L’Avvolgibile. Trattoria popolare a Roma

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La trattoria rappresenta, o almeno dovrebbe incarnare, un po’ quel porto sicuro in cui attraccare. Insomma, non sono gradite sorprese nel piatto e possibilmente neanche nel conto.

Tempo fa in un post su Facebook, si è sviluppato un via vai di commenti ( anche e soprattutto sollecitato della sottoscritta) dove si discuteva del costo medio di un pasto in trattoria. Avevo alzato il sopracciglio perché stava passando con leggerezza il messaggio che ci sta che in trattoria si possano spendere anche cinquanta euro a persona, vini esclusi. Protagonista della discussione, suo malgrado, era la proposta de L’Avvolgibile nuova trattoria popolare di Adriano Baldassarre (già Tordo Matto) nel quartiere San Giovanni, a Roma.
Mi ero ripromessa di andarci il prima possibile perché è sempre meglio parlare con cognizione di causa (in quel caso commentavo quello che avevo letto nel post).
L’occasione è arrivata sabato a pranzo.

Partiamo dalla fine, quindi dal conto che è questo.
69 euro in tre per:
Lingua con salsa verde e uovo sodo
Insalata di polpo e patate
Bruschette al pomodoro
Carbonara
Puttanesca
Pomodoro col riso
Saltimbocca alla romana
2 bottiglie d’acqua

A me è piaciuta assai perché non ho avuto sorprese appunto. Perché se quelle nel conto sono pur disposta ad accettarle, quello nel piatto proprio no.
Se da una trattoria di cucina romana a Roma vi aspettate di trovare dei piatti realizzati senza divagazioni, centrati, onesti e soprattutto se di quella maledetta dicotomia tradizione/innovazione non ve ne può – giustamente – fregare di meno, con L’Avvolgibile avete fatto centro.

Comunque, andando al sodo.
La lingua era veramente molto buona, morbida e la salsa verde era bella spinta come tradizione vuole. Buono anche polpo e patate con il polpo tenerissimo.
Onesti e nulla da dire sui 3 primi, forse un tantino asciutto il pomodoro al riso ma a mia nonna l’avrei perdonato. E perché non perdonarlo anche a L’Avvolgibile? Che effettivamente nel piatto ma pure nell’atmosfera ricorda tantissimo la cucina di casa. Quella di mamma o ancora meglio di nonna che è sempre aperta, in cui c’è qualcosa sul fuoco a cucinare in qualunque momento della giornata e se arrivi tardi per pranzare, qualcosa da mettere sotto i denti si trova sempre. Un po’ come quei tre signori che sono arrivati verso le 14.30, non avevano prenotato e il rischio che a quell’ora la risposta fosse negativa era abbastanza alto. E invece no, il bravo cameriere l’ha accolti con un sorriso e un tavolo pronto per farli mangiare.

Continuando con i piatti, i saltimbocca erano saporiti ma non sapidi ‘che col prosciutto crudo il rischio si corre sempre, peraltro la fettina di vitella non era sottilissima ma quel tantino erta che rendeva morbido il boccone. Ovviamente la salvia nascosta sotto il crudo, faceva la sua gran bella parte aromatica immancabile in questa pietra miliare della cucina romana.

Ciliegina sulla torta con tanto di nota malinconica: le caramelle Rossana custodite in graziose scatolette di legno presenti su tutti i tavoli.

E poi sì, il prezzo. Che in trattoria è tutt’altro che secondario, ma anzi oserei dire determinante per la maggior parte delle persone che la preferiscono al ristorante.
A prescindere dal conto finale (assolutamente ragionevole) c’è da dire che chi va a L’Avvolgibile si trova a leggere un menù in cui anche se ha 15/20 euro in tasca, trova qualcosa di (molto) buono da mangiare. Esempio, il pomodoro con il riso a 5 euro, la puttanesca a 9, le bruschette a 3 e i fritti tra i due euro e mezzo e i 6, per quello misto di zucchine e fiori.

Credo che offrire tra le portate anche delle alternative ancora più “popolari” sotto il profilo economico sia un grande gesto di democrazia. Del resto, il “mangiare fuori” nei posti giusti dovrebbe essere un’attività non dico garantita ad un pubblico il più eterogeneo possibile, ma almeno permessa.

Insomma, parlando de L’Avvolgibile e riferendomi anche ad un significato di trattoria il più autentico possibile, è plausibile e necessario pensare anche ad una sorta di ricostruzione del concetto del servizio offerto. E non mi riferisco a quello fatto dai camerieri che in questo suo locale “pop” Baldassarre ha scelto con criterio: giovani, sorridenti e volenterosi.

Non basta una tovaglia a quadri, una sedia di legno e uno smeg d’annata a ricordare l’ambiente della nonna.
Serve una offerta eterogenea e popolare nella forma e nella sostanza. Serve creare il giusto clima per autorizzare il cliente a ordinare 3/4 del menù ma anche una portata e una bottiglia d’acqua senza poi, al momento del conto, portare la ricevuta con sdegno perché il totale è veramente irrisorio e “se devi spendere 15 euro, stattene a casa tua”. No, non qui.

Ecco, la trattoria dovrebbe essere concepita come una sorta di abbraccio buono e non tanto dal cliente, quanto piuttosto dal proprietario.
E al civico 56 di circonvallazione Appia, stringono forte.

Trattoria Popolare L’Avvolgibile
Circonvallazione Appia, 56
Roma
Tel 06 5069 5104

Di Valentina Venturato

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