Barone Pizzini, pionieri di vite

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Degustazione di Erbamat

Era il 1998 quando l’azienda decise di sposare l’agricoltura biologica, prima in Franciacorta, e ora la tendenza a una viticoltura sostenibile è generale nel territorio. L’infaticabile Silvano Brescianini, direttore generale dell’azienda e vicepresidente del consorzio del Franciacorta, con delega agli aspetti tecnici, un paio di anni fa ci aveva parlato della riscoperta di un vitigno autoctono del territorio, l’erbamat, accantonato nei secoli.

 

Silvano Brescianini

È un’uva tardiva, matura in ottobre, non ha mai fruito nel passato di studi; Leonardo Valenti, consulente enologico aziendale e docente di viticoltura ed enologia all’università di Milano, ci spiega che potrebbe essere una parente dei trebbiani, con caratteristiche aromatiche più decise che la rendono simile al pecorino. Il Consorzio si è impegnato a investire in ricerca sul vitigno e, cosa non da poco, ha appena ottenuto la modifica del disciplinare e l’erbamat può entrare nell’uvaggio del Franciacorta Brut al massimo al 10% (non è utilizzabile né nel Satèn e né nel Rosé).

 

 

                                                                Leonardo Valenti

Lo scorso 8 marzo nella sala degustazione aziendale abbiamo effettuato l’assaggio di vini base dell’ultima vendemmia: chardonnay e pinot nero posti su terreni diversi, basi bianche e rosate, ma anche un erbamat. Evidentemente l’erbamat potrebbe rappresentare una scorta naturale di acidità, vista la sua maturazione tardiva, ma l’analisi dei vini base di una vendemmi equilibrata come la 2016 mostra la capacità di chardonnay e pinot nero di dare vini base con acidità intorno ai dieci grammi per litro con un pH anche inferiore a tre quando gestiti correttamente dal punto di vista agronomico. Allora l’utilizzo di un uva autoctona serve a dare una personalità diversa al Franciacorta, una possibilità in più sui mercati internazionali. La sperimentazione di Barone Pizzini è andata oltre ed è in sviluppo già da molti anni, almeno otto; abbiamo infatti potuto assaggiare tre spumanti sboccati lo stesso mattino e non dosati, tutti dotati di un contributo da parte della nuova uva: un 2011 dotato di chardonnay all’80% e erbamat al venti, un 2012 con 60% di erbamat e contributo paritetico di chardonnay e pinot nero, un 2014 dotato di 40% di erbamat e chardonnay e pinot nero pari al trenta. Sono test in cui la presenza di erbamat è decisamente superiore a quanto previsto oggi dal disciplinare del Franciacorta proprio per valutare senza errori l’apporto del vitigno: tutti vini interessanti, il 2014 quello che abbiamo preferito. Cosa non da poco, Barone Pizzini il 7 marzo ha piantato un nuovo ettaro tutto a erbamat.

sito ufficiale  Barone Pizzini

 

 

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