Castello Bonomi e l’erbamat

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Degustazione verticale di quattro annate della Cuvée 1564, un vino spumante frutto del blend dell’antico vitigno con chardonnay e pinot nero, prodotto da Castello Bonomi nell’ambito di una lunga attività di ricerca

Di Francesco D’Agostino

Sentiamo parlare di questo vitigno dal nome curioso da qualche anno. Su queste pagine avete già potuto leggere gli esiti di vinificazioni in occasione di un’altra degustazione. Il vitigno tradizionale dell’areale franciacortino è utilizzabile nell’uvaggio del Franciacorta con un limite del 10%. Questo dato può sembrare riduttivo, ma è legato alla normale prassi di prudenza che si adotta con l’immissione di un nuovo vitigno in una denominazione; non solo, come ci ha spiegato Leonardo Valenti – docente di viticoltura ed enologia all’università di Milano e coordinatore scientifico del progetto del Consorzio Tutela Franciacorta legato all’utilizzo dell’erbamat in Franciacorta – di terreni vitati ce ne sono pochi e quindi scarseggia il materiale per realizzare nuovi impianti. In sostanza il 10% è un traguardo lontano, che richiederà molte annate a chi vorrà inserirlo nell’uvaggio, prevedendo di raggiungere il limite.

Tornando alla degustazione organizzata dalla famiglia Paladin, proprietaria dell’azienda, abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare vini spumanti finiti, frutto di quattro vendemmie diverse, vinificate allo stesso modo, il cui nome si rifà alla prima citazione del vitigno, avvenuta nel 1564 per opera dell’agronomo Agostino Gallo. Il 26 settembre scorso, ci siamo ritrovati in una location romana di eccezione, la Divinity Terrace dell’hotel The Pantheon, con il suo affascinante panorama su tetti e torri del centro, intorno alla cupola del Pantheon. Un luogo incantevole come di grande suggestione è la sede aziendale che abbiamo avuto modo di visitare qualche anno fa. Posta ai piedi del monte Orfano, intorno al castello di cui l’azienda porta il nome, è costituita da gradoni che occupano lo spigolo sud della collina, posizionati a novanta gradi sui due lati dello spigolo.

A fare gli onori di casa all’evento romano Roberto e Francesca Paladin, che hanno lasciato guidare l’assaggio a Leonardo Valenti insieme all’enologo aziendale Luigi Bersini.

Prima di dedicarci alla verticale, abbiamo avuto modo di degustare uno spumante da erbamat in purezza del 2011, sboccato davanti a noi. È stata un’esperienza interessante scoprire un vino ancora totalmente integro, con caratteri olfattivi tipici di un metodo classico, senza dotazioni aromatiche particolari. Un assaggio importante, a supporto della scelta di introdurre questo vitigno nell’uvaggio della denominazione che potrà fruire delle doti di acidità proprie dell’uva, senza snaturare il profilo aromatico che il Franciacorta ha codificato in cinquanta anni di storia. Sì perché la forza dell’erbamat è nella sua dote decisa di acido malico e nei tempi di maturazione, tardivi rispetto a chardonnay e pinot nero (c’è almeno un mese di differenza), consentendo di ridurre l’affollamento vendemmiale dovuto alla maturazione quasi contemporanea (tra agosto e metà settembre) delle due uve principe ella denominazione. Senza contare il valore in termini di comunicazione di dotare il Franciacorta di un’uva tradizionale che lo differenzia dagli altri metodo classico del mondo.

Quattro le annate, 2011, 2012, 2013 e 2014, caratterizzate da una presenza di erbamat rispettivamente al 32%, 38%, 38% e 32%, assemblata con chardonnay e pinot nero in quantità paritetiche. I quattro spumanti sono stati dosati con due grammi di zucchero e sono stati sboccati a giugno 2019. L’assaggio ha manifestato una grande dote di freschezza in tutti i vini, con assenza di spigoli. Il 2014, frutto di un’annata particolarmente dotata in acidità, si è manifestato straordinariamente bilanciato nonostante la freschezza vivace, sintomo, come ci hanno spiegato i tecnici, anche di un savoir faire nella gestione di quest’uva, acquisito vendemmia dopo vendemmia. Infatti l’erbamat, diversamente da pinot nero e chardonnay, alla raccolta si presenta con un chicco particolarmente croccante, che richiede metodi e tempi di pressatura personalizzati, come tutte le uve, ma sostanzialmente diversi dalle altre. Per la cronaca ottocento bottiglie di Cuvée 1564 Extra Brut 2014 saranno in commercio nel 2020.

Il progetto erbamat in Castello Bonomi è quindi in una fase particolarmente avanzata poiché gode della tendenza generale della famiglia Paladin a investire nella ricerca in viticoltura. Infatti è in pieno svolgimento da anni il progetto di viticoltura ragionata che ha il nome 4V Project: Vino, Vite, Verde, Vita. Ovvero la vigna come ecosistema da salvaguardare al fine di preservare la biodiversità del luogo, garantire produzione di alta qualità, tutelare la salute del consumatore e dell’ambiente.

L’evento è stato un intermezzo molto interessante tra gli assaggi dell’edizione 2020 della nostra guida Sparkle e le degustazioni finali che decreteranno le 5 sfere a fine ottobre. Chissà che non sia presente anche Castello Bonomi con i suoi Franciacorta particolarmente longevi…

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