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Cantine Belisario: nel segno del Verdicchio

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Degustazione e storia di Cantine Belisario

La Cantina Sociale di Matelica e Cerreto d’Esi, ai più nota come Cantine Belisario, nasce nel 1971. La scelta del nome Belisario deriva dal fatto che il generale bizantino, Belisario appunto, soggiornò in questi luoghi in occasione della guerra greco-gotica. Si narra che rimase talmente affascinato sia dal territorio sia dai suoi abitanti che diede origine a una sorta di stirpe. Il nome Belisario rievoca quindi le bellezze del matelicese e lo spirito della popolazione che lo abita. Come ci spiega l’enologo Roberto Potentini, “La Belisario è una cantina sociale un po’ atipica perché il socio, a differenza delle altre cantine, nel nostro caso non conferisce l’uva, ma il vigneto”. La differenza sembrerebbe di poco conto ma, in realtà, è sostanziale.

“Per una cantina raccogliere solo le uve – ci spiega Roberto – è un po’ come costruire sopra fondamenta delle quali non se ne conosce la consistenza, si rischia di sopravvalutarle o sottostimarle, in ognuno dei due casi non si fa un lavoro adeguato alle loro caratteristiche”. È fuori da ogni dubbio che lo studio della natura dei terreni e l’esatta conoscenza delle caratteristiche del vitigno, abbinati alla consapevolezza dell’effetto del clima su essi e alle moderne tecniche di conduzione dei vigneti, in enologia portano a risultati di gran lunga migliori di quelli che si potrebbero avere con la sola conoscenza tramandata dalle tradizioni, che in alcuni casi si mischia anche alle superstizioni. “Il vino è frutto di un progetto vitivinicolo – prosegue Roberto – e quindi va concepito sul vigneto. Dal mio ingresso in cantina, era il 1988, iniziammo una rivoluzione: dicemmo ai nostri soci che per rimanere tali, avrebbero dovuto smettere di conferire le uve e mettere a nostra disposizione i loro vigneti”.

Inizialmente non fu semplice, bisognava cambiare la logica produttiva degli agricoltori, non più quantità ma qualità. Come prima cosa Belisario pensò di creare un’azienda viticola: acquistò dei terreni, su questi impiantò vigneti che, condotti con le moderne tecniche, dimostrarono ai soci che le loro teorie erano esatte e portavano a ottenere uve di gran pregio con risultati economicamente soddisfacenti. Su questi terreni si formarono anche i tecnici che avrebbero poi aiutato i soci a ottenere gli stessi risultati sui propri vigneti. “Oggi – riprende Potentini – dei circa trecento ettari che accoglie la cantina, più di duecento sono di fatto gestiti, direttamente o indirettamente, da Belisario. In alcuni casi il socio fornisce la manodopera e noi, quando è il momento, mettiamo a disposizione le nostre macchine. Il pro-
blema non trascurabile di questi territori è la grande frammentazione. Molto spesso i soci possiedono piccoli appezzamenti che non renderebbero remunerativo l’investimento per l’acquisto di macchinari particolarmente costosi”.

Il territorio

Da Matelica ci arrampichiamo sulla provinciale che sale sul Monte San Vicino; Roberto Potentini, il nostro Cicerone, vuole farci avere un quadro chiaro del territorio della denominazione e ci conduce in un punto di osservazione posto in alto, a circa ottocento metri di altitudine. Da qui si domina l’Alta Vallesina e la si legge: a sud chiusa dei Sibillini, a est e ovest montagne appenniniche di millecinquecento metri e oltre, a nord alta collina con rilievi che non raggiungono i mille metri. Un panorama meraviglioso che consente di “toccare con mano” i territori delle cinque province marchigiane.

Come si sa l’uva verdicchio è protagonista di due denominazioni, Verdicchio di Jesi e Verdicchio di Matelica. Le caratteristiche dei due vini sono profondamente diverse perché diversi sono i territori. Al di là delle composizione specifiche di ciascun terreno, una macrodifferenza climatica dà personalità diverse ai due vini: la denominazione di Jesi è fortemente influenzata dal mare che mitiga il clima e in alcuni casi influenza in modo diretto le vigne che lo “vedono”; quella di Matelica, seppur posta nella stessa valle, gode della particolare disposizione nord sud della stessa nella prima fase del cammino del fiume Esino quando è, a tutti gli effetti, una valle appenninica, posta come è all’interno dell’Appennino umbro-marchigiano.

