Equiplanet, al via la certificazione di sostenibilità delle imprese food

Valoritalia e Santa Chiara Next presentano lo standard di certificazione della sostenibilità delle imprese agroalimentari

Lo scorso 22 febbraio presso il Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, una presentazione densa di contenuti grazie ai competenti e autorevoli relatori presenti e alle interessanti testimonianze da parte di alcune imprese pilota coinvolte nella sperimentazione del nuovo standard. Prima di tutto Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, ha iniziato con la presentazione del progetto, a seguire Angelo Riccaboni, presidente di EquiPlanet e già rettore dell’Università di Siena, e Sandra Furlan, responsabile ricerca e sviluppo Valoritalia, hanno ben introdotto il pubblico presente nelle caratteristiche del nuovo protocollo. A rappresentare il Masaf e a tirare le conclusioni dei lavori Giuseppe Blasi, Capo del Dipartimento della politica agricola comune e dello sviluppo Rurale. Moderatrice della presentazione la giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore Laura Bettini.

Equiplanet, al via la certificazione di sostenibilità delle imprese food
Giuseppe Liberatore

I primi passi Valoritalia li ha compiuti nel controllo e certificazione dei vini a Denominazione d’Origine e Indicazione Geografica con Equalitas, standard sul Vino Sostenibile, per poi ampliare il campo d’azione fornendo alle aziende un ampio ventaglio di servizi di certificazione volontaria e di certificazione delle produzioni biologiche e della sostenibilità ambientale, compresa la certificazione di turismo sostenibile per le strutture ricettive. Da tutto questo lungo percorso e lunga esperienza, iniziata nel 2009, Valoritalia ha compiuto oggi questo nuovo passo andando a colmare un vuoto specifico rilevato nel corso dell’esperienza. ”Equalitas ha permesso di metter a fuoco le criticità – afferma Giuseppe Liberatore – della mancanza di uno strumento specifico di certificazione delle imprese alimentari. Non esisteva un protocollo di certificazione che comprendesse tutti i fattori, Equiplanet copre questa mancanza, è uno standard utile per garantire una maggiore reputazione delle imprese nei confronti dei consumatori, della Gdo e non ultimo degli istituti di credito”. Due anni sono stati necessari per elaborare lo standard, con test sulle imprese per la messa a punto e tre aziende pilota che hanno iniziato questo processo.  “Non si tratta di un bollino che un’azienda aggiunge al proprio carnet, ma è un sistema che permette di valorizzare imprese e processi interni che sono parte della gestione di una impresa”, afferma Liberatore.

In estrema sintesi, alla domanda di perché certificare la risposta è semplice e chiara: per aumentare la credibilità e la reputazione dell’impresa. Perché la sostenibilità è eticamente giusta e fornisce molte opportunità in termini di allineamento al nuovo concetto di qualità che poggia su trasparenza, sostenibilità e connessioni al territorio.
“Lo standard non certifica la sostenibilità del singolo prodotto – ha spiegato Sandra Furlan -, ma la conformità delle politiche e dei processi aziendali agli obiettivi e ai requisiti stabiliti dall’Agenda Onu 2030. EquiPlanet promuove un approccio olistico alla sostenibilità, valuta le politiche complessive dell’impresa e prevede un elevato numero di requisiti da rispettare”.
Ricordiamo che l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione globale, di portata e rilevanza senza precedenti, adottato all’unanimità dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con la risoluzione 70/1 del 15 settembre 2015, intitolata “Trasformare il nostro mondo. L’agenda per lo sviluppo sostenibile”. L’agenda comprende 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) che gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030, articolati in 169 “target” che costituiscono il nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo sostenibile, inteso come sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri, armonizzando a tal fine le tre dimensioni della crescita economica, dell’inclusione sociale e della tutela dell’ambiente.

Equiplanet, al via la certificazione di sostenibilità delle imprese food
Angelo Riccaboni

La testimonianza di Angelo Riccaboni parte dal ricordo della sua partecipazione alla presentazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, dove la grande novità era rappresentata dalla chiamata diretta alle imprese a contribuire al contrasto del cambiamento climatico, “le imprese sono chiamate a diventare sostenibili e a iniziare questo percorso. Il settore agroalimentare è talmente particolare che ha bisogno di lenti specifiche per essere interpretato. Noi dobbiamo fornire lenti corrette per giudicare le imprese, senza lenti ad hoc, rischiamo di fare danni – afferma Riccoboni -. Oggi l’attenzione dei consumatori è grande verso la sostenibilità, il 73 % dei consumatori pensa che le imprese debbano essere sostenibili, gli italiani guardano le etichette e cercano i segni della sostenibilità, il 59 % degli italiani si aspetta un comportamento più responsabile delle imprese. Ma non solo i consumatori hanno questa attenzione. Le banche stesse sentono la pressione della Banca Centrale Europea a orientare le scelte verso imprese che operano in linea con i principi della sostenibilità. Per non parlare dei giovani talenti che è sempre più difficile attirare e far in modo che non scelgano di andare a lavorare all’estero. Questi non sono attratti da aziende che non guardino con priorità alla sostenibilità. Le imprese italiane hanno iniziato un processo verso la sostenibilità ma che non è ancora comunicato come dovrebbe essere. I report sono fondamentali, bisogna attivare un percorso, se non si attiva non si arriverà mai. La sostenibilità deve essere comunicata ma deve essere prima ben definita, accertata e poi comunicata. Per questo abbiamo definito questo standard Equiplanet”, conclude Riccaboni.

