Barolo Batasiolo. Preziosi segmenti d’identità
Degustazione e storia del Barolo Batasiolo
Non è semplice parlare del Barolo. Sul re dei vini è stato detto tanto. Avrebbe bisogno di parole nuove. Ma anche di silenzio, per mettersi in ascolto e sentirlo raccontare. È un vino così potente che non teme le mode né la corsa delle generazioni. Unico e inconfondibile nasce in una porzione piccolissima del nostro pianeta e tra mille voci, a volte discordanti, ha saputo e sa rinnovarsi, restando sempre un re. È un mito, un racconto allegorico, la rappresentazione di un’idea che appartiene a tutti e che ognuno percepisce come crede e come può, ma una cosa è certa, un bicchiere di Barolo parla al cuore, oltre che ai sensi, regala forti emozioni. Non ultima il riconoscimento tangibile del trascorrere del tempo come testimonianza di bellezza, saggezza, grandezza.
Grazie a Fiorenzo Dogliani, patron della azienda Beni di Batasiolo, che ci ha ospitato nella sua imponente cantina, dove sono in corso ciclopici lavori di ampliamento e rinnovamento, abbiamo avuto l’opportunità di “assaporare i segreti”, per dirla con Salvator Dalí, di otto Barolo, segmenti diversi di una stessa grandezza. La degustazione si è rivelata molto interessante proprio per la particolare opportunità di assaggiare cru e annate diverse dello stesso produttore, provenienti da zone differenti della stessa Docg. Beni di Batasiolo, infatti, è tra le più grandi cantine delle Langhe, con una superficie vitata di oltre centoventi ettari di cui sessanta coltivati a nebbiolo da Barolo. In tutto nove cascine con splendidi vigneti, due di proprietà della famiglia e sette acquistate con la storica cantina Chiola, nel 1978.
Le cascine sono nella zona di La Morra, con i vigneti Batasiolo (da cui il nome), Morino, Cerequio e Brunate; in Serralunga d’Alba con i vigneti Boscareto e Corda della Briccolina; in Barolo con Bricco di Vergne e Zonchetta e in Monforte d’Alba con i vigneti Tantesi e Bofani. La produzione totale dell’azienda oggi supera abbondantemente i due milioni di bottiglie annue. E il Barolo “…prezioso dono di una terra con doti rare”, come racconta Dogliani, si ottiene da uve nebbiolo in purezza che crescono in una zona delimitata del Piemonte, adatta alla coltivazione della vite”. Il nebbiolo è una vera primadonna, non facile da coltivare, ha ciclo vegetativo lungo – germoglia presto in primavera e matura tardi in autunno – fatto che incide molto sulla perfetta maturazione e sulla vendemmia, facendo la differenza tra un’annata e l’altra. Ha bisogno di terreni collinari ben esposti, clima fresco con primavere fredde ed estati calde, forte escursione termica tra notte e giorno e più cure di altri vitigni a bacca nera.
Potenza del terroir
E il re dei vini esprime bene il suo terroir, questo elemento esoterico che tanto esoterico non è, frutto dell’intrecciarsi mutevole di fattori quali suolo, clima, esposizione, altitudine, pendenza, viti, viticoltori e altro ancora, dando vita a un sistema complesso per cui i vini provenienti dallo stesso vitigno e dallo stesso produttore, ma da un vigneto diverso, possono presentare evidenti differenze organolettiche. Nel vigneto, si sa, l’ecosistema che si crea è unico come le interazioni tra i vari elementi che lo costituiscono, dal portainnesto al clima, dall’origine geologica alla struttura fisico-meccanica. Per passare alle tecniche colturali, dalla densità di piantagione alla forma di allevamento, dalla potatura alla concimazione, dai trattamenti antiparassitari all’epoca di vendemmia fino alle tecniche enologiche.
