#bererosa – Il Rosa va a scuola: operazione identità Valtenèsi Chiaretto

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Nell’ambito della dodicesima edizione di Italia in Rosa, manifestazione organizzata dal Consorzio della Vatènesi, andata in scena nel suggestivo parco del Castello di Moniga del Gara dal 7 al 9 giugno scorso,  appuntamento con il convegno tecnico per fare il punto sulla denominazione rosa del Garda bresciano

di Francesco D’Agostino

Un percorso di cinque anni, con la consulenza del Centre du Rosé di Vidauban in Francia, unico centro di ricerca sui vini rosati, per convergere su una visione comune del Chiaretto della Valtènesi, tenendo conto delle tendenze mondiali: “Innanzi tutto bisogna restare rosa – ha detto Gilles Masson, direttore del Centre du Rosé -. Vige da molti anni una tendenza generale ad attenuare i colori che però non vanno scaricati troppo per evitare confusione con i vini grigi o addirittura bianchi”. In cinque anni di lavoro i colori dei Chiaretti della Valtenèsi sono tutti chiari, salvo qualche eccezione, e trenta produttori si sono costituiti in panel di assaggio, nell’ambito del progetto, per definire di anno in anno quali fossero i buoni esempi di Chiaretto del territorio e quali non lo fossero, da tutti i punti di vista, dall’occhio al retrolfatto, tra i campioni che i produttori della denominazione hanno sottoposto. In parallelo anche i giudici del centro francese hanno fatto gli stessi assaggi, costituendosi come elemento di confronto molto tecnico, scevro da alcun condizionamento di territorio. “La sintesi finale – spiegata dalla ricercatrice Nathalie Pouzalgues responsabile del progetto – ci dice che i buoni esempi di Valtènesi si identificano per caratteristiche di miglior maturità, rotondità, equilibrio, con una generale sensazione di dolcezza ‘succosa’,  seppur in presenza di quantitativi zuccherini molto contenuti (tra 4-5 grammi per litro), in abbinamento costantemente  ad assenza di fermentazione malolattica e con colori meno intensi”.

Un momento del convegno

Dopo questi primi cinque anni, il progetto ha tutte le carte in regola per continuare partendo da ulteriori approfondimenti su  stile e identità. “Su questi temi in Provenza lavoriamo da venti anni, è un lavoro che non finisce mai perché i vini, il mercato e il consumatore cambiano costantemente – ha detto Masson -.  Importante non è solo l’obbiettivo, ma anche il cammino che si fa insieme per parlare una lingua comune e divulgare la propria storia. Raggiunto questo traguardo, bisognerà passare alla vinificazione, che impone nuove, importanti sfide, soprattutto per quanto riguarda i cambiamenti climatici, che sono un grande pericolo per i vini rosa. Temperature troppo elevate possono mettere a rischio le caratteristiche di un vino che per eccellenza deve essere chiaro, fresco e fruttato: profilo che a nostro avviso dobbiamo invece cercare di mantenere coerente”.

Questi i fatti, lecito chiedersi se non si corra il pericolo di perdere la bussola, inseguendo il mercato. Cosa evidentemente lecita perché il vino deve essere venduto, con il rischio però di essere sempre alla rincorsa di una tendenza invece di fare tendenza con la propria forte identità. La piccola Valtènesi con i suoi mille ettari, di cui ottocento a bacca rossa, s’interroga con coraggio sulla propria identità e il proprio stile, una enorme opportunità per verificare i metodi produttivi e lasciarsi alle spalle tanti errori del passato, se poi si riesce anche a fare squadra in termini di interpretazione del territorio, conservando la rotta ben salda, allora sarà un grande successo.

Trofeo Pompeo Molmenti

I finalisti del Trofeo, vincitore il quarto da sinistra

Come tutti gli anni, il convegno si conclude con la cerimonia di premiazione del Chiaretto Valtènesi dell’ultima vendemmia che è stato selezionato tra quelli meglio classificati al Concorso Enologico Nazionale per la Doc Valtènesi-Garda Classico della Fiera del Vino di Polpenazze. Nella foto la short list dei migliori, tra i quali è emerso vincitore del Trofeo Pompeo Molmenti quello dell’azienda Antica Corte ai Ronchi di Bedizzole.

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