Lo standard poggia su una metodologia messa a punto dal Santa Chiara Next, spin off dell’Università di Siena, in collaborazione con lo United Nations Sustainable Development Solutions Network e il Columbia Center on Sustainable Investment della Columbia University e, come già scritto, sull’esperienza operativa di Valoritalia con Equalitas.
Lo standard Equiplanet certifica l’organizzazione sostenibile, garantisce la conformità alle norme e alle direttive che disciplinano il settore in cui opera ed è una dimostrazione di competenza e credibilità dell’azienda. Si articola in 4 ambiti: buona cittadinanza d’impresa ( che considera l’impatto sociale e ambientale delle sue attività sulla comunità locale e sull’ambiente), sostenibilità di operazioni e processi (che rivela l’attenzione ai temi dell’uso delle risorse, del rispetto dei diritti umani e della diversità e del lavoro dignitoso e sostenibile), sostenibilità della catena di fornitura (che implica l’adesione da parte di tutti gli attori di pratiche ambientali e sociali sostenibili), prodotti e strategie che contribuiscono a diete sane e sostenibili (l’ambito verifica il contributo dell’Organizzazione a diete sane e sostenibili attraverso politiche di prodotto e commerciali che favoriscono scelte salutari, il benessere e l’ambiente); 20 tematiche, che spaziano dalla governance alle pratiche anticorruzione, dalla tutela dei diritti dei lavoratori alla sicurezza alimentare, e 88 requisiti.

Se le imprese decidono di certificarsi devono adottare un Sistema di Gestione della Sostenibilità, stabilire obiettivi misurabili e impegnarsi a migliorare le prestazioni di sostenibilità. Infine, devono pubblicare un Bilancio di Sostenibilità redatto con gli standard internazionali previsti dal Global Reporting Iniziative. “EquiPlanet permette di valorizzare aspetti della gestione di un’impresa che altrimenti passerebbero inosservati, come l’impegno verso la tutela dei diritti dei lavoratori e delle minoranze, la promozione delle pari opportunità e del merito. Aspetti che sono parte integrante di una gestione sostenibile dell’impresa, al pari del rispetto dei vincoli ambientali”, dichiara Liberatore.

Molto interessanti le testimonianze delle tre aziende pilota: Gruppo Auricchio, Rigoni di Asiago e Molino Petra. Tre settori differenti che hanno deciso di intraprendere questa strada che sta permettendo alle aziende di guardarsi dentro, di scandagliare le singole fasi produttive, individuare i margini di miglioramento e capire dove indirizzare i nuovi investimenti. Ogni azienda ha individuato delle criticità interne, per esempio il prelievo e il consumo idrico, il riciclo delle acque e la necessità di investire sulla produzione dell’energia, e sulla riduzione dell’uso della plastica. Aziende che non vogliono adeguarsi ma vogliono trainare le normative, vogliono anticiparle!

Equiplanet, al via la certificazione di sostenibilità delle imprese food
Giuseppe Blasi

Le conclusioni tratte da Giuseppe Blasi sono positive, specialmente per aver iniziato un percorso importante: “Quando pubblico e privato si incontrano, si valorizzano le esperienze, si gioca una carta vincente. Il sistema di certificazione è al di sopra di tutto ma ha bisogno che i singoli pezzi che sono all’interno siano allineati alla richiesta. Se le industrie agroalimentari si qualificano al top dietro ci deve essere una materia prima all’altezza. Noi come Ministero abbiamo lavorato con il Piano Strategico per la Politica agricola comune 2023/2027 ad allineare gli impegni sul miglioramento della sostenibilità del settore agricolo e zootecnico con le risorse messe a disposizione. Avevamo 21 regioni con standard diversi. Siamo riusciti a condizionare le risorse a comportamenti unitari degli agricoltori dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, come sulla riduzione dei fitofarmaci, per esempio. E questo è un grande risultato!” Conclude Blasi.