Infatti l’Alta Vallesina, a differenza delle altre valli delle Marche, non va verso il mare, ma corre parallela ad esso, con i millecinquecento metri del Monte San Vicino a fare da quinta di separazione dalle influenze dell’Adriatico. Pochi chilometri in linea d’aria la distanza che intercorre tra le pendici dei due versanti montuosi dell’ultima fascia appenninica che delimita la valle di Matelica, da una parte e
dall’altra lo stesso vitigno e due vini completamente diversi tra loro. Il clima dell’Alta Vallesina si può definire continentale perché la barriera naturale del Monte San Vicino, blocca gli influssi mitigatori del mare Adriatico. “In inverno – ci spiega Roberto – la pianta risente del clima particolarmente rigido e quindi è spinta a emettere poche gemme per essere certa poi di poterle portare alla completa maturazione. In aprile le gemme trovano poi il sole del 43° parallelo che passa all’estremità sud dell’alta valle e, com’è noto, questo è il parallelo per eccellenza del clima mediterraneo.

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Di fatto questa valle ha un clima continentale, con inverni rigidi, perché il mare non apporta il suo influsso ma nello stesso tempo mediterraneo, e quindi estati calde, per la sua posizione. Di qui le differenti caratteristiche sensoriali tra i due Verdicchi: estratto secco e acidità diversi, salinità diversa e contenuto alcolico altrettanto diverso, ovviamente a parità di condizioni agronomiche e produttive”. È noto che nel Verdicchio di Matelica si ritrova una struttura di tutto rispetto che garantisce al vino d’invecchiare con grande eleganza. Anche l’acidità nel Verdicchio di Matelica è superiore, poiché qui le notti estive hanno temperature inferiori a venti gradi centigradi. In queste condizioni la pianta riposa e quindi non ha necessità di utilizzare i suoi acidi per il proprio metabolismo, acidi che entreranno poi a far parte della struttura del vino.

Anche dal punto di vista delle perturbazioni le due zone si comportano diversamente e diventa molto importante in una valle tra i monti proteggere l’uva in caso di piogge abbondanti. Infatti, Il grappolo del verdicchio macelitese è molto serrato e al suo apice facilmente raccoglie molta umidità o pioggia, per questo motivo è a rischio marciume. La cantina Belisario, per meglio tenere sotto controllo la campagna, è dotata di tre stazioni metereologiche dislocate in diversi punti. Queste forniscono i dati sull’andamento stagionale e consentono di fare previsioni riguardo il possibile attacco di parassiti. Attraverso la lettura di questi, i tecnici sono in grado di intervenire con la massima tempestività, anche in virtù dell’estrema vicinanza di tutti i terreni alla sede della cantina.

Limitando quindi i trattamenti in vigna alle effettive necessità delle piante, evitando antiparassitari sistemici e trattamenti a calendario: “la nostra è una viticoltura a basso impatto ambientale – riprende Potentini – perché tendiamo a fare il minor numero possibile di trattamenti, utilizzando antiparassitari da contatto. È anche vero, però, che in caso di attacchi violenti di crittogame se non ci sono soluzioni interveniamo per salvare l’uva, come si fa con l’irrigazione di soccorso nel caso in cui le piante vanno in stress idrico”. Una viticoltura del buon senso, insomma, con una tendenza non celata al biologico visto che il Verdicchio Vigneti Belisario è frutto di una vigna in conduzione bio certificata.

Numeri e strategie

“La nostra – ci dice Antonio Centocanti, presidente di Belisario ormai da diciotto anni – è una cantina troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande. Tutto è gestito da poche persone che sono in grado di risolvere la totalità dei problemi grazie alla conoscenza che ciascuno ha del lavoro degli altri. Nel caso di una mia assenza so con certezza che Roberto Potentini potrà sostituirmi in ogni mia decisione, perché con lui e con Patrizio Gagliardi, il coordinatore commerciale, il confronto è costante e quotidiano. La fiducia che i circa centottanta soci ripongono in noi, squadra ormai collaudata da decenni, è completa, forte anche di un rapporto schietto con essi”. In ambito commerciale, il contratto di distribuzione firmato con Rinaldi Wine ha rivestito un ruolo importante per la diffusione su tutto il territorio nazionale dei vini prodotti dalla cantina Belisario.

“Il rapporto che ci lega a Rinaldi Wine – prosegue Centocanti – è improntato sulla trasparenza e sul rispetto reciproco. Spesso ci ritroviamo nelle riunioni dei loro agenti e insieme riusciamo a plasmare le nostre politiche commerciali alle diverse esigenze che il mercato nazionale di volta in volta ci riserva”. Oltre la linea di vini Belisario, la cantina ha anche Poggio alle Rondini, più rivolta alla grande distribuzione. “La nostra attività – ci spiega il coordinatore commerciale Patrizio Gagliardi – è concentrata principalmente sulla linea Belisario che impegna circa l’80% della nostra produzione, ma contiamo di ampliare la nostra diffusione della linea Poggio alle Rondini, anche in virtù di alcuni contratti, in Paesi esteri, che sono in via di definizione. L’andamento delle vendite di questa linea è fortemente influenzato dall’aspetto promozionale.

