Il #LazioPrezioso di Omina Romana

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Buona cucina e buon vino, è il paradiso sulla terra!” con questa frase di William Shakespeare tratta dall’Enrico IV siamo stati accolti nella Cantina Omina Romana dal proprietario Anton F. Börner. Siamo andati a conoscere questa bella realtà alle porte della Capitale, ai Castelli Romani dove da sempre i “cittadini” allevavano i migliori vitigni di cui portarono le barbatelle in tutto l’Impero.
Anton F. Börner è un imprenditore tedesco innamorato della storia e dell’archeologia ed è attraverso queste due scienze che è arrivato a studiare il vino. Ci ha raccontato con passione le sue scoperte e su come ha deciso di acquistare gli 80 ettari della sua tenuta vicino a Velletri, una culla tra colline verdeggianti che ha alle spalle il monte Artemisio e i monti Lepini e di fronte il mare.
Avrei potuto acquistare in Piemonte o in Toscana, ma tra i grandi del Barolo, del Barbaresco o di Montalcino, sarei stato uno dei tanti. Qui invece mi sento pioniere con un grande progetto sul vino di Roma, destinato al mondo.

Omina Romana nasce nel 2006 e la prima vendemmia è stata nel 2011. Il terreno è vulcanico con differenti stratificazioni ed è stato studiato attentamente sia da un punto di vista geologico che agronomico dalle dell’Università di Geisenheim e della Facoltà di Agraria ed Enologia di Firenze. Il sogno enologico di Anton F. Börner si basa sulla ricerca del genius loci, dell’eccellenza qualitativa e quindi aveva bisogno di appurare se la sua tenuta sarebbe stata in grado di produrre ciò a cui ambiva.

Attualmente gli ettari vitati sono 60, per ogni appezzamento sono state scelti i vitigni che potenzialmente avrebbero espresso al meglio le loro qualità. Ed eccoli lì ora, i filari disposti in maniera perfetta, quasi maniacale, disegnando linee parallele sui dolci pendii verso il mare: i bianchi posizionati per prendere maggiore escursione termica ed i rossi per avere l’esposizione più adatta. Ci ha accompagnato tra i vigneti l’agronoma argentina Paula Pacheco, responsabile anche della gestione tecnica dell’azienda. Ci ha mostrato con orgoglio i diversi vitigni, le potature ed anche degli innesti eseguiti un anno fa e già rigogliosi. Tutta l’azienda ha una tecnologia estremamente avanzata come la centralina meteorologica che aiuta ad anticipare eventuali problemi. Passione, rigore e scienza applicata servono per ottenere un ecosistema in equilibrio e ricco di biodiversità, così ci racconta l’agronoma che ha il piglio di una scienziata e la dedizione di un’innamorata del suo lavoro.
In vigna lavorano in maniera stabile 25 collaboratori esperti, formati direttamente da ÔMINA ROMANA: ognuno di loro conosce il territorio e sa riconoscere vento, microclima e come seguire il comportamento dei vitigni nelle varie parcelle aziendali. Come dice Katharina Börner figlia del proprietario, “Tutt’uno con ogni grappolo: così sono i nostri collaboratori nella vigna e nella tenuta.”

In cantina siamo stati accompagnati dall’enologo Simone Sarnà,che è affiancato dal noto consulente enologo Claudio Gori, per la scelta delle tecnologie più innovative e sostenibili. Ci ha narrato il delicato momento della vendemmia, dopo dieci minuti le uve sono in cantina e vengono selezionate accuratamente. Anche qui i sistemi tecnologici sono all’avanguardia. I serbatoi da 25 hl a 75 hl sono in acciaio inox termo-condizionati e sono provvisti di un impianto di azoto per proteggere il vino nelle varie fasi di vinificazione. Sono presenti tre tini troncoconici in legno di rovere per la fermentazione delle varietà delle linee top di gamma, due particolari vinificatori “Ganimede” che permettono una estrazione particolare delle sostanze polifenoliche delle uve rosse e 4 vinificatori “extravelvet” recentemente brevettati dalla Università di Firenze per estrarre in maniera selettiva i tannini più morbidi presenti nell’uva.
Nella barricaia si trovano ad oggi 450 barrique di Allier con diverse tostature, realizzate da quattro delle più note e qualitative tonellerie francesi: Nadalié, Cadus, Taransaud e Vicar, e per la linea Ars Magna vengono utilizzate esclusivamente barrique nuove. I vitigni utilizzati sono per il 60% di varietà rosse tra cui: Cabernet sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Cesanese, ed il restante 40% di uve bianche quali Chardonnay, Viognier e Bellone.
Il termine latino ÔMINA, che significa “buoni presagi”, a cui è stato aggiunto “ROMANA” in omaggio alla storia antica. Anche i nomi dei vini si ispirano alle divinità agresti dell’antica Roma, e per questo oltre alla selezione premium Ars Magna, troviamo al top della gamma il Giano bifronte Janus Geminus I e Ceres Anesidora I, dea materna della terra e dei raccolti.

Infine anche il logo dell’azienda, la fenice, porta con sé un significato ricco di storia: l’uccello di fuoco, che rinasce dalle sue ceneri a una nuova vita, è metafora del ciclo naturale della vite e rappresenta il desiderio di rinascita dei vini di qualità della regione. Un simbolo internazionale per molte culture, poiché anche secondo il Feng Shui cinese e la cultura giapponese, la fenice rappresentata da un’aquila infuocata con piume dorate annuncia l’arrivo di una nuova era.

Di Cristiana Curri

ÔMINA ROMANA
Via Fontana Parata, 75
00049 Velletri (Rm)
www.ominaromana.com

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