Geologicamente il substrato di queste zone varia tra argille, marne calcaree, marne bluastre, tufo, sabbie e gessi solfiferi, la cui distribuzione areale, molto specifica, fa sì che i vini differiscano per finezza, struttura, eleganza e longevità. I suoli ghiaiosi, per esempio, danno finezza, quelli argillosi complessità e ricchezza tannica, struttura e potenza, altrettanto le marne calcaree danno eleganza e aromaticità. Mentre la morfologia così marcata di valli e colline delle Langhe crea microclimi ben specifici che si aggiungono alla diversificazione dei vari cru. L’area specifica del Barolo è la più antica del poligono d’oro delle Langhe ed è composta da terreni calcareo-argillosi, prevalentemente derivati da sedimenti marini, distinguibili nelle due zone tortoniana ed elveziana (o langhiana), alla prima fanno capo i terreni di Verduno, La Morra, Novello e Barolo, con produzione di vini meno strutturati e più profumati mentre alla seconda, più compatta, appartengono i terreni di Monforte, Serralunga e Castiglione Falletto, che danno origine a vini più longevi, austeri e complessi.
Non è da trascurare poi la giacitura, ovvero la posizione: l’uva matura meglio nei terreni più caldi dove le nevi si sciolgono prima, quindi i vigneti migliori sono disposti a mezzogiorno. Questi appezzamenti ben soleggiati in langarolo si chiamano “sorì”, e possono essere sorì del mattino o sorì della sera a seconda che si trovino a sud est o a sud ovest della collina. Si sa che il clima incide sull’annata del vino in modo evidente e negli ultimi anni i cambiamenti atmosferici che stanno sconvolgendo il nostro andamento stagionale, spesso costringono a vendemmie anticipate, come a interventi particolari durante la coltivazione. Viene premiato ovviamente chi punta a rinforzare le viti magari a discapito della quantità. Per la cronaca le annate 2000, 2001, 2004 e 2006 si sono rivelate eccezionali, come 2008, 2009, 2010; 2005 e 2007 ottime, la 2003 buona e la 2002 normale.
Un Barolo e cinque Cru
Si dice che il vino sia un’avventura dello spirito per chi lo fa e per chi lo beve e dunque assaporare questi diversi Barolo con Fiorenzo Dogliani, che da sempre conosce le vigne, il territorio e questi vini li pensa e li progetta, con il nipote Oreste e l’enologo Paolo Pronzato, si è rivelata un’occasione unica per provare la ricchezza e l’articolazione dei cru, permettendoci di apprezzare meglio segreti, caratteristiche e declinazioni di un grande vino, come l’unicità maestosa del vitigno nebbiolo. Ma anche il proposito della Cantina Batasiolo di fare vini grandi ma equilibrati, testimoni del loro terroir.
Abbiamo assaggiato: Vigneto Corda della Briccolina 2001 (Serralunga d’Alba) e 2006, Vigneto Boscareto 2004 (Serralunga d’Alba), Vigneto Bofani 2004 (Monforte d’Alba) e 2006, Vigneto Cerequio 2004 (La Morra), Barolo 2008 e una novità Vigneto Brunate 2008 (La Morra). Il vigneto Corda della Briccolina è situato sulle colline sopra il paese di Serralunga d’Alba, a un’altitudine di circa quattrocento metri, un piccolo gioiello di poco più di un ettaro e mezzo, esposto a sud ovest con terreno argilloso ricco di marne grigie con affioramenti sabbiosi. Anche il vigneto Boscareto è nel comune di Serralunga a poco più di quattrocento metri sul livello del mare, con oltre tredici ettari piantati a nebbiolo da Barolo ed esposizione a sud est con terreno ricco di feconde marne argillose. Mentre vigneto Cerequio, che si trova nel comune di La Morra a trecentocinquanta metri di altitudine, ha un impianto di nebbiolo di circa tre ettari e mezzo, esposto a sud proprio di fronte al paese di Barolo con marne azzurre compatte, alleggerite da strati sabbiosi. E poi c’è il vigneto Bofani, a un’altitudine di duecentosessantatré metri sul livello del mare. Questo cru vede impiantati oltre sette ettari a nebbiolo e si trova in una conca esposta e sud ovest. Il terreno è composto prevalentemente di argilla e marne calcaree con alcuni affioramenti di arenaria. Vigneto Brunate, infine, si trova sempre nella zona di La Morra, con un’esposizione che favorisce la corretta maturazione delle uve e un terreno caratterizzato da marne calcaree con presenza elevata in limo e argilla, ricco di minerali.