Molto spesso la grande distribuzione utilizza il prodotto vino come referenza di richiamo per il punto vendita, quindi può capitare che in concomitanza di una campagna specifica si possano raggiungere in pochi giorni i risultati che in altri periodi si raggiungono in alcuni mesi. Anche perché i consumatori che acquistano i nostri vini della linea Poggio alle Rondini, sanno di non acquistare un prodotto di seconda scelta, poiché in questa etichetta sono inseriti vini dalla qualità di tutto rispetto; per noi la seconda scelta è quel vino che, dotato di una minore ampiezza olfattiva, è destinato alla vendita sfusa”. Oggi la cantina può contare su una produzione che si aggira intorno al milione di bottiglie, ma Gagliardi ci fa capire che gli obiettivi di Belisario sono più ambiziosi e i forti investimenti che hanno riguardato anche la linea d’imbottigliamento, fanno pensare che siano a portata di mano. Le maggiori sorprese, ci fa capire Gagliardi, potrebbero venire dal “Vigneti del Cerro” che ha un potenziale all’incirca doppio di quello sino a ora espresso.

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La degustazione

Un assaggio veramente interessante per piacevolezza e personalità. I vini della Cantina, specialmente i bianchi, sono dotati di grande carattere e nelle espressioni più importanti – il plurale è d’obbligo, la Riserva, il Meridia e il Vigneti Belisario – riescono facilmente a toccare le corde dell’emozione per una capacità di dissimulare complessità con un piglio aromatico intenso e coinvolgente, di grande originalità. C’è da dire che ogni etichetta è veramente centrata in termini di fruibilità e poi è dotata di un valore aggiunto importantissimo al giorno d’oggi, un rapporto qualità prezzo da guinness dei primati. Questa capacità di dare una forte identità a ogni etichetta è abbastanza forte nei rossi, come si può evincere dalla descrizione dei due assaggiati, buoni e profondamente diversi. Ma la vera eredità di Belisario è in bianco, è il grandissimo Verdicchio di Matelica.

TERRE DI VALBONA 2012 VERDICCHIO DI MATELICA DOC
12,5% vol – € 6,20
Bottiglie prodotte: 300.000
Un vino di beva straordinaria, con la personalità del Matelica. Vinificato e maturato in acciaio, prima della fermentazione il mosto viene protetto da processi di ossidazione mediante utilizzo di neve carbonica. Di colore giallo chiaro con riflessi verdolini, si presenta subito fresco, immediato e di bel carattere. Buona la fusione tra i floreali di acacia e tiglio e le note minerali di selce e gesso e il frutto. Pesca gialla, uva spina, pera, ananas, cedro, mandorla e poi sfumature di melissa, per un
insieme invitante e di grande pulizia. Bocca fresca, morbida, equilibrata, d’impronta sapida decisa ma ben
integrata, di agile beva e bella dialettica retronasale che ripercorre la via diretta, con un finale ricco di ritorni minerali sulla scia della sapidità tattile.

VIGNETI DEL CERRO 2011 VERDICCHIO DI MATELICA DOC
13% vol – € 9,50
Bottiglie prodotte: 100.000
Interessante e accattivante, misurato e profondo, è un vino “tutto acciaio”. Paglierino carico, con riflessi verdolini, al naso è articolato e percorso da una mineralità elegante, subito dichiarata, di pomice e selce, con il frutto dolce di bergamotto, arancia, cedro, pesca, pera, ananas e cenni di banana, sfumato da toni floreali di acacia e glicine, da sentori di fiori di campo e fieno secchi, da note di melissa e accattivanti di nocciole e mandorle, su tutto soffi di macchia mediterranea. In bocca non cambia spartito nella sua veste bilanciata, di bella tessitura, fresca e salina, dalla componente alcolica importante; un insieme in grado di sviluppare il bouquet del naso sulla scia della sapidità che rende ricco il ritorno minerale su cui si avvicendano gli altri ricordi.

VIGNETI BELISARIO 2011 VERDICCHIO DI MATELICA DOC
13% vol – € 10,50
Bottiglie prodotte: 22.000
Fascino e seduzione mediterranea al naso, in bocca stupisce con un’acidità spiccata e una dialettica di stile nordico. Da uve in coltura biologica, è prodotto con la tecnica dell’iperossigenazione del mosto (per tenere bassa la solforosa). Dorato carico con riflessi oro antico, è intenso e dolce, di grande loquacità olfattiva e accoglie con un mix di fiori e miele d’acacia, cera d’api e pappa reale. I frutti maturi ricordano pesca, anche al vino, mela infornata, uva spina, pera, ananas, arancia, anche in spremuta. Le dolcezze arrivano al dattero fresco e a ricordi di pasticceria mentre la nota minerale di selce sfuma nel finale su riconoscimenti di idrocarburi. In chiusura vaghe percezioni di muffa nobile. Fresco, abbastanza morbido, di decisa impronta sapida e bella continuità gustativa, al retrolfatto la componente agrumata, di arancia e cedro, è in primo piano e si accompagna alle note minerali di selce e gesso, seguite da toni di idrocarburi e poi dal goloso frutto maturo.

