Riecine, eccellenza del Chianti Classico

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Riecine

Riecine era diversa. Riecine è diversa. Una peculiarità del Chianti Classico posta a oltre cinquecento metri di altitudine sopra Gaiole. Nasce nel 1971 da un innamoramento istantaneo del suo primo proprietario, John Dunkley con la moglie Palmina. Subito punta sul sangiovese in purezza, in un’epoca che prevedeva anche l’uso di uve bianche, insomma un supertuscan ante litteram che però non ha mai puntato sulla potenza quanto piuttosto sull’eleganza con la grande dinamica data da questa uva. Nel 1991 entra in azienda l’attuale enologo Sean O’Callaghan, allora ventiseienne, che sorridendo racconta di essere stato scelto solo perché parlava inglese, sua lingua madre. Anche lui cade nella rete di Riecine che gli sollecita un innamoramento profondo.

L’azienda passa di mano dal primo straniero, al secondo e al terzo, tutti irretiti dal luogo e dal suo vino. Negli anni Sean è riuscito a esprimere nel vino la lingua di Riecine fatta di finezza, profondità e grande bevibilità, espressa tutta dall’uva sangiovese e dalla sua capacità di leggere i vigneti: all’inizio solo due ettari, oggi ventuno, tutti nel comune di Gaiole ma in luoghi diversi, specialmente dal punto di vista pedologico. Col suo italiano ottimo e ancora intrigantemente british racconta il suo modo di interagire con i campi: sono i dettami dell’agricoltura biologia con supporto di pratiche biodinamiche come il corno letame, e un’attenzione particolare a non modificare l’ambiente, mantenendo per esempio le erbe in campo. “Non si fa vendemmia verde ma venti giorni prima della raccolta si preleva una parte dei grappoli che vengono destinati al rosé mentre gli altri beneficiano dell’ultima parte del processo vegetativo”, spiega Sean.

In cantina l’uva è pigiata con i piedi e posta a fermentare in macerazione in vasche in cemento non trattato e poi dopo la svinatura la massa matura in cemento, tonneau o botti grandi. Il team aziendale comprende da tre anni Amandine Zeman, responsabile marketing e vendite, da meno di un anno di Alessandro Campatelli, direttore generale. Ci hanno accolto tutti e tre insieme all’Hotel De Russie a Roma e sorridenti ci hanno portato virtualmente in viaggio a Riecine: primo vino il Rosé for Jasper, vino fresco, leggero, dal profumo polposo di rose e agrumi, chiaro e di grande beva. Poi il Chianti Classico 2014, prima referenza proposta dall’azienda dal 1971, l’espressione storica, è vitale, elegante, nitido e molto articolato, si fa già veramente beve ma palesa il suo grande potenziale; quindi il Recine di Riecine 2012, un Toscana Igt che oggi rappresenta l’eredità aziendale poiché proviene proprio da quella prima vigna (descrizione in basso); quindi La Gioia, frutto delle vigne che danno le partite più strutturate, è denso, elegante, avvolgente e invitante nel suo millesimo 2012, ultimo uscito. Poi siamo passati all’emozione pura quando i calici hanno ospitato La Gioia 1996, con le sue finissime note evolutive e la sua tensione gustativa ancora giovane, in un contesto potente ed elegante.

 

Riecine di Riecine 2012

Toscana Igt

13,5% vol

Finezza e beva gioiosa, di un grande vino di territorio. Nel calice è rosso rubino luminoso e al naso è ricco di frutto di grande eleganza nel declinare amarena, ciliegia, mirtillo maturo, agrumi dolci, avvolti da petali di rosa con una delicata e seducente speziatura di noce moscata, patchouli, vaniglia, radice di liquirizia, ginepro tutti percorsi da respiri vitali di macchia mediterranea e da toni soffici di pane e pandolce. Fresco, gentile, dinamico, di grande bevibilità e grazia, ha un tannino setoso che sostiene in lunghezza il vino proponendo il frutto speziato. Veramente buono, è destinato a durare e a dare emozioni.

 

Francesco D’Agostino

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enrico pozza

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Riecine, eccellenza del Chianti Classico
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Riecine, eccellenza del Chianti Classico
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Riecine era diversa. Riecine è diversa. Una peculiarità del Chianti Classico posta a oltre cinquecento metri di altitudine sopra Gaiole. Nasce nel 1971 da un innamoramento istantaneo del suo primo proprietario, John Dunkley con la moglie Palmina. Subito punta sul sangiovese in purezza, in un’epoca che prevedeva anche l’uso di uve bianche, insomma un supertuscan ante litteram, Nel 1991 entra in azienda l’attuale enologo Sean O’Callaghan, che racconta di essere stato scelto solo perché parlava inglese, sua lingua madre. Anche lui cade nella rete di Riecine che gli sollecita un innamoramento profondo. Il team aziendale comprende da tre anni Amandine Zeman, responsabile marketing e vendite, da meno di un anno di Alessandro Campatelli, direttore generale. Ci hanno accolto tutti e tre insieme all’Hotel De Russie a Roma e sorridenti ci hanno portato virtualmente in viaggio a Riecine. L’azienda passa di mano dal primo straniero, al secondo e al terzo, tutti irretiti dal luogo e dal suo vino. Negli anni Sean è riuscito a esprimere nel vino la lingua di Riecine fatta di finezza, profondità e grande bevibilità.
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