Amarone Opera Prima 2026
Amarone Opera Prima rivela un'evoluzione verso vini più secchi, speziati e gastronomici; l’annata 2021 privilegia equilibrio e freschezza
Secchi, speziati, gastronomici. Se dovessimo riassumere in sole tre parole com’erano i campioni di Amarone della Valpolicella assaggiati a Amarone Opera Prima, queste renderebbero bene l’idea. Ma andiamo con ordine.

Tanti vini, da un solo vitigno
Nel panorama enologico italiano, la denominazione Valpolicella rappresenta un caso abbastanza unico: con un pugno di vitigni autoctoni si possono fare vini freschi immediati e fruttati, vini corposi, vini importanti da lungo invecchiamento, vini dolci setosi e raffinati. Tutti, volendo dallo stesso vigneto, basta modulare opportunamente i tempi di raccolta e il processo di vinificazione, con o senza appassimento. Questa versatilità dei vigneti, unita alla flessibilità delle percentuali di corvina, corvinone, rondinella (e altre uve locali minori) che possono intervenire nel blend di un vino, è ciò che nel tempo ha contraddistinto quest’area. Punti di forza che oggi si confrontano con le sfide e i problemi di un cambiamento climatico che si sta verificando a un ritmo e con una intensità inaspettati, con risultati che si riflettono anche nel bicchiere.

Amarone, affinamenti prolungati e cambio di stile
Ed è questo che abbiamo constatato in occasione di Amarone Opera Prima 2026, tradizionale presentazione ufficiale dell’ultima annata in commercio (la 2021) dell’Amarone della Valpolicella, quest’anno tenutasi nelle Gallerie Mercatali in zona Fiera, invece che nel consueto centralissimo Palazzo della Gran Guardia di Verona. Poco meno di settanta le aziende presenti e altrettanti i campioni in degustazione per la stampa specializzata, ma non serviva assaggiarli tutti per rendersi conto che nella denominazione si stanno verificando dei cambiamenti importanti. Dei 68 campioni in assaggio, meno di una ventina è già in commercio, tutti gli altri sono ancora in affinamento. Segno che i produttori hanno finalmente capito che per valorizzare di più l’Amarone. anche da un punto di vista commerciale, è necessario dargli il tempo di cui necessita.

La rivincita degli amaroni secchi perfetti con arrosti e carni alla griglia
Tornando ai vini assaggiati, se ad alcuni possono bastare pochi mesi in più (alcuni vini saranno in commercio già nella primavera di quest’anno), ad altri – la maggioranza in verità – servono anche tre o quattro anni in più. A questa enfasi su un invecchiamento prolungato si accompagna un’altra interessante tendenza: la scomparsa degli Amarone palestrati e “piacioni”. Finalmente, dopo anni di residui zuccherini fuori scala perfino per vini che si dichiaravano solo un po’ più “morbidi” o “accattivanti”, in quest’anteprima abbiamo assaggiato Amarone della Valpolicella semplicemente secchi. Complessi (ma non muscolosi come un tempo), giustamente “seri”, e con un tenore alcolico giocoforza importante nel gusto, ma in genere ben integrato e non prevaricante. Quel tipo di vini, insomma, che ti mette fame di un pezzo di arrosto o carne alla griglia, perché sono stati fatti per accompagnare il cibo, e non per fare i fenomeni in perfetta solitudine fuori dalla tavola.

Dalla ciliegia sotto spirito al bouquet di spezie
Il terzo shift notato è di carattere più organolettico. Per anni l’Amarone della Valpolicella ha avuto nella ciliegia sotto spirito uno dei suoi tratti più distintivi. Solo col tempo questa ciliegia si ricopriva di cioccolato fondente con una sfumatura di spezie. Questa, almeno, era la prima sensazione che si provava assaggiando un Amarone della Valpolicella. Negli assaggi fatti quest’anno questa ciliegia si avverte meno spesso di un tempo: ora in primo piano ci sono le spezie, seguite da note articolate di frutti rossi, sentori balsamici e perfino ematici. Un cambio di stile? A volte sì. Ci sono produttori che per ragioni di mercato stanno sperimentando tagli con percentuali di corvinone più elevate rispetto a pochi anni fa. Altre volte è il cambiamento climatico che impone ai produttori di fare certe scelte: il corvinone è più rustico e robusto della corvina. Così in alcune annate si aumenta la sua presenza per aumentare struttura, colore e componente polifenolica del vino finale. E il contributo del corvinone alle caratteristiche olfattive e gustative dell’Amarone sono proprio le spezie, presenti anche nelle fasi iniziali della vita di questo prodotto, e non solo nel lungo periodo.

Gli assaggi
Ciò premesso, quali Amarone della Valpolicella 2021 vale la pena acquistare? Dei molti che ci sono piaciuti, tra i pochi già in commercio consigliamo i seguenti, che coprono le tre grandi aree della denominazione: Valpolicella Classica, Valpantena, Valpolicella Orientale.
Acinatico Amarone della Valpolicella Docg 2021
Accordini Stefano
Un Amarone dal taglio “classico”: fine, fruttato, con una buona amarena sotto spirito, con profumi di fiori secchi, dattero, frutta secca, e un bell’ equilibrio tannico-alcolico che lo rende molto bevibile.
Amarone della Valpolicella Docg 2021
Torre del Falasco
L’approccio al naso è molto gentile, con sentori floreali di fiori secchi in pot-pourri, accompagnati da dattero, prugna disidratata, frutta secca. In bocca è più scuro e severo, ma resta ben equilibrato e dotato di buona beva.
Santico Amarone della Valpolicella Docg 2021
Santi
I profumi floreali-fruttati che si combinano tra naso e bocca rendono questo elegante vino un degno compagno della tavola, con una grande bevibilità. Un altro ottimo esemplare dell’annata 2021, considerata di grande qualità con punte di eccellenza.
Foto @ Consorzio Tutela Vini Valpolicella