INFO:
Beni di Batasiolo
Frazione Annunziata, 87
12064 La Morra (Cn)
Tel. 0173.50130
www.batasiolo.com
Il Barolo
Il vino per disciplinare deve essere sottoposto a un minimo di tre anni di invecchiamento a partire dal primo gennaio successivo alla vendemmia, due dei quali in botti di legno. Con cinque anni di invecchiamento può portare la menzione Riserva. Volendo è consentita l’aggiunta di un quindici per cento di un’altra annata. La gradazione alcolica minima è di dodici gradi e mezzo. La Docg comprende undici comuni dell’albese: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Manforte d’Alba, Novello, la Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi, tutti in provincia di Cuneo, circa milleseicento ettari totali con una produzione intorno ai novantamila ettolitri annui. Terre emerse dal mare dai dieci ai quindici milioni di anni fa, una storia che il vino racconta tutta. Con un clima spesso confacente: inverni freddi, nevosi, estati calde, sole che accarezza i pendii, qualche acquazzone, autunni nebbiosi e vento a modulare…
Barolo nel bicchiere
Vigneto Brunate 2008
(La Morra)
15% vol
È la nuova etichetta. Un Barolo ancora giovane ben ritmato ed espressivo. Rosso rubino nel bicchiere con naso fruttato e floreale di buona intensità e persistenza. Frutta rossa fresca, viola, iris, peonia e poi pepe, prugna e lieve vaniglia. La bocca è morbida, setosa, piena, con una vena tannica leggera, fine ed elegante, perfettamente integrata. L’alcol è presente ma non eccessivo, pur essendo importante. In armonia con le sensazioni del naso i ritorni aromatici accompagnano a un finale raffinato, con ancora qualche mistero che il tempo saprà svelare.
Vigneto Cerequio 2004
(La Morra)
13,5% vol
Calice rubino scuro, intenso, luminoso. L’impronta olfattiva ampia, penetrante, sensuale apre su note di viola, peonia, ciliegia e mora matura, anche in confettura. Seguono leggera vaniglia, pepe, liquirizia e tabacco, con un accenno di cuoio e humus. La bocca risulta vellutata, perfettamente in equilibrio tra note dure e morbide, secca e con tannini puliti, setosi, integrati. Importante, etereo e speziato il ritorno aromatico dove si evidenziano le percezioni di tabacco con un tocco balsamico di menta che elegantemente si sposa ai sentori di cacao.
Vigneto Boscareto 2004
(Serralunga d’Alba)
14% vol
Rosso granato nel bicchiere con unghia dai riflessi mattone. Naso fine e complesso che sprigiona intense e immediate note minerali di argilla e tostature, seguite da toni speziati di pepe e cardamomo con nuance balsamiche che rinfrescano il tutto. E poi il frutto maturo di ciliegia nera e mora, etereo e avvolgente. La bocca è setosa, intrigante, quasi austera, con una vena acida ben presente, complice maliziosa di una struttura solida, massiccia, con tannini perfettamente fusi. Finale che ripercorre le sensazioni della via diretta con la stessa eleganza raffinata, chiudendo su note di tè, liquirizia, zenzero e un leggero tratto minerale in sottofondo.
