anni di sperimentazioni per questa birra invecchiata uscita dal cappello del mago Keeling. Ottenuta con rifermentazione in bottiglia, matura per più di ottocento giorni in botti di quercia da whisky. Color ambra con riflessi arancio e spuma compatta e fine, naso inizialmente timido che poi sprigiona note maltate dolci e fruttate di agrumi canditi e tostature. Quindi il frutto prende intensità: prugna, mela cotogna, amarena, su una vena alcolica liquorosa che impreziosisce, insieme con tabacco biondo, cioccolato e rhum. Raffinatissima. La bocca morbida, dolce, cremosa, di corpo importante, equilibrata, vellutata con una nota acida integrata che rinfresca l’assaggio e un lieve amaricante che accompagna le sensazioni finali dolci e importanti di legno, tostature e whisky per un assaggio di grande equilibrio e raffinatezza.

di Henry Ross

info su www.fullers.co.uk