MERIDIA 2007 VERDICCHIO DI MATELICA DOC
13% vol – € 14,50
Bottiglie prodotte: 13.000
Aristocrazia minerale e tensione accattivante di un vino che ha già oltre cinque anni e ne vuole vivere almeno altrettanti. Vinificato in acciaio, matura per ben quindici mesi in tini di cemento vetrificato. Dorato con riflessi oro verde, accoglie minerale nei toni di selce, tufo, idrocarburi e si addolcisce nelle florealità di acacia e camomilla con nuance di fiore di limone, fusi con sbuffi di melissa e cedro e ancora nocciola, pesca gialla, ananas, kumquat, anche in marmellata, con cenni di macchia mediterranea e nuance vagamente fumé. In bocca è bilanciato e di grande sapidità, con un attacco rotondo e dinamico, di bella struttura e continuità che sollecita tattilmente nel finale tutto salino. Il retrolfatto s’innesca sul frutto polposo che si sviluppa agrumato, con un’alea floreale di camomilla, fusa con ritorni vegetali e poi la piacevolmente sostenuta mineralità. E il cerchio si chiude.

CAMBRUGIANO RISERVA 2009 VERDICCHIO DI MATELICA DOCG
13% vol – € 14,50
Bottiglie prodotte: 60.000
La complessità che ammalia. Vinificato in acciaio, il 20% del vino matura per dieci mesi in barrique, il resto in acciaio, così arriva a noi con un bel colore giallo carico brillante dai riflessi dorati. Approccia il naso con note dolci di fiori e frutti maturi: camomilla e acacia si distendono su pesca gialla, arancia, bergamotto, ananas, pera, mela infornata, pappa reale, miele d’acacia e caramella d’orzo. I riconoscimenti di macchia mediterranea si fondono alle note di frutta secca, gentilmente tostata e pralinata; la vaniglia anticipa il finale di torrone bianco, selce, gesso, idrocarburi e cioccolato bianco. All’assaggio il vino è freschissimo, di grande bilanciamento, di struttura importante e piacevole allo stesso tempo, in grado di sviluppare i toni del naso con un frutto più giovane che si fonde alle note di frutta secca ma non tostata e un finale che si arricchisce di toni minerali, conservando ancora percezioni di uva matura.

ENOÀ 2011 MARCHE ROSSO IGT
13% vol – € 12,00
Bottiglie prodotte: 13.000
La dolcezza del frutto maturo. Da uve sangiovese e merlot, è vinificato in acciaio e poi matura per otto mesi in barrique da cento litri. Veste il calice di un colore rubino violaceo scuro, mentre al naso è intenso di mora, mirtillo, ribes, marasca, visciola, mirto, arancia rossa, pesca, con tratti di frutto in confettura e sciroppo e nuance di inchiostro, belle sfumature di pasticceria al cacao e di biscotti frollini, cenni di nocciola, note golose di vaniglia, chiodi di garofano, una sfumatura balsamica di eucalipto e finale di frutti rossi sotto spirito. In bocca è morbido, di buona verve acida, dalla tannicità sottile e in corso di integrazione, di tessitura media per un insieme bilanciato che rilancia il frutto fresco, in sciroppo e sotto spirito, con toni di nocciola tostata e vaniglia e sentori di grafite.

ROSSO SAN LEOPARDO RISERVA 2009 COLLI MACERATESI DOC
12,5% vol – €10,50
Bottiglie prodotte: 18.000
L’abbraccio della tradizione. Prodotto con sangiovese, montepulciano, cabernet e merlot, vinificato e affinato tre mesi in acciaio, matura per tredici mesi in botti da cinquanta ettolitri. Ha un colore rubino di bella intensità e luce che anticipa un naso gentile e fuso nei toni floreali di violetta in dialettica col frutto. Si riconoscono marasca, ciliegia, amarena anche in sciroppo, mirto in bacca, ginepro, prugna, chinotto, marmellata d’arancia e poi la speziatura di pepe, la balsamicità di eucalipto e la freschezza della menta. Seguono i toni di biscotto alla nocciola e cacao, prugna sotto spirito, cenni di grafite e polvere di caffè.In bocca il vino è fresco, bilanciato, di tessitura media e di profilo tannico importante, per un insieme che declina il frutto maturo e sotto spirito, con una speziatura importante di noce moscata e pepe, la grafite e la radice di liquirizia che crescono in progressione.

di Fabio De Raffaele e Francesco D’Agostino

info su www.belisario.it

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