A Roma i vini di Gradis’ciutta
Viaggio nel Collio con i vini di Gradis’ciutta, presentati da Robert Princic, a Roma, nel tempio delle uova
Da qui si parte verso una terra lontana, dura, difficile, ammaliante. Che Robert porta dentro di sé come un amuleto, al quale affidarsi e dal quale farsi ispirare. In questo piccolo angolo di Trastevere oggi, si respira un po’ di Collio. Lui è grande e grosso, ma con la faccia di un ragazzino felice e contento di giocare con i suoi giocattoli preferiti. Non riesce a trattenere l’entusiasmo che ha dentro. Vive di vino. Fa quello che avrebbe sempre voluto fare. Realizza i suoi sogni, e ne sogna di nuovi ancora… E ti trascina, ti porta per mano. Ti spiega le colline, il clima, le vigne. Ti parla della sua lingua e dei suoi dialetti. Della gente. Di quelle terre di confine, che ama e desidera.

La Ponca del Collio. Il segreto delle viti di lassù
Terra fatta di marne argillose e silicee. Non così generosa, nonostante siano abbondanti le piogge, ma in compenso ricca di minerali, che regala alle viti. È qui che nel 1968 è nata la Denominazione Collio Goriziano o Collio Doc.
Siamo al confine con la Slovenia a Nord, i fiumi Judrio a Ovest e Isonzo a Est, a Sud la pianura Isontina, nella zona collinare della provincia di Gorizia. Qui millecinquecento ettari di vigna si volgono verso il sole e godono degli influssi del vicino mare, che spinge aria temperata sulle colline, riparate dalle Alpi dal freddo e dal gelo. Di questi, 25 ettari sono della famiglia Princic e di loro si occupa Robert da circa venticinque anni, riuscendo nel 2015 a ottenere la certificazione biologica, dopo un lungo periodo di intenso lavoro, teso a eliminare ogni residuo chimico presente nel terreno.
Oggi a Giasbana è stata realizzata la nuova cantina della Famiglia e si è dato vita al marchio Gradis’ciutta (dovrebbe significare “piccolo castelliere” ossia un tipo di abitato preistorico posto su alture e difeso da cinte murarie, tipico della Venezia Giulia), dove si è pensato all’ospitalità, riattualizzando una serie di edifici del 1500 radunati in un borgo.
Il pranzo e i vini
Siamo da Eggs, in quel di Trastevere a Roma. Il benvenuto ha visto presentarci il vitigno forse più antico del Collio e quello maggiormente coltivato dall’azienda (anche nelle terre oltre confine): Collio Ribolla Gialla 2021. È giallo paglierino delicato e brillante. Naso di agrumi e mela verde, fine ed elegante anche nelle sue note fiorite. Fresco con sottili note minerali.
L’Antipasto
“Flan di zucca e Parmigiano”, accompagnato da un vitigno internazionale presente nel Collio già dalla prima metà dell’Ottocento: Collio Pinot Grigio 2021. È giallo paglierino vivace. Ha naso interessante, con note floreali e di erbe aromatiche. In bocca c’è frutta gialla matura, buona acidità e un lieve rimando alla nocciola.
Il primo
“Mezze maniche alla carbonara con zucca e mandorle tostate”, affiancate dall’uva più rappresentativa della Doc: Collio Friulano 2021. È giallo paglierino leggermente dorato. Abbastanza complesso all’olfattiva. Sentori di frutta matura, dall’albicocca al Limone di Amalfi. Al palato denota una buona struttura, ribadendo quanto proposto al naso e toccando note di mandorla dolce, seguite da una mineralità gentile ma decisa. Bel finale.
Il primo secondo
“Coscia di faraona con uovo di quaglia, castagne e vinaigrette ai lamponi”, è stato supportato dal blend più tipico della zona a base di malvasia, friulano e ribolla: Collio Riserva 2017. Da vendemmie tardive, si presenta di color oro pallido. Al naso offre sin da subito grande sensazione del territorio con rimandi floreali dai fiori di agrumi a quelli di acacia. In bocca si fondono percezioni agrumate e vagamente saline a note minerali e di frutta matura. Intenso e dalla lunga persistenza.

Il secondo secondo
“Guancia di vitello brasata e tagliatelle di frittata alle erbe”, ha fatto fare bella mostra di sé all’ultimo dei vini presentati, un bordolese con 80% di merlot, 10% di cabernet sauvignon, 10% di cabernet franc: il Monsvini Rosso Riserva 2016. Il colore è rubino molto intenso, con sfumature rosso carminio. Esprime subito note di cioccolato fondente, frutti maturi rossi e neri. Una parte dell’uvaggio, parzialmente appassito, arricchisce il bouquet, donando maggiore complessità con sfumature di alloro e erbe aromatiche, humus e cenni di speziatura. I tannini offrono una trama fine ed elegante. La persistenza è lunga e ripropone frutti di bosco e buona mineralità.
Il pranzo volge al termine e con esso il nostro viaggio nelle terre di confine dove la viticoltura, guidata da giovani ed entusiasti imprenditori, sta portando avanti progetti e sogni sempre più coinvolgenti.
Robert ci lascia ancora con il sorriso stampato sul volto. Felice, come noi, di averci raccontato la sua storia e trascinati su per quelle colline di ponca. Colline uniche, come la sua volontà di sperimentare e di osare sempre di più, da dove poter ammirare i colori del mare, le cime innevate delle Alpi e tanti, tanti filari di vecchie vigne pronte a scommettere con lui sul suo prossimo sogno.