Vigneto Bofani 2004
(Monforte d’Alba)
14% vol
Intenso granato scuro come il naso che regala immediati toni minerali di scisto e tostature, accompagnati da note di spezie e frutta matura, un floreale di viola e poi ancora lampone e ribes, mentre lievi sentori balsamici seguono tutto l’assaggio. Bocca importante in tutte le componenti dal corpo al tannino alla vena alcolica. Una trama ben scolpita che lascia sensazioni austere, un po’ introverse, mentre il retrolfatto in linea con la via diretta nei toni minerali, altrettanto riservato, procede lungo e sostenuto, piacevole, elegante, ma non eclatante.
Vigneto Bofani 2006
(Monforte d’Alba)
14% vol
Rubino intenso nel bicchiere che esprime un naso profondo ed elegante a partire dalle note minerali di arenaria ai sentori tostati agli aromi di sottobosco che uniscono in un unico respiro spezie e frutti rossi. E poi tipiche percezioni floreali di viola, peonia e una rosa sottile, quindi ciliegia, lampone, mora, ribes e spunti balsamici di menta. Anche qui la bocca riporta un tannino rotondo, possente ed elegante con un corpo altrettanto importante per una sensazione di ragguardevole austerità, seppure morbida. Grande piacevolezza nei ritorni aromatici con frutta rossa più matura, note minerali e speziate che giocano in primo piano insieme con tabacco, vaniglia, liquirizia.
Vigneto Corda della Briccolina 2001
(Serralunga d’Alba)
14% vol
Intenso color granato nel bicchiere, avvolge il naso di fervidi e persistenti sentori di fiori e frutta. Viola, ciliegia, ribes, prugna anche in confettura, peonia e poi minerale di ardesia, tabacco, cuoio, legno, vaniglia, note balsamiche, in una gioiosa esplosione di sentori e riconoscimenti, elegante, raffinata, potente, armonica. In perfetta continuità la bocca che vellutata, morbida, grassa e corposa, ripropone la stessa eleganza, la stessa armonia. Tessitura piena e asciutta, monumentale, con una nota alcolica che sembra compiacersi della finezza dei tannini, accentuandone la rotondità, equilibrio dinamico e perfetto che introduce l’impressionante ricchezza dei ritorni aromatici, che senza soluzione di continuità, compaiono in una progressione consapevole ed elegante, simili al naso. Grande, nobile, in perfetto stile Batasiolo, raffinato senza eccessi, classico quanto basta, destinato al futuro.
Vigneto Corda della Briccolina 2006
(Serralunga d’Alba)
14,5% vol
Rubino luminoso nel calice, un piacere accostarlo al naso, sentori definiti che vanno dal fruttato di ciliegia, fragola e mora al floreale di viola, con toni minerali di scisto, gesso e cipria, uniti a humus, note di sottobosco e menta e poi liquirizia, vaniglia, incenso. Non serve cercarli si fanno riconoscere, appartengono a un tutto: armonia pura. La bocca è morbida, accattivante, fresca ed equilibrata, assertiva, con tannino integrato e un’acidità che sottolinea la complessità gustativa. Frutta rossa matura, fiori e minerale tornano al retrolfatto, rinnovando il pensiero armonico di questo vino.
Barolo 2008
14% vol
Questo blend di uve provenienti da diversi appezzamenti dell’azienda, ben assortito e sapientemente lavorato, si presenta rosso rubino limpido con naso poliedrico, esuberante sulle note di fiori, frutti e vegetali. Mentre lievi toni minerali e un sottofondo balsamico appena accennato fanno da contorno. Viola e peonia conducono con ciliegia, mora e ribes freschi, su leggeri sentori di legno e note di tè. In bocca è giovane, fresco, di buona beva, con note tanniche che si integrano appena in un corpo adeguato e una spiccata ma ben accolta acidità. Finale franco e preciso sugli stessi toni floreali e fruttati del naso, persistenti, avvincenti.
di Enrico Pozza

