Gianfranco Soldera – Case Basse: la visione di un grande artigiano della vitivinicoltura

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Intervista realizzata oltre dieci anni fa in azienda, in occasione di un ampissimo servizio realizzato su tutta la denominazione Brunello di Montalcino. Artigianato molto meticoloso e scientifico: in eredità al mondo del vino un profilo di vitivinicoltura che continuerà a diffondersi

Arrivando da Tavernello, sulla strada provinciale 117 sulla destra scorgiamo un grappolo di indicazioni aziendali che invitano a percorrere la strada bianca in direzione della Pieve di Santa Restituta. Per raggiungere Case Basse si ha a disposizione un solo cartello, poi è opportuno far tesoro delle indicazioni ricevute.

Gianfranco Soldera mostra il galestro

“Dobbiamo difendere il nostro territorio, conservando ed esaltando le nostre diversità e le nostre tipicità – ci dice subito Gianfranco Soldera (proprietario dell’azienda con la moglie), tanto per chiarire subito il suo pensiero, che prosegue – anche per quanto riguarda il vino, non dobbiamo cedere alla tentazione di applicare concetti di coltivazione intensiva, anche perché non potremmo reggere l’urto di altri paesi che per manodopera e disponibilità di terreno, sulle quantità ci spazzerebbero via. È l’unicità e la diversità che distingue questo territorio da altri – insiste Soldera che continua -, a Montalcino, grazie al sangiovese grosso si ha la possibilità di fare il vino più buono del mondo, a patto di conoscere la natura e applicare principi di coltivazione e vinificazione tanto semplici, quanto però incorruttibili, senza per esempio indulgere a tentazioni da Supertuscans, modificando per esempio il disciplinare con l’inserimento di altre uve, rispetto al nostro sangiovese, cosa che distruggerebbe il Brunello”.

Fino alla fine degli anni Sessanta l’attività lavorativa di Gianfranco Soldera era quella di broker assicurativo, poi dopo un periodo di tre anni in cui cercò la terra ideale per fare il suo vino, la trovò a Montalcino, nel versante sud ovest di questo comprensorio. “È stata la luce – ci confida Soldera – insieme alla bellezza del luogo, la prima cosa che colpì me e mia moglie quando arrivammo a Case Basse, quel nitore che distingue questa zona da tutte le altre, e continua ad affascinarci oggi come oltre trenta anni fa. Questa terra era stata abbandonata e dovemmo ricostruire tutto anche le vigne. La prima fu piantata nel 1972, con il piede americano, innestandola l’anno dopo con marze di Argiano e di Caprili, cioè della zona qui intorno, proprio perché sono convinto che sia fondamentale l’eredità che le viti si portano dietro essendosi ormai ambientate nel proprio microterritorio”. Microterritorio o se vogliamo microzona, un concetto caro anche a Franco Biondi Santi; “È vero – ci dice Gianfranco Soldera – la produzione di Brunello per quanto riguarda le nostre aziende non è cresciuta, ha rispettato il potenziale della terra; trenta anni fa producevo quindicimila bottiglie, ed oggi ancora sono attestato su quei numeri, anzi qualcosa di meno; all’epoca la produzione totale del Brunello era di circa ottocentomila bottiglie, oggi siamo arrivati a diversi milioni di pezzi. Insieme a Biondi Santi abbiamo affidato a Mario Fregoni, ordinario di viticoltura all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, un progetto per ottenere un controllo del territorio, che sarebbe l’unico strumento per migliorare la qualità del Brunello a costo anche di ridurre le bottiglie prodotte. Preciso che questo progetto non ha nessuna intenzione di diventare una zonazione o uno strumento di valutazione dei terreni, ma solo quello di controllare la quantità e la qualità dell’uva, del mosto e del vino; lo strumento sarebbe quello delle rivelazioni dal satellite con squadre poi sul campo a verificare i dati”.

L’azienda Case Basse

 

Prima di lasciare Case Basse, uno sguardo intorno fa apprezzare oltre le vigne e gli ulivi, anche un giardino botanico, curato da Graziella, moglie di Gianfranco, che oltre a essere un posto di raro fascino e bellezza, svolge una parte decisiva per un controllo fitosanitario naturale delle uve, grazie a insetti compatibili con questa coltivazione. Questa immersione in un mondo in cui l’armonia regna, ci riporta a quanto Gianfranco Soldera persegue, ed aggiungiamo noi, ottiene, con i suoi vini: “Armonia ed eleganza”.

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