Alliata il vino nella storia

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Claudia Alliata - Copia

Alliata, famiglia storica nel mondo del vino

Allliata è davvero un nome che ha fatto la storia del vino, basti pensare che Giuseppe Alliata Moncada VII Principe di Villafranca e VII Duca di Salaparuta, quindi parliamo del periodo che va dal 1784 al 1844, aveva già la passione del vino, tanto che nel 1824 trasformò le uve della qualità insolia proveniente dai suoi possedimenti di Casteldaccia, in contrada Corvo e Traversa, e lo imbottigliò con il marchio di ‟Duca di Salaparuta”. Ora forse è più chiaro il concetto del vino nella storia. Fu successivamente, con l’avvento di Edoardo e poi di Enrico, che l’azienda assunse la veste di una vera e propria casa vinicola. Enrico, fratello minore di Gabriele, nonno dell’attuale titolare Claudia Alliata di Villafranca (nella foto), affinò le sue conoscenze enologiche in Francia, diventando così un punto di riferimento per il mondo vitivinicolo siciliano; un precursore dei tempi se pensate che si è spento nel 1946 a soli sessantasette anni. Nel tempo poi le cose sono cambiate, il marchio ‟Corvo” fu ceduto a un Ente regionale ma, oggi la famiglia Alliata torna a produrre vini con il nome di famiglia. La nuova produzione fa leva principalmente sui vitigni autoctoni come l’insolia, il grillo e il nero d’Avola, non mancano anche gli internazionali come chardonnay, merlot e syrah. Da qualche anno la cantina si avvale della collaborazione di un enologo di fama internazionale: Lorenzo Landi, che con la sua esperienza fa esprimere tutto il territorio ai vini Alliata. La produzione ora si divide in due linee: i Classici e i Filosofici, noi abbiamo assaggiato due bianchi e un rosso in rappresentanza della prima e ancora un rosso della seconda, quindi una selezione. L’Insolia 2014 ci è apparso caratterizzato da note vegetali e agrumate ma non prive di fiori e frutti, vivace nell’acidità e dalla vena minerale ricca ed elegante, mentre il Grillo, sempre 2014, carico di frutti maturi e fiori gialli, dal sorso equilibrato, caratteristica in cui è più incline il vitigno, e dotato di buona struttura. Anche in questo si avverte quella fine mineraltà che caratterizzava anche il precedente. Il rosso della stessa linea, Lorlando 2014 (non è un refuso, è scritto proprio così) è un vino giovane ma piacevole, in grado di appagare il palato anche se servito a una temperatura appena più fresca di quella consueta a questa tipologia, cosa che lo farà spaziare negli abbinamenti. Diverso è per il Kaspàr 2012, anche questo prodotto con nero d’Avola in purezza come Lorlando, dimostra ‟spalle più larghe”, dovute anche alla selezione fatta negli appezzamenti più vecchi, e alla maturazione di 10-12 mesi in piccoli legni francesi, che comunque non stravolgono il suo carattere. Vini puliti, corretti e piacevoli, dal prezzo centrato; caratteristiche che fanno presagire un sicuro successo.

Fabio De Raffaele

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